Recensione Men of War

Chi ha detto che giocare ai soldatini è roba da bambini?
Marco Modugno Di Marco Modugno(17 aprile 2009)
Il virile profilo di soldato russo con elmetto, che non ha nulla da invidiare nei suoi impliciti contenuti retorici ai profili “romani” delle statue del Foro Italico di Roma o a quelli “teutonici” delle effigi del periodo hitleriano, campeggia sulla copertina della confezione di Men of War e sul DVD all'interno. Il posto d'onore che i creativi del team ucraino Bestway desiderano riservare all'Armata Rossa è confermato, non appena si inizia a giocare, dal fatto che la campagna sovietica sia piazzata prima delle altre due e sia lunga il doppio di quella americana e di quella tedesca. Superato un po' d'imbarazzo per l'ostentazione smaccata di simboli (sul DVD sono stampati una falce e un martello che ormai non si vedono più nemmeno alla festa dell'Unità) che ci piacerebbe consegnare ormai alla storia, assieme a svastiche e fasci littori, l'impressione immediata regalataci dal gioco, che ci propone un'azzeccata miscela di RTS, RPG e TPS. Addirittura, diranno quelli tra voi che non lessero la nostra preview di qualche mese fa (e alla quale rimandiamo)?
Men of War - Immagine 1
La qualità "in game" non si discosta molto da quella dei filmati d'intermezzo
Men of War - Immagine 2
Allagare casse di prora, timoni a scendere, chiudere sfoghi d'aria! Immersione!
Men of War - Immagine 3
Non guardare da questa parte, Fritz! Solo un minuto ancora...
L'idea di creare qualcosa di nuovo in un panorama, quello degli strategici con ambientazione Seconda Guerra Mondiale, decisamente affollato e ben frequentato (vedi Company of Heroes o Codename: Panzers, tanto per citare qualche nome autorevole), è decisamente ambiziosa.
Dopo aver macinato qualche missione di MoW, e speso la giusta dose di sudore e contumelie di fronte ad una curva d'apprendimento ripida come un costone del Cervino, si raggiunge la conclusione che i ragazzi di Bestway abbiano raggiunto la maggior parte degli obiettivi.

Il gioco che mi aveva già favorevolmente impressionato in sede di preview merita decisamente l'attenzione del segmento degli appassionati del genere, per i contenuti innovativi di un gameplay che fonde, in effetti parecchi contenuti tipici del gioco di ruolo e dello shooter in terza persona. Mi piacerebbe scrivere anche che sarà capace di guadagnarsi la stima di neofiti e giocatori occasionali, se non fosse che la complessità delle sue meccaniche lo rende decisamente ostico per chi non abbia una dose di tempo sufficiente da dedicargli e la voglia di leggersi (caso più unico che raro, ultimamente) il manuale delle istruzioni.

Unica fonte, quest'ultimo, di elementi essenziali per capire alcuni comandi e meccanismi (come la formazione dei gruppi di combattimento di più unità, o la tecnica di disposizione delle trappole anti-uomo, tanto per fare due esempi). Il gioco, infatti, è privo di un vero tutorial e, se sono in effetti presenti una missione introduttiva abbastanza facile da consentire d'impadronirsi delle meccaniche essenziali, e qualche scritta che appare occasionalmente sullo schermo per regalarci qualche perla di saggezza sui nostri compiti di missione, molte delle dinamiche rimarranno incognite a chiunque non abbia la fantasia dimettersi seduto in poltrona e darsi una letta al fascicolo allegato alla confezione. La soddisfazione, però, che MoW è in grado di regalare se si punta in alto e non ci si arrende alle prime difficoltà, sarà davvero intensa.

Non si può certo sostenere, infatti, che il team ucraino non si sia dato da fare per cantare fuori del coro. A partire dalla scelta della localizzazione delle campagne, collocate in momenti storici sin qui trascurati dagli altri titoli del genere, come la difesa e caduta di Sebastopoli da parte dell'esercito sovietico nel 1941, fino alla scelta dell'Operazione Torch (campagna algero-tunisina) e dell'Operazione Merkur (conquista di Creta e successive operazioni in Libia e Cirenaica) per gli schieramenti americano e tedesco. Per una volta, grazie al Cielo, tradiremo le sabbie normanne e le macerie di Stalingrado e Berlino a favore di luoghi inediti ma non meno suggestivi dal punto di vista storico (peccato per l'assenza delle unità italiane dal Nord-Africa, però). Inoltre il gameplay stesso, come scrivevamo poc'anzi, si avvale di formule innovative, la più vistosa delle quali è senz'altro quella di poter prendere il controllo diretto di ogni singolo uomo o mezzo sul campo.
Men of War - Immagine 4
La copertura aerea è tutto, nella guerra lampo!
Men of War - Immagine 5
Conquistare lo scalo ferroviario non sarà una passeggiata
Men of War - Immagine 6
Crauti arrosto per colazione, oggi, compagno sergente!
Interrompere un “tank rush” per mettersi a fare cecchinaggio con un fantaccino scelto a caso, o assumere il comando di un panzer per guidare la carica oltre le linee nemiche, anche se non sempre raccomandabile, regala comunque sensazioni di appagamento notevole, specie una volta che si ritorna a guardare lo schieramento a volo d'uccello, beandosi dell'effetto che il nostro isolato colpo di mano sta avendo sulle sorti dell'intero scontro.

