Recensione Superbike 2000

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (18 febbraio 2000)
Il livello simulativo può comunque essere variato agendo sui parametri di gioco, i classici aiuti sia nelle frenate che nelle traiettorie o nell’aderenza più o meno reale, e comunque a livelli graduali così che sempre gradualmente si potrà apprendere ogni tecnica di guida. La confidenza della moto va maturata necessariamente passando per i vari stadi intermedi visto che, giocando al massimo livello simulativo, la guida risulta tanto ostica e difficoltosa da far patire anche i campioni dell’originale Superbike (memorabile la figuraccia rimediata dal prode Lorenzo “Kant” Antonelli in agonia con un joystick difettoso e sotto gli occhi interdetti dell’illuminante Farina, in quel degli uffici Milestone). Tuttavia poter capire l’errore commesso riesce ad amplificare la sfida a dispetto della frustrazione che mai fa capolino nei meandri inconsci del cervello fluttuante del giocatore. Si raccomanda comunque una periferica adatta, senza la quale il controllo può risultare problematico. Un buon joypad è allora d’obbligo lasciando stare nella maniera più assoluta sia la tastiera che il joystick
Superbike 2000 - Immagine 2
Una caduta multipla, purtroppo prendere confidenza col mezzo non è impresa facile
Il terzo livello simulativo è dato dalla rappresentazione grafica, il modo in cui tutto questo ben di Dio viene posto sui vostri monitor. Molti di voi ricorderanno di Superbike modelli un tantino spigolosi, anche se il motore era nel complesso solido ed efficace. Chiunque si sarebbe aspettato un potenziamento dell’originale engine, ma la cocciutaggine di Farina ha fatto in modo che tutto il codice venisse riscritto da capo. Ci ritroviamo di fronte a un apparato grafico senza precedenti, il più alto esponente del fotorealismo. Le texture hanno un dettaglio ed una profondità assolutamente incredibile, ed ogni moto può contare su tutti i veri sponsor che riempiono la carena. La moto, a sua volta, è costruita con un improbabile numero di poligoni tale da rendere perfettamente visibili anche i dischi dei freni. I cerchi delle ruote non sono delle texture ma dei poligoni indipendenti, così come il cruscotto può contare su acceleratore e freni che si muovono realmente, dettaglio questo riscontrabile nella visuale in soggettiva. Per non parlare dei piloti: le tute sono state riprodotte fedelmente ma quello che più stupisce è il dettaglio dei volti che appaiono dalla visiera del casco e differenti per ogni pilota. La pista è stata costruita facendo uso di una moltitudine di servizi fotografici che potessero fornire anche il più piccolo particolare, compresa la vegetazione. Il bad clipping è inesistente e l’orizzonte visivo si estende per chilometri interi. Il tutto scorre fluido anche se, in alcune fasi, i rallentamenti si fanno evidenti disturbando un poco l’azione di gioco. La mole di lavoro è enorme ed è naturale che alcune incertezze saltino fuori. Tante sono le chicche che in ogni momento lasciano stupito il giocatore incredulo: anche le più banali delle cose, come asfalto o cordoli, sono realizzate in maniera tutt’altro che ordinaria, arricchite da una magnificenza estetica che fanno dei grafici di Superbike 2000 dei veri artisti. E la tecnica accompagna sapientemente il gusto, come testimoniano le animazioni dei piloti, create con la tecnica del Motion Captutre, che lasciano letteralmente di stucco. L’analisi tecnica termina con una valutazione positiva anche per il comparto audio, che si avvale dei protocolli di audio 3D posizionale EAX e Aureal 3D
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