Recensione Robin Hood - L'origine della leggenda

Il Robin Hood Steampunk non centra il bersaglio
Livio Ricciardelli Di Livio Ricciardelli(20 novembre 2018)

Il dibattito su cosa sia il cinema (ad oltre cent’anni dalla sua nascita) e su quale elemento tra i tanti prevalga nella sua definizione, è ancora aperto e vede sul tavolo differenti interpretazioni. C’è chi sostiene che debba necessariamente prevalere l’elemento artistico, chi invece sottolinea quanto debba mantenersi forte un certo elemento di spettacolarità. Senza impantanarsi in diatribe ideologiche dalla così difficile risoluzione, possiamo limitarci ad osservare il presente per com’è. E nella lettura di questa contemporaneità non possiamo che osservare come dalle parti del sistema industriale di marca Hollywoodiana, l’elemento principale per la realizzazione di un film sia senz’altro quello dell’intrattenimento.

L’ultimo caso di questa impostazione cinematografica è questo Robin Hood – L’origine della leggenda, di Otto Bathurst e ci permettiamo di dire che è un caso perfetto, quasi un idealtipo di natura weberiana di cosa sia il cinema oggidì: in questa pellicola infatti non ci sono soltanto inseguimenti, duelli, colpi di scena e tutti quegli elementi fondamentali per privare la trama di qualsiasi elemento di introspezione, ma abbiamo anche di fronte una storia trita e ritrita. Una vicenda (quella dell’eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri) vista un centinaio di volte sul grande schermo.

Se infatti la versione in carne ed ossa più celebre legata all’arciere di Sherwood è quella del 1938 targata Michael Curtiz (regista di Casablanca) con Errol Flynn nella parte del protagonista e Claude Rains (imperdibile) in quella del Principe Giovanni, quella più vicina all’idem sentire è senz’altro quella dei primi anni ’70 targata Disney e con personaggi antropomorfi (Robin era una lucida volpe) nella parte dei protagonisti della vicenda. Per non parlare poi di quella di inizio anni ’90, con Kevin Costner (fresco dell’Oscar per Balla coi Lupi) nella parte del protagonista.

Di recente invece (correva l’anno 2010) addirittura il britannico Ridley Scott realizzò una versione di Robin Hood, col suo attore feticcio Russell Crowe nella parte del protagonista. Un tentativo di fornire elementi di originalità ad una storia ben conosciuta (addirittura qualcuno della critica definì il Robin Hood di Scott come il prototipo del “leghista”) ma che in realtà si inseriva nello stesso solco di cui sopra: servono incassi, servono duelli, non servono nuove idee. E su questa scia si inserisce anche l’ultima versione firmata da Bathurst.

In un’ottica di sottogenere: riproporre la storia di Robin in chiave steampunk, ancora più action e con un protagonista ancora più giovane. Per un prodotto, ancor di più, formato teenager. La scelta del regista e dei produttori, in questo caso, (tra cui Leonardo DiCaprio) è stata quella di iniziare le avventure di Robin (un ingessato Taron Egerton) dalla sua esperienza di cavaliere crociato. Qui in Terra Santa conoscerà (dopo numerosi alterchi) il moro "John" (interpretato da Jamie Foxx) con cui riuscirà a tornare a Nottingham.

Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 1

Qui però non trova (come nelle vicende più note) un principe usurpatore, ma un futuro distopico: una città divisa in classi in cui alle rigide linee orizzontali dell'urbanistica cittadina si unisce il degrado delle miniere, dove vivono gli sfruttati e sopratutto le vittime delle angherie fiscali dello Sceriffo di Nottingham, desideroso di incassare tutti quei quattrini per un sofisticato disegno geopolitico che non anticipiamo per salvaguardare la suspance.

La chiave, dunque, fumettistica (citata sopratutto nei titoli di coda) e l'elemento futuristico di una società che a tratti sembra la Metropolis di Fritz Lang, a tratti una dittatura qualsiasi, fai il paio con una narrazione ed una sceneggiatura soltanto abbozzata ed in cui i duelli e i lanci di frecce tolgono gran parte dello spazio a qualsiasi ipotesi di approfondimento.

