Recensione The Dirt

Rock e esagerazioni made in Netflix
Roberto Vicario Di Roberto Vicario(2 aprile 2019)

Guardando The Dirt:Motley Crue, viene da pensare che il film rappresenti una sorta di anti-Bohemian Rhapsody. Un film che prende tutto quello che è stato criticato nel film dedicato ai Queen, e lo ribalta.

In realtà, nel film che racconta la storia di una delle band che negli anni ‘80 ha rappresentato l’eccellenza del glam rock, c’è molto di più. Jeff Tremaine (tra gli autori di Jackass) ci offre una visione a tratti inedita delle biopic a sfondo musicale, che pur non essendo esente da difetti, riesce a trasmettere allo spettatore una chiara immagine di quello che i Motley Crue sono stati e hanno rappresentato nel panorama musicale, e non solo, di quegli anni.

La storia racconta alti e bassi della band, partendo da molto lontano, quando nel 1973 Frank Cartlon Feranna Jr. decide di abbandonare la madre e, una volta adulto, trasferirsi a Los Angeles. Dopo avere tentato, invano, di contattare il suo vero padre, prende una decisione fondamentale per la sua vita, cambiando nome in Nikki Sixx (interpretato da Douglas Booth) e dando un taglio netto al suo passato.

Presto incontrerà Tommy Lee (Machine Gun Kelly), batterista di famiglia benestante ma amante del rock e dal talento cristallino. Attraverso l’annuncio su un giornale i due incontrano Mick Mars (Iwan Rheon), chitarrista più anziano di loro e affetto da una malattia invalidante (ma che non gli impedirà di “tirare giù palazzetti” con i suoi assoli di chitarra). Al gruppo manca un cantante e, grazie a Tommy, conosce Vince Neil che, fino a quel momento, faceva il frontman di una cover band chiamata Rock Candy.

Il gruppo è così formato, ma manca un nome. Dopo una serie di proposte viene scelto anche quello: si chiameranno Motley Crue. Da quel preciso momento inizia la scalata al successo: prima i locali rock più famosi di L.A., poi l’incontro con la Elektra Records e la scalata ai vertici delle classifiche mondiali.

The Dirt - Immagine 1

In linea con quello che altre biopic di genere hanno fatto - compresa la più recente e famosa sui Queen -  The Dirt sfrutta una sceneggiatura che racconta l’ascesa, le difficoltà e la risalita di una band che ha sempre vissuto di eccessi.

Eccessi, per l’appunto, che non sono mai stati camuffati, nascosti o lasciati semplicemente intendere. The Dirt è un film provocatorio, volgare, assolutamente sopra le righe. Le vicende vengono raccontate davvero a tempo di Rock, con un ritmo serratissimo e passaggi da una situazione all’altra con assolutamente disinvoltura .

Droga, sesso, assurdità di ogni genere e persino un bellissimo (probabilmente il miglior momento del film) cammeo di Ozzy Osbourne, interpretato da un credibile Tony Cavalero. La sceneggiatura di The Dirt sembra voler lanciare frecciatine al film dedicato alla band inglese, raccontando con disinvoltura - forse un po’ troppo edulcorata in alcuni casi - la vita non solo del gruppo, ma di ogni singolo membro che qui gode, a spanne, dello stesso minutaggio su schermo.

The Dirt diverte, non c’è dubbio. Porta lo spettatore su una giostra che difficilmente annoia, ma al contrario riesce ad esaltare in più di un momento. Oltre alla completa follia dei quattro, il film rompe spesso la quarta parete con i membri del gruppo che parlano direttamente allo spettatore, spesso dicendo che le cose non erano andate esattamente come il pubblico le sta vendendo (come per la storia del manager), oppure per far saltare delle parti che per loro risultano noiose per il pubblico (ad esempio, il periodo della riabilitazione per pulirsi dalla droga). Un altro momento assolutamente esaltante della pellicola, che mostra il piglio azzardato e originale della regia, è quello che ci fa vivere con una visuale in soggettiva una folle giornata di tour.

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Questo è il tenore che mantiene il film per (quasi) tutta la durata, e se da una parte rappresenta  il suo più grande pregio, dall’altro porge il fianco a qualche debolezza particolare. La prima è la totale mancanza di un vero senso di drammaticità. Su tutti, aspetti come la dipendenza da eroina di Nikki che l’ha portato vicino alla morte, la malattia della figlia di Vince e la vita sentimentale di Tommy, vengono affrontati forse con troppa superficialità risultando meno efficaci di quello che probabilmente era l’intento dello script. 

Infine, anche The Dirt, in alcuni momenti lascia quasi sullo sfondo la parte musicale (la posizione strategica dei pezzi del gruppo nei momenti salienti del film, è l’unica eccezione) concentrandosi su delle figure che, per quanto per la maggior parte del tempo risultino credibili, in qualche situazione scivolano un po’ nella parodia. In questo senso, The Dirt è più vicino a Bohemian Rhapsody piuttosto che al film dei The Doors con protagonista Val Kilmer, giusto per fare un esempio.

The Dirt
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Al netto di qualche difetto, The Dirt rimane un film godibilissimo, divertente e irriverente; supportato, in maniera attiva dallo stesso gruppo dei Motley Crue che oltre a figurare come produttori, hanno preso parte come consulenti alla sceneggiatura (tratta dalla biografia cartacea). Se avete voglia di un po’ di Rock’n’Roll onesto e adrenalinico, questo film lo incarna alla perfezione.

The Dirt

The Dirt Cover
  • Regia: Jeff Tremaine
  • Produzione: 10th Street Entertainment, Focus Features, LBI Entertainment, Netflix
  • Nazionalità: USA
  • Distributore: Netflix
  • Sceneggiatura: Amanda Adelson, Tom Kapinos, Rich Wilkes
  • Genere: Biografico
  • Data di uscita: 22 marzo 2019
  • Cast: Douglas Booth, Iwan Rheon, Colson Baker, Daniel Webber, Pete Davidson, Leven Rambin
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