Recensione Necropolis - La Città dei Morti

“Così sopra, come sotto..”
Simone Rampazzi Di Simone Rampazzi(11 settembre 2014)
Una regola alchemica, e le sue mille trasposizioni, segnano ormai la fantasia esoterica di molti appassionati di storie, tra mito e realtà, che coinvolgono nel loro cosmo nomi noti e importanti, tra cui il famoso alchimista Nicolas Flamel.

Vi starete quindi domandando, giustamente, come possano entrare in comunione storie di miti sulla Pietra Filosofale ed il nuovo lavoro di John Erick Dowdle, titolato “Necropolis - La Città dei Morti”. Ebbene, come anche una locandina del film sembra suggerire (in maniera non del tutto velata) la storia della pellicola viaggia perfettamente sul filo di una ricerca interiore, che si insidia nella profondità “duale” della psiche umana ed affonda i suoi artigli nella parte più intima di ognuno di noi, dove soprattutto si annidano, insidiose, le nostre paure e le nostre situazioni irrisolte.
Necropolis - La Città dei Morti - Immagine 1

Un adventure ride un po' horror

Sapevamo che molte città celavano al loro interno segreti storici di tutto rispetto, dato che Dan Brown ed affini sono riusciti a trasmettere a molti il gusto della ricerca, ma la Parigi mostrata da Dowdle è molto più apocrifa, claustrofobica e legata a doppio filo ad un mondo sotterraneo, fatto di cunicoli tutti simili tra loro, che ricrea l'ambiente ideale per turbare la mente dell'uomo con “ciò che si cela dietro l'ombra” o, sarebbe meglio dire, ciò che non si conosce.

Scarlett, una studentessa estremamente dotata, è la protagonista ed il fulcro a cui girano intorno tutti gli eventi. Segue le orme del padre scomparso tempo addietro e cerca, in tutti i modi, di districare la matassa dietro alle leggende di cui vi abbiamo dato un assaggio poc'anzi e che vedono, come protagonisti, il mondo alchemico e Nicolas Flamel. Una serie di circostanze infatti, portano la ragazza ad intuire che all'interno dell'universo intricato di catacombe sotto Parigi possa nascondersi il segreto della vita eterna, ovvero la Pietra Filosofale tanto decantata dal cittadino parigino.
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Il problema, c'è né sempre uno dietro l'angolo, è quello di raggiungere tale camera segreta, visto che (chiaramente) non sembra esserci una via conosciuta, o segnata, da qualsivoglia mappa disponibile nei migliori centri di guide turistiche. Il reperimento quindi delle informazioni, della squadra di spedizione e degli indizi indispensabili alla scoperta di tale luogo segreto viene scritto, nella sceneggiatura dei fratelli Dowdle, come un susseguirsi di eventi molto simili ad una pellicola investigativo/storica, con tanto di battute azzeccate, indovinelli in sanscrito e deduzioni geniali che solo un Indiana Jones poteva trarre, fino a qualche anno fa, grazie al suo taccuino ricco di appunti.

Il tutto fa quasi credere, allo spettatore, di aver sbagliato sala o di aver male interpretato la trama del film. Ma quando il gruppo di avventurieri comincia ad esplorare le catacombe, ecco che inizia ad insidiarsi, piano piano, la percezione che “qualcosa non va”, facendoci ricredere sulle intenzioni del regista e sullo scopo di far acclimatare lo spettatore per poi coglierlo di sorpresa nel momento meno opportuno.

L'importanza di conoscere se stessi

Ecco quindi iniziare una vera e propria discesa, un cammino irto di ostacoli che cerca di irretire l'animo con i suoi molteplici sotterfugi e le sue situazioni limite, trasformati per l'occasione in “jump scare” azzeccati ma, dopo una serie di scene, purtroppo perfino prevedibili. Farsi una passeggiata all'interno di un gruppo di catacombe non è proprio la solita scampagnata, proposta ai turisti, durante un week-end romantico, ed in questo modo risulta parecchio presumibile lo scopo del regista, soprattutto quando vengono rivelati i vari background dei personaggi che prendono parte al viaggio, che volutamente richiamano l'inizio della tragedia che sta per compiersi.

Ma questa disgrazia è inevitabile, tutti sappiamo che deve scapparci il morto, ma è probabilmente lo stato d'animo con cui arriviamo alla dipartita che trasforma lo spavento in terrore, o la paura in ansia e proprio in questo senso, purtroppo, Necropolis non riesce a fare la sua parte fino in fondo e ci regala solamente qualche sensazione di disagio per l'eccessivo caldo in sala, che per arrivare a farci finire il viaggio di novanta minuti e passa ci ha fatto “letteralmente” sudare sette camice, ma non per la paura.
Necropolis - La Città dei Morti - Immagine 8
Il fascino della location è indubbiamente la base su cui fanno leva i fratelli Dowdle, ed anche il roster di attori assoldato per questo prodotto dimostra una buona costruzione della trama ed una buona immedesimazione nei personaggi proposti, tanto da elogiare la prova di Perdita Weeks (la nostra Scarlett). Lo sviluppo dell'idea dietro al film è molto originale, l'universo esoterico celato dietro all'alchimia ed a ciò che può celarsi dietro l'inviolato (o lo sconosciuto) è molto intrigante ed avrebbe eretto un trampolino perfetto, se solo ci fosse stata quell'iniezione di paura in più. Davvero un peccato, in fondo.

Attenzione però, con questo non vogliamo dire che il film sia di infimo livello o che non merita di essere visto, ma semplicemente vogliamo invitarvi a gustare il prodotto comodamente sulle vostre poltrone di casa e con tutta tranquillità.


Necropolis ci ha mostrato che ognuno di noi nasconde dei segreti irrisolti dentro se stesso e che un giorno, si spera molto lontano, si dovrà cercare di fronteggiare tale pesp con la mente ed il cuore in mano, in tutti i sensi. Detto questo, peccato che di “horror” abbia mostrato ben poco, al di sotto delle nostre aspettative..

Necropolis - La Città dei Morti

Necropolis - La Città dei Morti Cover
  • Titolo Originale: Necropolis
  • Regia: John Erick Dowdle
  • Produzione: Legendary Pictures
  • Nazionalità: USA,Francia
  • Distributore: Universal Pictures International Italy
  • Sceneggiatura: Drew Dowdle, John Erick Dowdle
  • Genere: Thriller, Horror
  • Durata: 93 min.
  • Data di uscita: 11 settembre 2014
  • Cast: Ben Feldman, Perdita Weeks, Edwin Hodge
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