Recensione Halo 5: Guardians

Quando la Guerra contro I Covenant inizia a sembrare il minore dei mali
Davide AmbrosianiDi Davide Ambrosiani (26 ottobre 2015)
Purtroppo, a voler già trarre alcune considerazioni, l'epicità trasmessa durante la fase di marketing non si ripercuote sul gioco. I due schieramenti si incontrano e si scontrano, si trovano e si perdono ma non trasmettono la sensazione di essere impegnati in una caccia potenzialmente all'ultimo sangue. Da un lato è comprensibile: nel momento in cui si riceve l'ordine di braccare i soldati più letali mai creati, visti fra l'altro come degli eroi, le gambe tremano. D'altro canto il Team Blu, i fuggiaschi, non sembrano mai sentire il peso di quello che stanno facendo, presentandosi come quattro amici in una improbabile gita fuori programma. Anche nelle poche occasioni che si incontrano il pathos latita, se non per una singola situazione proposta, fra l'altro sotto forma di filmato.

Parlando di squadre: come si comportano in termini di gameplay? Bene, ma non eccellono. Quando si inseriscono elementi cooperativi gestiti dalla CPU la soluzione migliore è quella di renderli il meno possibile invadenti. Passare la maggior parte del tempo a rimediare agli errori commessi da bot è il modo migliore per distruggere qualsiasi pretesa narrativa e ludica. In Halo 5 il pericolo è scongiurato, ma allo stesso tempo non si sente mai l'appartenenza ad un gruppo capace di fare la differenza. Tutto continua a poggiare sulle spalle del giocatore, a prescindere. Rimane comunque il modo migliore per giustificare una cooperativa a quattro.
Il feeling di gioco, comunque rimane quello tipico della serie, ma potenziato. Molti potrebbero storcere il naso di fronte alle molte novità introdotte: la propulsione, il colpo dall'altro, lo scatto. Tutte cose che hanno sempre mandato in bestia i puristi della saga. In realtà sono totalmente giustificabili, e anzi, rincarando la dose, assolutamente benvenute. Master Chief, così come i suoi compagni, finalmente è quello che abbiamo sempre dipinto: una macchina da guerra. Per quanto fosse capace in passato si limitava a saltare, sparare e abbassarsi. A renderlo diverso dai soldati semplici, quindi, era solo l'armatura. Questo nonostante nei libri, nei fumetti e altrove al di fuori dei giochi gli Spartan venissero dipinti come l'ultimo confine del concetto di guerrieri. Insomma, la potenza trasmessa su altri lidi si andava poi a perdere una volta preso il pad in mano. In Halo 5 il divario si è notevolmente ridotto e il fatto di poter piombare come una bomba su un gruppo di Covenant per poi scattare spaccando ossa e sparando come un turbine di morte è la giusta esaltazione di quello che è Master Chief: uno Spartan II, lo Spartan II.
A livello generale Halo 5 è bipolare

A livello generale Halo 5 è bipolare. Offre una campagna meglio ritmata di quella di Halo 4, con livelli più ispirati sia in termini di stile e ambientazione -in molti casi c'è la sincera voglia di perdersi a girare per scroprie tutti i dettagli- che per quello che vi accade all'interno. Sono poche, pochissime le occasioni in cui ci si trova in una fase di gioco potenzialmente noiosa (cosa abbastanza frequenti nel quarto capitolo) e i Prometeici, ormai nemico principale della saga, risultano degli avversari finalmente degni. In compenso sono molte le volte che ci si trova a ripensare ad Halo 2, capitolo di svolta del franchise che ancora oggi molti indicano come il più ispirato.

Rovescio della medaglia è una storia che tiene alto il livello di interesse salvo poi scadere nel finale, o meglio, mette bene in evidenza che Halo 5: Guardians è il secondo capitolo… di tre.
Dal punto di vista meramente tecnico siamo di fronte ad un buon lavoro nel suo insieme, con alcuni alti e bassi. I filmati di intermezzo sono spettacolari, più lunghi della media a cui ci hanno abituato molti giochi, eccellono anche nel non apparire come semplici separé fra una missione e l'altra. Il gioco invece restituisce un impatto grafico onesto ma non esaltante.
Halo 5: Guardians - Immagine 3
Il team Osiris gode di più tempo sul palco rispetto a Chief e compagni.
Si notano i miglioramenti rispetto al recente passato, ma sono poche le occasioni in cui si rimane letteralmente a bocca aperta (fra queste, a mio avviso c'è la missione su un certo pianeta madre di una certa fazione Covenant). Da questo punto di vista 343 Industries ha preferito puntare tutto sulla fluidità, scelta che personalmente condivido. Inoltre, a differenza di Halo 4 tornano i colori sgargianti per cui la serie è diventata celebre nel corso degli anni. Era dai tempi di Halo 3 che non si vedeva una tavolozza tanto ampia.
Durante la mia esperienza non ho notato cedimenti in termini di frame rate e se altrove sono stati segnalati dei problemi di caricamento, specie delle texture, è un incidente nel quale io non sono mai incappato.

A voler tirare le somme sulla campagna di Halo 5, si può dire che il lavoro fatto è sicuramente di alto profilo sotto tutti gli aspetti, escluso quello della storia. 343 Industries, poteva e doveva osare di più, soprattutto dopo una fase di promozione chiaramente propensa a far pensare a grandi stravolgimenti nella saga. Inoltre, e qui si apriranno infinite discussioni, la campagna a livello normale ha una durata di circa sette ore al primo giro, destinata a ridursi di molto già al secondo.

Ora veniamo al grande tasto dolente: il multiplayer e tutto il comparto online. Semplicemente non pervenuto. Come noterete, o avrete già notato, la recensione è priva di voto perché in fase di prova il comparto online è rimasto bloccato anche oltre i tempi previsti per problematiche interne a Microsoft e a nulla sono valse le segnalazioni fatte da Gamesurf. Per tanto abbiamo deciso di prenderci qualche giorno dopo il lancio del titolo per accedere alle arene online e portare sul banco degli imputati una parte del gioco, che a ben dire, costituisce due terzi dell'esperienza complessiva. Per tanto giudizio rimandato, almeno per ora.

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