Recensione NBA 2K7

Il miglior basket della next-gen fa centro anche su PS3
Pietro Puddu Di Pietro Puddu(23 maggio 2007)
I love this game
Il primo impatto con NBA2k7 è certamente non meno che entusiastico, in virtù della splendida realizzazione estetica; gli spalti gremiti, l'attività di fotografi, cheerleader e mascotte a bordo campo, il parquet riflettente, gli atleti schierati e la limpida visuale laterale mettono in scena una perfetta rappresentazione virtuale per il fanatico spettatore del basket americano. Ancor più che l'apparenza dei cestisti, fedeli alle controparti reali, fisicamente massicci e tirati a lucido da una copiosa sudorazione, sono le animazioni a strappare l'applauso. L'uso imponente e ben studiato del motion capture rende naturale e fisica la resa di ogni evoluzione e gesto atletico; la corsa, i cambi di direzione, la gestualità del playmaker in fase di impostazione o del giocatore esultante dopo un centro difficile, i contrasti ravvicinati, i ganci da sotto e i tiri in sospensione restituiscono l'impressione di assistere ad un vero e proprio match in televisione. A mandare in sollucchero gli appassionati contribuisce il cosiddetto “signature style”, che differenzia individualmente i giocatori nell'atteggiamento e nelle tipiche mosse a cui sono soliti nella realtà, dal bizzarro stile di tiro di Shawn Marion alle schiacciate in rotazione di Kobe “81 points” Bryant.
NBA 2K7 - Immagine 1
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Davanti a cotanto spettacolo ci si ritrova quasi inevitabilmente a lamentare qualche mancanza a livello di rifiniture; le movenze possono apparire a tratti poco raccordate o iniziare/terminare in maniera troppo brusca, i modelli poligonali fanno un figurone dalla distanza ma possono svelare nelle riprese ravvicinate un dettaglio facciale non sempre all'altezza: al prossimo NBA2k8 rimane un certo margine di miglioramento.
Partecipa in maniera proficua al ricreare il giusto clima sportivo anche il comparto audio; musiche rigorosamente hip-hop – azzeccate e mai irritanti, cosa non da poco - accompagnano menu e fasi di loading, il commento di Kevin Harlan e Kenny Smith – seppur non eccezionale per varietà – sottolinea con la giusta partecipazione le fasi del match, i cori d'incitamento, i fischi dell'arbitro e gli scricchiolii sul parquet rendono credibili le sonorità dell'arena cestistica.

