Tiscali

Recensione Guardians of Middle-Earth

Vi dichiaro marito e MOBA
Marco TrabattoniDi Marco Trabattoni (18 dicembre 2012)
La traslazione del computer game su console non vede come unica problematica la questione controlli/interfaccia: giocando su desktop la distanza dallo schermo è minima, ma se si gioca sul quaranta, cinquanta, novanta pollici che abbiamo in camera/salotto, la faccenda cambia. Per questo motivo lo strategico in tempo reale medio - fatto di formichine da controllare, eserciti in miniatura, visuale dall'alto/altissimo - non si adatta alla fruizione su console, al di là della questione mouse vs. joypad. Ma per chi gioca su monitor anche su console o qualora si decidesse di avvicinarsi pericolosamente al televisore per bruciarsi definitivamente gli occhi (“perché voglio colpire esattamente quell'omino minuscolo e non quell'altro”), il problema della distanza dallo schermo diventa relativo.

Diciamo questo perché Guardians of Middle-earth è il primo vero MOBA (Multiplayer Online Battle Arena) per console. Il MOBA è quel genere ludico proliferato a partire da Defence of the Ancients (DOTA per gli amici), costola di Warcraft III modellata sulla base di Aeon of Strife, a sua volta propaggine 'custom' di StarCraft. Ma cosa sarebbe un MOBA? Prima di tutto è un acronimo proposto da Riot Games (League of Legends) per dare un nome a un qualcosa che ne era orfano, tant'è che fino a quel momento ci si riferiva ai giochi del genere come a cloni di DOTA. Che poi Multiplayer Online Battle Arena voglia dire poco e sia scarsamente denotativo di un dato sistema di gioco (secondo questa definizione anche Quake 3 rientrerebbe nella categoria), siamo d'accordo. Non a caso Valve con il suo Dota 2, oltre a brandizzare furbamente l'acronimo originale, propone di trattare i titoli della categoria come strategici in tempo reale d'azione (Action-RTS), definizione che pensandoci bene può avere più senso.
Guardians of Middle-Earth - Immagine 1
Guardians of Middle-Earth - Immagine 3
Guardians of Middle-Earth - Immagine 2


Ma era davvero necessaria una nuova etichetta per indicare quel bizzarro ibrido action RPG isometrico multiplayer di derivazione strategica che è il MOBA? Probabilmente sì. Anche perché le regole di base sembrano già rigidamente strutturate e le convenzioni ormai radicate. Cinque giocatori contro cinque, ognuno controlla un personaggio, le squadre sono supportate da unità minori controllate dalla CPU, l'obiettivo è distruggere la base avversaria preservando l'integrità della propria. Arene di medie dimensioni, visuale dall'alto, upgrade del personaggio e gioco di squadra sono gli altri ingredienti - più o meno opzionali - che definiscono il genere. I personaggi controllati dai vari giocatori corrispondono alle unità eroe degli strategici classici e rappresentano i veri protagonisti del MOBA: parliamo degli eroi di Heroes of Newerth, dei semidei di Demigod, degli immortali di Rise of Immortals, dei titani di Realm of the Titans, dei campioni di Bloodline Champions. Poi ci sono i guardiani di Guardians of Middle-earth.

Se Guardians of Middle-earth rappresenta il primo vero esponente del genere ad approdare su console, è implicita l'esistenza di un primo finto: Awesomenauts (Ronimo Games) presenta in effetti molte delle caratteristiche elencate sopra, non fosse che la grafica bidimensionale, la visuale laterale e le meccaniche platform/shooter, quasi run and gun, donano un altro sapore al gameplay. Guardians of Middle-earth è invece più fedele ai referenti originali (ma curiosamente non è prevista una versione computer del gioco): l'idea è che un sistema ludico del genere possa funzionare anche su console proprio per la presenza di un simulacro individuale. I guardiani. Il giocatore non deve infatti preoccuparsi, come accade nello strategico tradizionale, di espandere una base, arruolare unità, lanciarle in battaglie, cercare materiale da costruzione. Ecco che il mouse non è così indispensabile se il giocatore non dispone di facoltà 'divine' ma controlla un singolo attore simulacrale.
Si seleziona un guardiano, si sceglie se giocare a una oppure a tre corsie (i percorsi che collegano le basi nemiche) e ci si lancia in battaglia. Data la natura esclusivamente multiplayer del gioco, l'assenza di un qualsivoglia story mode non sorprende: l'universo de Il Signore degli Anelli è preso in prestito, mera funzione del fine ultimo del gioco, ovvero quello di portare i MOBA su console. Non a caso, prima che comunicare la bontà della produzione, sembra che il marketing di Warner si sia concentrato sul chiarire l'appartenenza del gioco a un genere preciso: "questo è un gioco MOBA" esordisce il manuale di istruzioni elettronico, "the wildly popular Multiplayer Online Battle Arena genre comes to Xbox Live Arcade and PlayStation Network" ribadisce il sito ufficiale. La volontà di introdurre gli utenti a un genere nuovo è confermata dall'inclusione nei menu di molti suggerimenti, nonché di un ricco glossario comprendente quell'apparato gergale altamente nerdish che caratterizza diverse comunità online e certo ruolismo competitivo.

L'assenza di una storia ha come ulteriore conseguenza lo spostamento del focus narrativo sui singoli guardiani, protagonisti delle infinite narrazioni, uniche e irripetibili, generate dalla 'matrice' multiplayer. Poter consultare la biografia di ogni singolo guardiano dona ulteriore spessore a personaggi già magistralmente caratterizzati visivamente parlando. L'assenza del fatidico marchio di The Lord of the Rings è ugualmente significativa. Da una parte, negando riferimenti intertestuali precisi (la Terra di Mezzo è protagonista di diverse opere di Tolkien), indica la a-temporalità che caratterizza le battaglia del gioco (non c'è story mode, non c'è tempo, solo il perpetuo scontro tra le forze del bene e quelle del male). Dall'altra non preclude intersezioni con l'imminente trilogia cinematografica de Lo Hobbit, che verrà infatti festeggiata tramite rilascio di contenuti scaricabili (nuovi guardiani), come minacciato dal Season Pass già acquistabile dal menu principale.

Se, invece, abbandonato il discorso del marchio, imbocchiamo un altro sentiero intertestuale (quello dello sviluppatore), notiamo come il precedente lavoro di Monolith Productions, tale Gotham City Impostors, presenti numerosi punti di contatto con l'ultimo nato: si tratta di un titolo su licenza, multiplayer only, con gameplay a squadre e pubblicato in formato Live Arcade. Non fosse che Gotham City Impostors sia uno sparatutto in prima persona. Ma si può parlare di una differenza davvero fondamentale? No, se pensiamo che, al netto di visuale e sistema di combattimento, l'infrastruttura del MOBA ricalca proprio quella del deathmatch a squadre del first person shooter, in una delle sue possibili varianti. E le sensazioni che abbiamo provato durante le intense sessioni di gioco a Guardians of Middle-earth sono le stesse che scaturiscono giocando in multiplayer a un qualunque Call of Duty: fastidio per certi giocatori insopportabili, disperazione per essere capitati in una squadra scarsa, soddisfazione per la muta/mutua collaborazione con altri esseri umani sparsi per il pianeta. Si può allora dire che l'esperienza multiplayer nel suo complesso sovrasti l'esperienza ludica in senso stretto, che in Guardians non ci vede impugnare un M16 bensì lanciare magie, fuoco, inferno.
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