Ma c'è anche una forte componente giocoruolistica, quando alle nostre truppe è permesso di raccogliere in giro munizioni o pacchetti di medicazione, o addirittura di prendere le armi e pezzi di equipaggiamento dai nemici (elmetti inclusi). L'inventario della vostra squadra di fanteria è completo (e complicato) quasi quanto quello di un gioco della serie Baldur's Gate. Il che equivale ad un livello di personalizzazione maniacale, adatto ad hardcore gamers a caccia di un RTS definitivo, più che ai giocatori della domenica che preferiscono una partita al volo con la loro console preferita ad una sessione di 90 minuti per finire una missione di guerra.

Peccato, però, che i ragazzi dell'Est si siano persi forse in troppe minuzie, perché il gioco è davvero piacevole, alla lunga. La grafica è affidata al motore GEM 3 appositamente sviluppato, che fa il suo sacrosanto dovere nel replicare in modo fedele ed immediatamente riconoscibile le sagome dei mezzi e dei soldati, anche quando insistiamo con lo zoom al massimo livello d'ingrandimento. E il sonoro, una volta che avremo azzerato la dimenticabile colonna sonora musicale, e abbassato al minimo il volume dei dialoghi, davvero dimenticabili (ecco perché nessuno parla del cinema ucraino...), può avvalersi di effetti sonori realistici e fedeli, al punto di poter distinguere un modello di carro armato dal rumore del motore.

Stessa cura maniacale è stata riposta nell'implementazione degli arsenali, variegata, realistica e un po' partigiana (sono disponibili svariate versioni del carro russo T-34; ne manca solo una verniciata con i colori dell'arcobaleno...). Per inciso, è doveroso osservare come la grafica fluida e accattivante, anche se non esattamente allo stato dell'arte, non faccia prigionieri in termini di hardware, i cui requisiti non sono certo all'insegna della parsimonia. Va detto però che certe cose, come ad esempio la completa distruggibilità di tutti gli ostacoli solidi (edifici inclusi), si pagano, soprattutto in termini di risorse.

Una standing ovation, in ogni caso, la merita il sistema di salvataggio, tradizionale più che mai. Numero di salvataggi illimitato, e possibilità di congelare la nostra partita in ogni momento. Ossia l'unica modalità gradita da tutti che non costringa chi non ha ore da passare davanti alla tastiera ad abbandonare dall'inizio ogni velleità d'acquisto. In un gioco così, omettere un adeguato comparto multiplayer sarebbe stato peccato mortale e i nostri amici Bestway hanno scelto di mettere al sicuro le loro anime di programmatori, dotando la loro creatura di un cooperativo di campagna notevole, oltre che di una serie di (classiche) opzioni multigiocatori a punti che ammettono partite di un massimo di 16 partecipanti.

Niente male, se non fosse che, data l'incompatibilità di alcune versioni nazionali del gioco con altre, non è poi così facile riuscire a riempire un server di giocatori. La cena è servita, per tutti i guerrafondai virtuali ancora affamati della polvere, del fango e della cordite dei campi di battaglia europei degli anni Quaranta. La tematica delle ambientazioni del gioco, anzi, lascia ampio spazio per dei sequel tutto sommato auspicabili. L'auspicio è che il team di sviluppo si avvalga di quest'esperienza per modificare certe asperità di gameplay che rischiano di condannare l'ottimo MoW alla nicchia dei giochi d'elite per appassionati a tempo pieno.
Men of War - Immagine 7
Inchiodate quei cani! Per la Grande Madrepatria!
Men of War - Immagine 8
Approfittare della copertura dei mortai, avanti!
Men of War - Immagine 9
La grafica dell'acqua è notevole ma quel Panzer sembra galleggiare...
8
Un'esperienza totale. Men of War si ama o si odia. Si può amare per la cura meticolosa nel riprodurre armamenti e scenari storici, completi di rumori ed effetti sonori. O per il dettaglio del gameplay, che consente di personalizzare l'equipaggiamento di ogni singolo soldato, o di gestire in prima (terza) persona ogni unità. Oppure detestare per la complessità che costringe anche chi già ne mastica a studiare il manuale cartaceo, e ad apprendere un po' alla volta, superando inevitabili momenti di frustrazione. O magari per la pesantezza del motore grafico, che costringe ad utilizzare il gioco in modo completo solo su macchine adeguatamente equipaggiate e per l'incompatibilità che spopola i server transnazionali rendendo difficile godere appieno del multiplayer. In ogni caso, il gioco Bestway suscita emozioni profonde e viscerali. Non sono forse proprio quelle, che ci attendiamo da un videogioco?
voto grafica7
voto sonoro7,5
voto gameplay7,5
voto durata7,5

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