Anche la scelta del cast su questo fronte non aiuta. Lo sceriffo è un poco credibile Ben Mendelsohn, ormai un villain professionista tra Rogue One e Ready Player One di Spielberg, e Marian (che attenzione: non ha nessuna parentela col Re d'Inghilterra, mai coinvolto nella vicenda, ma è una semplice popolana promessa a Robin che però cambia idea durante la di lui trasferta in Terra Santa) è interpretata da un'ancor meno credibile Eve Hewson. Come poi il personaggio di John sia interpretato (pur essendo formalmente un personaggio arabo) da un attore che parla un inglese quasi di marca shakesperiana, risulta un vero mistero. La presenza, infine, del Premio Oscar F. Murray Abraham nel ruolo del terribile Cardinale, rende le pellicola ancora meno credibile e inseribile in quella branca del cinema di Renzo Martinelli che va da  "Il mercante di pietre" con Harvey Keitel a "11 Settembre 1683".

Da questo punto di vista si può considerare l'opera prima cinematografica di Bathurst come un'opera monca. O meglio: come un'opera delle contraddizioni, in cui si da vita ad un elaborato e (nei desiderata degli autori) sofisticato lavoro scenografico e di rielaborazione storica (Robin che gira in tuta, lo sceriffo che indossa una non troppo ricercata giacca ben visibile in qualsiasi ufficio comunale moderno) quasi da film per adulti, con una storia che in realtà non distingue questa pellicola dai tanti polpettoni sui personaggi storici tanto in voga di questi tempi.

Robin Hood - L'origine della leggenda
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212983
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212982
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212981
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212980
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212979
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212978
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 212977
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 210718
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 210717
Robin Hood - L'origine della leggenda - Immagine 210716

Il finale del film (a onor del vero un tantino affrettato) lascia pressupporre una narrazione aperta a favore di un potenziale secondo capitolo del film. Per paradosso, sembra questa l'unica via di fuga del regista, che ha realizzato un'opera tanto anomala quanto commerciale allo stesso tempo da poterne uscirne fuori soltanto con l'elaborazione di un coraggioso e probabilmente disperato tentativo di ideare un nuovo genere cinematografico. Tutto, sulla leggenda di Robin Hood. A chi possa poi sinceramente interessare questa saga (potenzialmente senza pubblico) non è ancora dato sapere.

Robin Hood - L'origine della leggenda

Robin Hood - L'origine della leggenda Cover
  • Titolo Originale: Robin Hood
  • Regia: Otto Bathurst
  • Produzione: Lionsgate
  • Genere: Avventura
  • Sito ufficiale
  • Data di uscita: 22 novembre 2018
  • Cast: Taron Egerton, Jamie Foxx, Jamie Dornan, Paul Anderson, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Tim Minchin, Nasser Memarzia, Declan Hannigan, Roderick Hill, Yasen Atour
Empire
Le Terrificanti Avventure di Sabrina

2

Le Terrificanti Avventure di Sabrina

Bentornata Sabrina! Più horror, più latino ma soprattutto... più Satana

Netflix

1

Netflix

Siete di nuovi su Netflix? Eccovi qualche consiglio..

Sharp Objects

1

Sharp Objects

Due omicidi, una giornalista tormentata e una tranquilla vita di provincia...

Empire
Moschettieri del Re - La penultima missione
Moschettieri del Re - La penultima missione

Uno per tutti, ma non tutti per il film

Ralph Spacca Internet
Ralph Spacca Internet

Ralph e Vanellope sono tornati, e stavolta mettono a soqquadro il web!

Vice - L'uomo nell'ombra

1

Vice - L'uomo nell'ombra

Storia di Dick Cheney, il vice presidente che ha cambiato l'America

Bumblebee
Bumblebee

Robottoni, buoni sentimenti e i mitici anni '80. Cosa si può volere di più?

Il Ritorno di Mary Poppins

4

Il Ritorno di Mary Poppins

Dopo ben 54 anni arriva il sequel del classico Disney