Recensione Spirit of Speed

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (18 febbraio 2000)
La Hasbro cerca continuamente soluzioni per occupare il tempo che scandisce l'attesa dell'ormai imminente e già decantato (dai feticisti di Crammond) GP3. Dopo l'uscita del suo ottimo lavoro a due ruote, GP500, inzuppato sapientemente in un mix di arcade e simulazione, si getta sulla scia lasciata, pur molto tempo addietro, dal capolavoro comunemente accettato e da tutti conosciuto come Gran Prix Legend. Spirit of Speed comunque non ha molto da spartire con GPL, e per la collocazione spazio-temporale delle competizioni, ambientate negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, e per il modello simulativo ricreato. GPL infatti trovò fortuna proprio nel realismo che era in grado di riprodurre, con quelle sue macchine a forma di siluri, decisamente inguidabili, brusche e nervose, indomabili da un novellino alle prime esperienze con giochi di guida e ugualmente impegnative per chi si cibava solo di quattro ruote
Spirit of Speed - Immagine 1
Questa è la schermata di selezione del mezzo, da cui inoltre si ha l'accesso a tutte le opzioni presenti.
Affilare due giri in sequenza senza uscire di strada, senza rigirarsi a 360 gradi o senza farsi prendere la mano dalla quantità abominevole di cavalli di cui quei mezzi disponevano, era pressochè impossibile. Al contrario, qui, con Spirit of Speed, solo la forma di auto e gare retrò è stata trasportata in texture e poligoni: leggi fisiche particolarmente veritiere non se ne vedranno, sarà estremamente semplice condurre il macinino al traguardo, se non addirittura al successo finale in campionato. Quasi l'opposto del capolavoro Papyrus in quanto sostanza, ma degno dei prodotti recenti in quanto a forma esteriore. La presentazione, alquanto suggestiva, con una lieve vena umoristica che le immagini del passato leggermente accelerate sanno ricreare, introduce direttamente, senza particolari fronzoli, alla schermata principale. L'interfaccia grafica dinanzi a cui ci troveremo sarà, a mio avviso, estremamente gradevole, user friendly ed estremamente funzionale alla configurazione del tutto
Le modalità di gioco le più comuni per un gioco di guida: gara singola, campionato e scenario, in cui impersoneremo un dato pilota in una data situazione realmente accaduta anni orsono, a più o meno fedele riproduzione di quel mondo motoristico. Il parco auto annovera quindici modelli, tutti differenti in quanto a prestazioni tecniche e guidabilità pura, da condurre su nove circuiti del tempo. Marche quali Alfa Romeo, Bugatti, Mercedes e Maserati (ciascuna casa automobilistica presenta più modelli) saranno presenti sui famosi circuiti di Monza (con la "vera" parabolica), il sempreverde Donington, l'ovale di Avus con curva parabolica di ben 43 gradi d'inclinazione e 12 metri d'altezza, l'inglese Brookland e il cittadino e tortuoso Pau in Francia. Immediatezza di gioco e di configurazione dell'insieme è stata la parola d'ordine che hanno voluto utilizzare i programmatori. Dimenticatevi infatti assetti millimetrici e regolazioni maniacali che avevano complicato le cose in GPL. L'unica scelta a noi rimessa è quella dei rapporti delle marce (automatico o manuale)
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