Recensione Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione

Il cinecomic all'italiana torna sul grande schermo!
Roberto Vicario Di Roberto Vicario

Tre anni fa il premio Oscar Gabriele Salvatores aveva sdoganato i cinecomics di produzione italiana, grazie al suo Il Ragazzo Invisibile. Un film tutt’altro che perfetto ma coraggioso e con l'indiscusso merito di essere un "apripista" per il nostro mercato (senza di lui, probabilmente, non avremmo mai visto Lo Chiamavano Jeeg Robot). A distanza di tre anni il regista napoletano ci riporta a Trieste per raccontarci di un Michele cresciuto e alle prese con il suo passato, ma soprattutto con il classico passaggio all’adolescenza.

Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione - Immagine 1

Supereroi che si perdono

Michele (Ludovico Girardello) vive ancora a Trieste, in una situazione disperata all’interno di una casa diroccata e ancora ferito dalla perdita della madre (Valeria Golino) in un incidente d’auto; come se non bastasse, l’amore dei suoi sogni, Stella, è fidanzata con un altro. La sua vita cambierà grazie all’arrivo di due donne: la giovane Natasha (Galatéa Bellugi) e la madre biologica Yelena (Kseniya Rappoport).

È indubbia, all’interno de Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione la volontà da parte della produzione di trasportare il film sempre più all’interno del mondo dei cinecomics americani; scegliendo più la strada DC che quella Marvel (compresa sigletta iniziale in stile comics).

Un film più cupo, dark, che punta raccontare all’interno di un contesto che cerca di essere più action, i “drammi” e le insicurezze dell’età di Michele. Un bilanciamento tra azione e autorialità che purtroppo non riesce mai a trovare un vero e proprio bilanciamento all’interno della pellicola rendendola poco organica e di difficile comprensione nei suoi intenti. Non si spinge mai sull’azione pura (forse verso la fine della pellicola) e allo stesso tempo si affrontano con estrema leggerezza molti tempi che dovrebbero essere accolti con maggiore profondità.

Gran parte della colpa è da attribuire a due elementi ben precisi che emergo con prepotenza durante la visione: sceneggiatura e recitazione. La prima, composta a sei mana, offre dei buchi a volte francamente difficile da accettare, sorvolando su alcuni particolari su cui lo spettatore difficilmente non può accorgere, andando a minare dei personaggi che, purtroppo, non riesco minimamente ad emergere a causa di una recitazione che, purtroppo, è davvero insufficiente.

Tutto questo rende lo scontro tra “speciali” e “normali” (che probabilmente avrà il suo culmine in un terzo film?) piuttosto debole con un villain che - questo si nella miglior tradizione dei cinecomis - non riesce mai a trovare una sua precisa identità e profondità, rimanendo sempre un po’ troppo esterno alla vicenda.

Gli stessi “speciali” sono buttati un po’ li con i poteri che ricordano quelli di molti mutanti della Marvel, ma che purtroppo non riesco a spiccare a causa anche (e soprattutto) di una serie di effetti speciali tutt’altro che impattanti, nonostante la presenza del bravissimo Victor Perez.

Un peccato perché all’interno c’erano e ci sono elementi molto intriganti, come la visione del lato oscuro attraverso la crescita di un ragazzo, oppure la necessità di capire che la famiglia non sempre è quella che si ha, ma può diventare quella che si decide di creare. Tutta una serie di elementi che si perdono in una costruzione un po’ troppo confusionaria e che cerca troppi rimandi nella controparte americana.

Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione - Immagine 2

 

Un passo indietro rispetto a quanto avevamo potuto vedere con il primo film. La visione di Salvatores, davanti ad una realizzazione tutt’altro che perfetta, nasconde in realtà moltissimi spunti che potevano e dovevano essere valorizzati meglio. Peccato.