Recensione .Hack: Mutation

Antonio Norfo Di Antonio Norfo
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Sul piano tecnico-stilistico non vi sono cambiamenti da elencare, e se da un lato (come detto in fase di anteprima) questo consente alla serie la sua continuità ed il suo legame tra un episodio e l'altro, dall'altro punto di vista denota una mancanza che in fase di progettazione (ovvero risalente a quasi un triennio fa) era senza ombra di dubbio evitabile. La texturizzazione approssimativa dei fondali, infatti, era decisamente migliorabile (al pari delle telecamere talvolta un po' sbarazzine).
Nel fascino emergono tuttavia i portraits di Yushiyuki Sadamoto, papà di Evangelion che ha prestato il suo nipponico tratto al progetto dotHack e a cui un sufficiente encomio è stato steso in precedenza.
La costanza della colonna sonora è anch'essa presente, con alti notevoli nei pezzi melico-pianistici e con bassi, altrettanto notevoli, nella ripetitività (difficilmente mascherata) che incorre qualora si stia troppo a curiosare all'interno dei labirinti (sia per quanto riguarda i pezzi di accompagnamento che per i vari effetti sonori). Sempre gradita, d'altro canto, la compresenza di dialoghi e in giapponese e in inglese.
Le tre principali menti che ruotano attorno al gioco (Yoshiyuki Sadamoto, Kazunori Ito e Koichi Mashimo) hanno contribuito anche al piacevole incedere della miniserie animata che, a complemento ed in annessione al videogioco, troverete nella confezione del titolo. Il secondo caso-anime, da guardare ed ascoltare con interesse nei suoi interi quarantacinque minuti circa, ha nome “In The Case of Aihara Yuki” e rappresenta per dotHack//Liminality quello che Mutation rappresenta per la serie videoludica: un gradino scalato in più.
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The truth unbeknowst/ Awaiting her at journey's end/ Eternal mourning for her land.

La struttura in sé di dotHack non ha subito alcuna mutazione sconvolgente, preservando quanto di buono ed intrigante aveva il suo prequel ed al contempo mantenendo le mancanze già annotate nell'analisi del primo tassello della tetralogia di casa Bandai. La saga a volumi ambientata in The World compie col suo secondo episodio indiscutibili passi narrativi con una tangibile ed apprezzabile evoluzione dei protagonisti subalterni e non, con l'incremento del numero di compagni di viaggio e col proliferare di armi e dungeon vari (da affrontare col consueto e doveroso potenziamento dei belligeranti).
Ancora una volta il finale sarà rapido da raggiungere ed apparirà senza conclusioni, dal momento che //Mutation più di un epilogo vuole essere il preludio per //Quarantine. Quest'ultimo a detta dei giocatori americani e nipponici pare essere il migliore della serie, fra qualche mese vedremo di confermare o di smentire questa benevola impressione.
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La struttura in sé di dotHack non ha subito alcuna mutazione sconvolgente, preservando quanto di buono ed intrigante aveva il suo prequel ed al contempo mantenendo le mancanze già annotate nell'analisi del primo tassello della tetralogia di casa Bandai. La saga a volumi ambientata in The World compie col suo secondo episodio indiscutibili e lenti passi narrativi con una tangibile ed apprezzabile evoluzione dei protagonisti subalterni e non, con l'incremento del numero di compagni di viaggio e col proliferare di armi e dungeon vari (da affrontare col consueto e doveroso potenziamento dei belligeranti). Ancora una volta il finale sarà rapido da raggiungere ed apparirà senza conclusioni, dal momento che //Mutation più di un epilogo vuole essere il preludio per //Quarantine. Quest'ultimo a detta dei giocatori americani e nipponici pare essere il migliore della serie, fra qualche mese vedremo di confermare o di smentire questa benevola impressione.
voto grafica7,5
voto sonoro8
voto gameplay8
voto durata7
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