Recensione Impact Winter

L'arte della sopravvivenza, anche su console
Andrea Casetti Di Andrea Casetti

Immaginate il classico asteroide in rotta di collisione con il nostro povero pianeta. Cosa potrebbe fare il genere umano se non attendere, inesorabile, l’avvicinarsi del terribile e minaccioso corpo celeste? Lasciamo perdere improbabili missioni eroiche come le vicende narrate nel film Armageddon: non ce ne vogliano i vari Bruce Willis e Ben Affleck, ma temiamo che a quel punto la nostra povera Terra non possa avere alcuna possibilità al di fuori di incassare il colpo, con il conseguente classico inverno post catastrofe causato dall’impossibilità dei raggi solari di raggiungere la superficie terrestre a causa delle nuvole di polveri che verrebbero generate. L’estrema conseguenza sarebbe che la stragrande maggioranza delle specie viventi sarebbe decimata (se non annientata), genere umano compreso.

Questo è ciò che è successo in Impact Winter circa due mesi prima dell’istante in cui prenderete in mano il controller per impersonare il vostro avatar Jacob, uno dei rarissimi sopravvissuti che ha la fortuna di imbattersi in una chiesa popolata di altri quattro superstiti: la cuoca Wendi, l’ex militare Blane, l’esperta di fai da te Meggie e infine l’ingegnere Christophe, che ha appena partorito il robottino Ako-Light, che si rivelerà fondamentale come compagno di esplorazione delle aree esterne ma non solo: sarà proprio lui ad intercettare un messaggio misterioso capace di accendere la luce della speranza in quanto promette di portare soccorso ai sopravvissuti, ma solo tra 30 giorni.

Impact Winter - Immagine 1
L'esplorazione all'esterno dà spesso l'opportunità di ottenere oggetti preziosi

L’era glaciale

Quanto appena raccontato è il plot narrativo di questo Impact Winter, il quale prende a piene mani ispirazione dai classici film catastrofici che da anni spopolano al cinema. Un po’ come fece Alessandro Manzoni con I Promessi Sposi, il quale è riuscito a ritagliare le vicende dei protagonisti Renzo e Lucia all’interno di un contesto storico preciso, allo stesso modo gli sviluppatori inglesi di Mojo Bones hanno lavorato per inventarsi uno spazio per un survival game, questa volta in un ipotetico futuro (nella speranza che, se debba effettivamente avvenire, sia effettivamente il più remoto possibile).

I protagonisti di questi titolo sono sicuramente l’ambientazione fredda e inospitale, il conto alla rovescia rispetto alla salvezza e la sopravvivenza di Jacob e compagni, senza dimenticare la natura survival e gestionale del gioco.

Lo sforzo fatto dagli sviluppatori per ricreare un’atmosfera surreale ed evocativa, va detto, è ripagato con sensazioni di tensione che vi capiterà non di rado di provare durante le escursioni all’esterno, il tutto arricchito dalla luce del solo Ako-Light ad illuminare le ambientazioni, un po’ come accadeva in Silent Hill. Ad incrementare il disagio ci pensano agghiaccianti (come direbbe il buon Antonio Conte) ululati che spezzeranno il silenzio, facendovi anche intuire della pericolosità dell’ambiente esterno alla chiesa (che prenderà il nome di Void).

Vietato oziare

Ovviamente attendere inermi l’arrivo dei soccorsi all’interno della chiesa non è una opzione: dovrete tenere sotto controllo i classici indicatori di fame, sete, freddo, energia e morale, non solo del vostro personaggio, ma anche dei vostri compagni, in quanto il loro aiuto sarà di fondamentale importanza per poter sfruttare le loro abilità. Dovrete quindi accudirli reperendo cibo, acqua ed elementi da bruciare per mantenere tiepido l’ambiente del nostro rifugio improvvisato, senza dimenticare medicinali e altri oggetti per garantire il mantenimento del morale. Rivestirà una notevole importanza la gestione e il porzionamento delle risorse tra i vari elementi del gruppo, nonché il dialogo gestito con un sistema di relazione interpersonale.

