Recensione God Of War (PS4)

Kratos come non lo avete mai visto!
Roberto Vicario Di Roberto Vicario

Cory Barlog ce lo aveva detto durante l’hands on di un mese fa:”Sono tornato per ricostruire la saga di God of War”. Dopo oltre 35 ore passate in compagnia di Kratos, possiamo tranquillamente confermare la sua affermazione.

God of War ha dentro di sé echi di un passato glorioso (e meno glorioso) che l’hanno portato ad essere un punto di riferimento nel genere action in terza persona. Echi che si mescolano con un presente invece più maturo, moderno, in linea con quelle che sono le produzioni attuali; ma è soprattutto “umano” e questa parola, francamente, è l’ultima che ci saremmo aspettati di dover nominare parlando del Dio della guerra.

Un viaggio formativo

Quando parliamo di umanità ci riferiamo ad un progetto che, sotto l’aspetto narrativo e emotivo, punta si qualcosa di inedito per la saga. Elementi che sono stati sicuramente trattati da altri prodotti videoludici, ma che per la prima volta arrivano anche all’interno di un titolo in cui la violenza e la furia di Kratos non sono più l’unico elemento trainante.

Dopo le vicissitudini che lo hanno coinvolto in scontri all’ultimo sangue, Kratos decide che è tempo di ritirarsi a vita privata, seppellendo una volta per tutte il suo passato. Ecco quindi che lo ritroviamo invecchiato, nel freddo nord - patria dei valorosi vichinghi - e con un figlio di nome Atreus. La storia inizia con il funerale della madre, una donna umana che ha amato Kratos e che ha dato alla luce il giovane Atreus. L’esperienza sarà legata al “viaggio” che padre e figlio faranno per riuscire a portare le ceneri della donna sul monte più alto di Midgard. Un’esperienza che, come nella più grande tradizione dei romanzi formativi, raccoglie l’essenza della crescita. I due, nel corso del loro viaggio si confronteranno con le insicurezze, le paure, i segreti e le diversità. E come sempre, alla fine, non sarà importante la destinazione ma il viaggio per raggiungerla.

Il team di Santa Monica ha fatto un ottimo lavoro (valorizzato anche da un grandissimo doppiaggio), rendendo al meglio passaggi salienti e riuscendo a trasmettere contemporaneamente ai giocatori le fragilità e la determinazione dei personaggi, offrendo un punto di vista sul questo (anti)eroe inedito e affascinante.

Come nei grandi film o libri, God of War non è quindi solo un esercizio di stile a livello di gameplay, ma anche, anzi soprattutto, un grandissimo racconto che - pur stiracchiato in qualche passaggio - ha tutti gli ingredienti necessari a far restare nel cuore e nella testa dei giocatori questa grande avventura. Non solo, ma la struttura narrativa è solo il punto più visibile di un cambiamento che coinvolge tutto il progetto.

God Of War (PS4) - Immagine 1

Un nuovo gameplay

Tutto quello che vi abbiamo raccontato poche righe sopra, potrebbe di fatto essere vanificato da un gameplay non all’altezza del cambiamento narrativo all’interno del titolo; Santa Monica, invece, decide con estremo coraggio di ribaltare come un calzino il combat system della serie, facendolo somigliare - per alcuni tratti - a quello visto all’interno dei souls. Ma andiamo con ordine.

Il più grande cambiamento riguarda sicuramente la telecamera che passa a una visuale sopra le spalle e molto ravvicinata (alla Gears, per intenderci). Questa scelta rende decisamente meno ampio il cono d’ombra di Kratos, trasformando gli scontri in una vera e propria danza sanguinosa in cui l’utilizzo della parata e della schivata diventa ancora più importante, specialmente per i nemici che arrivano dalle spalle ( un’icona ci avvisa dell’arrivo di un colpo che non vediamo).

A questo si aggiunge poi un utilizzo decisamente più strategico di alcuni componenti che mescolati tra loro offrono un ritmo agli scontri davvero appagante e soprattutto competitivo. L’ascia del leviatano offre due attacchi, leggero e pesante; a questi si aggiunge la possibilità di essere lanciata per congelare nemici o oggetti ed essere richiamata a sé come se fosse il martello di Thor, per capirci.

Inoltre, Atreus, ricopre un ruolo semi attivo all’interno degli scontri. Non possiamo controllarlo direttamente, ma possiamo ordinargli di scoccare delle frecce che ci tornano utili per stordire o distrarre il nostro avversario.

God Of War (PS4) - Immagine 2

Mescolando questi elementi, quello che ne esce, è un combat system moderno, dinamico ed estremamente affascinante in cui - specialmente a livelli di difficoltà più alti di quello consigliato per il primo playthrough - la strategia vince sulla furia.

Tutto questo è inoltre avvalorato da nemici che offrono graduali livelli di sfida sotto forma di livelli di esperienza, obbligando così Kratos non solo a potenziare le sue abilità attraverso diversi rami di potenziamento, ma anche e soprattutto a migliorare il suo equipaggiamento, oppure costruirne/comprarne di nuovo attraverso i fabbri presenti nel gioco.

