Recensione NeverDead

Dopo averci giocato vi sentirete davvero a pezzi.
Massimiliano PacchianoDi Massimiliano Pacchiano (9 febbraio 2012)
Oriente ed occidente si scontrano in NeverDead. Sempre più spesso vediamo famosi franchise giapponesi affidati a sviluppatori occidentali, come Castlevania, Dead Rising o Silent Hill. ma stavolta la musica è diversa: NeverdDead è un titolo totalmente nuovo che unisce gli sforzi di designer giapponesi e sviluppatori anglosassoni. Il gioco è infatti diretto da Shinta Nojiri, veterano del team Kojima Productions, e ciò si riflette tanto nel character design quanto nella bizzarria della trama, delle situazioni, degli avversari e dei protagonisti. La tecnologia è invece tutta occidentale, ed al timone dei comandi abbiamo i Rebellion. A dir la verità tale team non vanta curriculum particolarmente prestigioso, in quanto responsabile di una serie di porting dignitosi e del primissimo Aliens vs Predator, ma anche di alcuni shooter tutt'altro che esaltanti come Judge Dredd vs Death o l'ignominioso Rogue Warrior.
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NeverDead ci mette nei panni di Bryce Boltzmann, burbero ed immortale cacciatore di demoni che però si fa sottomettere sistematicamente dalla sua diretta superiore Arcadia Maximille, la quale lo costringe ad ogni genere di tortura psicofisica in nome di una fantomatica paga che non arriva mai. Questo rapporto tra i due protagonisti ricalca un po' lo stereotipo della commedia animata giapponese, dove il maschio sottomesso deve sopportare i capricci della controparte femminile nella speranza di un qualche tipo di ricompensa, che ovviamente non si concretizzerà fintanto che il protagonista mancherà di risolutezza e decisione. I due si muovono in ambientazioni urbane e barocche, devastate dalla presenza di bizzarri demoni che tuttavia fanno meno danni del nostro Bryce quando tenta di sconfiggerli, esattamente come accadeva nei film dei Ghostbusters. Inoltre mentre avanzeremo nel gioco, alcuni flashback ci faranno scoprire le lontane origini del personaggio ed il perché della sua immortalità.

Ma passiamo al gioco vero e proprio: NeverDead è fondamentalmente uno shooter in terza persona con diversi tocchi originali; il nostro immortale protagonista verrà spesso smembrato dai nemici, e ciò significa che le due armi da fuoco imbracciate potranno venir smarrite in ogni momento rendendolo quasi inerme, che sarà costretto a saltellare o strisciare in giro in assenza delle sue gambe, o ancora che dovremo far rotolare la sua testa in giro per le aree di gioco. La priorità in questi casi è di riagganciare i pezzi perduti utilizzando il tasto di schivata/rotolata al di sopra di essi, ma tali pezzi potranno anche essere ingurgitati da alcune fastidiose creature sferiformi, che dovremo uccidere per poter riprenderci il maltolto. Inutile dire che se tali pallozze deambulanti ci mangeranno la testa e non riusciremo a liberarci (premendo il salto al momento giusto) sarà “game over” in quanto la capoccia di Bryce verrà digerita in eterno dalla creatura.
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L'enfasi di NeverDead è posta sullo sparare ai nemici in aree più o meno circoscritte, distruggere le “piante” che li generano e progredire tra esplorazione piuttosto lineare, qualche enigma molto semplice e gli immancabili boss. Oltre ad utilizzare le armi da fuoco, potremo anche tirar fuori una spada retrattile e fare a fettine i demoniacci, alcuni dei quali sono persino invulnerabili ai proiettili. C'è molta enfasi sulla distruttibilità degli ambienti: pareti, colonne, soffitti e statue sono quasi tutti propensi a crollare ed è utile cercare di farli cadere addosso ai nemici per sconfiggerli più in fretta. Il problema di questo sistema di gioco è che il gunplay non è ben realizzato: le armi restituiscono una scarsa sensazione di potenza ed a parità di potenziamenti (è possibile upgradare le caratteristiche di Bryce da un apposito menu grazie a dei punti XP) sembrano il metodo meno efficace di uccidere i nemici: la lama, le macerie e gli elementi esplosivi sono molto più potenti, riuscendo spesso a far fuori gli avversari comuni anche in un sol colpo. Come se non bastasse, la telecamera è mal gestita, e quando ci si trova al chiuso (quindi per un buon 80% del gioco)  le sparatorie sono minate da un fastidioso ravvicinamento forzato dell'inquadratura a causa delle pareti, e nei corridoi più stretti orientarsi è un inferno, soprattutto se ci sono scontri in corso.

Le fasi di combattimento sono inframmezzate da una blanda esplorazione e qualche semplicissimo enigma, che in genere si risolve nel doversi auto-smembrare e far rotolare la testa in qualche angusto anfratto; dal secondo livello in poi potremo anche far staccare volontariamente le braccia o il testone di Bryce e farglielo lanciare in direzione di qualche bonus da raccogliere, nemico, pertugio o punto rialzato da raggiungere. Alcune di queste fasi ricordano un po' i vecchi giochi “del far girare le palle” come Marble Madness o QueDex. Oltre a tutto ciò, dovremo anche stare con gli occhi bene aperti ed evitare che Arcadia si faccia accoppare dai demoni: innanzitutto dovremo cercare di non lasciarla troppo in balia dei nemici, e se proprio dovesse cadere in battaglia dovremo sbrigarci a raggiungerla e resuscitarla prima dello scadere del tempo. Altri elementi di gameplay comprendono la possibilità di elettrificarsi o infuocarsi (se acquisteremo determinati potenziamenti potremo anche sfruttare tali condizioni momentanee per infliggere danni maggiori con la spada o con le pallottole) e la possibilità di rigenerare tutti gli arti perduti, ma solo se avremo un certo indicatore pieno e terremo premuto un determinato tasto per circa 2 secondi.
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NeverDead

Disponibile per: PS3 , Xbox 360
NeverDead PS3 Cover
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