Al fine di ingannare (letteralmente) il tempo potrete affrontare missioni che vanno dal trovare antenne, reperire ricette, upgradare il faro del drone, riattivare torri radio e così via. Portandole a termine vedrete che il tempo che vi separa dall’arrivo dei soccorsi si ridurrà magicamente (senza una spiegazione logica a dirla tutta), di fatto riducendo il supplizio verso i titoli di coda (che altrimenti scorrerebbe al ritmo di una ora di gioco per ogni minuto di vita reale). Tra una missione e l’altra vi imbatterete anche in incontri con mercanti coi quali potrete scambiare beni, oppure con altri uomini feriti che vi chiederanno aiuto per reperire le opportune medicine, che variegheranno un tantino l’esperienza di gioco, ma non troppo: la ripetitività di fondo è un difetto che rimarrà dietro l’angolo.

Incarichi specifici

Ovviamente l’eterogeneità degli altri membri del gruppo è una risorsa che dovrete gestire assegnando loro incarichi mirati come potenziare Ako-Light (che potrà essere sviluppato a mezzo di un sistema che ricorda i classici GdR) curare le difese alla chiesa, cucinare piatti energetici e così via. In questo modo potrete ritagliarvi del tempo per pianificare e completare una uscita all’esterno per reperire risorse o affrontare missioni. Da notare come il solo Jacob può uscire dal rifugio, così come i compagni di avventura si riveleranno spesso e volentieri dotati di scarsa AI in quanto incapaci di accendere il falò da soli oppure di avventurarsi in qualsiasi tipo di processo decisionale. Va detto che non è strettamente necessario arrivare alla fine con tutti gli elementi del gruppo vivi, ma vi accorderete ben presto di quanto sia raccomandabile. Tra l’altro, nel caso in cui il loro morale scenda sotto i livelli di guardia, potranno anche cadere in depressione esibendosi in fughe all’esterno che difficilmente potranno risolversi con un lieto fine…

Tecnica e Affini

Tecnicamente il gioco è discreto a vedersi, efficace nel rappresentare la drammaticità della situazione post-apocalittica in cui vi tocca tentare di sopravvivere. Peccato solo per le interfacce grafiche di gestione dell’inventario, che  si rivelano quanto meno anacronistiche, senza contare le acrobazie che dovrete intraprendere per tenterete di archiviare oggetti nel minuto (almeno inizialmente) zainetto, istante in cui dovrete ingegnarvi per inventare letteralmente lo spazio per tutto ciò che ambirete ad archiviare.

Anche il sonoro fa il suo dovere (anche se in inglese, con tanto di sottotitoli in inglese e poche altre lingue, tra cui stona l’assenza dell’italiano), con musiche di accompagnamento evocative e che ben accompagnano l’azione.

Rispetto alla versione PC, che ha esordito un annetto fa, sono stati risolti molti bug e il sistema di controllo è migliorato notevolmente con il passaggio al joypad, ma si vedono ancora vistosi cali di frame rate quando ci si avventura all’esterno.

Impact Winter - Immagine 2
Uno scenario a dir poco spettrale

 

7,5
Impact Winter innesta il genere survival in uno scenario post-apocalittico ambientato in una glaciazione globale causata dal classico impatto di un asteroide con il nostro povero pianeta. Di fatto non inventa nulla di nuovo, bensì implementa tutta una serie di buone idee all’interno del medesimo gioco a partire da una solida parte gestionale, una l’esplorazione di un’ampia mappa (capace di trasmettere non poca tensione) senza contare l’interazione con i compagni di sventura e la gestione delle missioni. Conclude la recensione un comparto tecnico all’altezza, capace di ricreare opportunamente un’atmosfera davvero evocativa. Peccato per le schermate di gestione dell’inventario, davvero da rivedere
voto grafica7,5
voto sonoro7,5
voto gameplay8
voto durata7,5

Impact Winter

Disponibile per: PS4 , PC, Xbox One
Impact Winter PS4 Cover
  • Piattaforma: PS4
  • Multiplayer Locale: Assente
  • Multiplayer Online: Assente
  • Sito ufficiale
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