Pur essendo presente questa componente ruolistica, è bene dire che non è ne complessa ne tantomeno invasiva. Santa Monica è riuscita a bilanciare il tutto in modo da rendere soddisfacente e percepibile la crescita di Kratos, Atreus e del loro equipaggiamento., senza snaturare la componente action del titolo.

Inoltre, i vari set vanno ad influire su delle statiche base come: attacco, difesa, mana e così via. Una scelta che, per la prima volta nella serie, permette di personalizzare Kratos, davvero sino a fondo, modellandolo su quelle che sono le singole abilità di ogni giocatore.

Se proprio dobbiamo fare le pulci ad un prodotto che sembra davvero soddisfacente sotto ogni aspetto ludico, questo riguarda sicuramente alcuni combattimenti salienti della storia che, purtroppo, ancora una volta cadono sui QTE (a favore di una cinematica piuttosto ricca e corposa) piuttosto che su vere e proprie fasi di combattimento attivo.

A spasso per le terre di Odino

Come se tutti questi cambiamenti non fossero giù sufficienti a rinfrescare delle dinamiche che potevano risultare invecchiate male, anche la “midgard” su cui si muove il nostro Kratos (e non solo quella, ma non vi diciamo nulla!) è un mondo che si lascia liberamente esplorare man mano che il gioco procede.

Sfruttando un sistema che potremmo quasi definire “metroidvaniano” (ma anche molto simile ai più recenti Tomb Raider) i level designer hanno realizzato un mondo che da la sensazione di essere completamente esplorabile, ma che in realtà si apre gradualmente al giocatore con: passaggi, scorciatoie e strade che diventano percorribili solo dopo determinate situazioni che vengono risolte.

Tutto questo spingerà i giocatori ad esplorare ogni singolo palmo di questa terra fredda e inospitale, godendo così di una quantità di contenuti davvero impressionante se paragonata al passato della saga. Arrivati alla fine della storia - non meno di 20 ore - quello che si apre al giocatore è un end game ricchissimo, intrigante e coinvolgente. Difficilmente abbandonerete Kratos e Atreus prima delle 35/40 ore di gioco.

Tra cose da scoprire, quest secondarie da risolvere, sezione di puzzle ambientali (in cui si sfrutta sia l’ascia che il figlio di Kratos), missioni per poter potenziare il proprio armamentario e così via, è il gioco stesso che gradualmente ti stuzzica e ti spinge ad esplorare praticamente tutto il mondo emerso; a cui si aggiunge una perfetta amalgama tra elementi primari e secondari della storia. Davvero un lavoro incredibile.

God Of War (PS4)
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Una grafica “divina”

Chiudiamo il nostro “viaggio” in compagnia di di Kratos e Atreus, parlandovi di un’altra componente perfettamente riuscita dell’intero pacchetto: quella tecnica. Abbiamo avuto la fortuna di poter giocare il titolo di Santa Monica con l’accoppiata PS4 Pro e televisore 4K, e possiamo assicurarvi che God of War è una vera e propria gioia per gli occhi. Le animazioni e i modelli poligono di Kratos e Atreus valorizzano il gameplay che vi abbiamo raccontato poche righe sopra, e il pathos percepibile all’interno di questo racconto, spesso e volentieri, deriva anche da delle ottime animazioni facciali. A questi elementi aggiungiamo anche un frame rate costantemente inchiodato a 30fps che mai ha dato segni di incertezza, anche nei momenti più concitati.

Complice anche una vastità percepibile (ma come avrete intuito, in realtà neanche così esagerata), gli ambienti di gioco sono stati perfettamente valorizzati da una serie di texture e dettagli di ottima fattura, che rendono le varie zone di Midgard (e non solo) piacevolissime da esplorare. Ciliegina sulla torta: una regia che a tratti sembra quasi cinematografica con dettagli davvero incredibili.

Se proprio dobbiamo segnalarvi qualche difetto, abbiamo notato durante qualche sparuto passaggio qualche imprecisione nelle compenetrazioni poligonali. Davvero su standard ottimi il doppiaggio, in particolare quello di Kratos che è davvero una spanna sopra a tutti gli altri.

God Of War (PS4) - Immagine 3

9,5
God of War su PS4 rappresenta sicuramente il "Rinascimento" della saga. Una storia matura e quasi intimista; un gameplay sfaccettato e ricco di profondità; una marea di contenuti e un comparto grafico di assoluto spessore. God of War farà letteralmente impazzire i fan della serie, e permetterà a coloro che non l'hanno mai giocato di scoprire un Kratos incredibilmente affascinante. Per quanto ci riguarda, lo diciamo a chiare lettere: il miglior capitolo della saga.
voto grafica9,5
voto sonoro10
voto gameplay9,5
voto durata9