Drop it like it's hot
Nba2k7 intraprende la strada simulativa, presentando un basket privo di fronzoli o divagazioni iperboliche e orientato al realismo senza compromettere la componente più coreografica.
Il sistema di controllo copre in maniera pressoché completa ogni soluzione di gioco individuale di cui si possa sentire l'esigenza. Penetrazioni dopo una partenza da fermo fintata, stop con rilascio in fade away ad evitare il difensore incombente, mosse disorientanti come dietro-schiena o spin, passetto all'indietro per guadagnare spazio o portarsi sul tiro da tre punti, slam dunk o tocchi morbidi da sotto canestro e tap in a correggere una palla in bilico sono solo una porzione del repertorio offensivo. In difesa, oltre allo steal e al salto alla ricerca della stoppata dall'elevazione proporzionale alla previa rincorsa, si devono gestire oculatamente il “tagliafuori”, il blocco, l'eventuale fallo intenzionale. La ricca selezione di azioni, che i soli pulsanti standard non potrebbero rappresentare per intero, è performabile sfruttando per lo più i dorsali e gli stick analogici in particolari combinazioni che possono prevedere pressioni simultanee e addirittura “mezze-lune” orientate in base alla posizione del giocatore rispetto al canestro; è facile intuire come l'acquisizione di una piena padronanza dei propri mezzi passi per un necessario periodo di apprendimento e sperimentazione sul campo, che solo dopo l'iniziale, comprensibile imbarazzo dovuto alla poca immediatezza del sistema potrà ricompensare con grandi soddisfazioni.
Le partite si svolgono secondo un deciso principio di verosimiglianza che punisce senza scampo un atteggiamento rilassato o sbarazzino; tentare il tiro quando la squadra non è ancora ben posizionata in attacco, forzare conclusioni improbabili, intraprendere giocate troppo ambiziose per le caratteristiche dell'atleta sotto controllo o abbandonarsi a falli gratuiti non porta che ad un susseguirsi di errori e generose concessioni agli avversari, con il progressivo ed ineluttabile ridursi delle chance di vittoria. In generale, la regola d'oro è quella di far girare palla attendendo con pazienza l'uomo libero con maggiori probabilità di realizzazione, senza comunque disdegnare gli exploit personali dei cestisti più dotati o i tre punti con lo specialista di turno; i coach virtuali più tecnici potranno gestire svariate tattiche tramite un menu richiamabile su schermo senza stacchi o pause al corso degli eventi su schermo.
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Il risultato complessivo è la sensazione di orchestrare per davvero i ritmi di gioco e di avere sotto il proprio dominio l'intera squadra, anche se nei limiti - artificialmente ricreati - dell'imprevedibilità della sorte.
Come è noto, la perfezione non esiste, e anche in questa occasione non sono tutte rose e fiori. Il movimento senza palla dei propri uomini può lasciare a desiderare, non sarà infatti raro vederli intralciarsi a vicenda o frapporsi nella traiettoria del portatore di palla; può capitare di imbattersi in momenti di vera e propria entropia, con i giocatori disposti in maniera così disordinata e assiepata da far perdere di vista perfino la posizione del pallone. La CPU si fa in qualche frangente fin troppo intraprendente, magari esibendosi di sua spontanea iniziativa in falli superflui per conto dell'impotente giocatore o mettendo lo zampino su sospette chiamate di infrazioni come l'ostruzione o il fallo in allungo. In modalità di default, a giudicare da punteggi conclusivi fin troppo severi, la percentuale di realizzazioni può apparire ingenerosa, soprattutto quando ci si trova a sbagliare clamorosamente anche con dei “cecchini” in posizione favorevole e marcatura larga. Passando ad un aspetto più formale, i menu di navigazione attraverso la miriade di opzioni di customizzazione e di modalità selezionabili – si va dall'esibizione alla stagione completa, dalla carriera con tanto di editor completo del proprio personaggio alle sfide metropolitane di street basket uno contro uno – risultano dispersivi e di dubbia decifrabilità.

Anche il sixaxis vuole la sua parte
La gestione dei tiri liberi, che sfrutta le caratteristiche peculiari del pad PS3, si basa su un sistema diabolico nel suo concedere margini di errore molto ridotti; occorrerà inclinare il controller all'indietro – facendo partire l'animazione - e poi in avanti, in perfetta sincronia con il momento del rilascio del pallone. L'esigua finestra temporale in cui agire e la differenziazione delle tempistiche di tiro da giocatore a giocatore richiedono pazienza e ripetuti tentativi per trasformare le conclusioni dalle lunetta da pratica frustrante a occasione fruttuosa; in alternativa è possibile tornare all'uso dell'analogico destro già sperimentato su 360, ma la rilevazione di movimento di dimostra più intuitiva e soddisfacente.
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8,5
NBA2k7 ha tutte le carte in regola per rappresentare una sorta di eden videoludico agli occhi degli sfegatati del grande basket americano ed un ottimo titolo sportivo a quelli del resto del mondo. Sontuoso sul piano dell'animazione, profondo e simulativo sul versante del gameplay, quasi sterminato nel novero di modalità ed opzioni di personalizzazione, torna sulla terra solo in funzione di alcune sbavature ed approssimazioni delle dinamiche di gioco. Niente su cui non si possa sorvolare o che l'inevitabile episodio 2k8 non possa correggere con un tap-in vincente.
voto grafica8,5
voto sonoro8
voto gameplay8,5
voto durata8
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NBA 2K7

Disponibile per: Xbox 360, PS3
NBA 2K7 PS3 Cover
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