Recensione Genji

Okamoto lancia la sfida al suo stesso passato
Fabrizio Cirillo Di Fabrizio Cirillo(11 novembre 2005)
Strana la vita. Non è sempre sufficiente cambiare aria ed etichetta per proporre idee veramente nuove ed allettanti. E' stato così anche per Yoshiki Okamoto, storico protagonista dell'epopea Capcom, a lui si deve la realizzazione di capolavori del calibro di Street Fighter 2, Resident Evil e Devil May Cry, capace di fondare una società come la Game Republic convinto della necessità di proporre finalmente qualcosa di rivoluzionario, ma altrettanto pronto a rinnegare se' stesso con un titolo molto vicino al recente passato firmato, guarda caso, proprio Capcom. Il risultato prende il nome di Genji: Dawn of the Samurai, titolo apparso in punta di piedi al Tokyo Game Show nel lontano 2004 e finalmente disponibile anche in Europa dopo il discreto successo di critica e pubblico ottenuto oltre oceano.

Ispirato ad un capolavoro della letteratura giapponese dell'undicesimo secolo, il Genji Monogatari, Dawn of the Samurai ripercorre gli eventi legati al conflitto fra il clan Heishi ed il popolo di Kyo, ridotto in schiavitù tramite l'uso di particolari pietre soprannominate Amahagane capaci di conferire a chiunque le possieda doti di combattimento sovraumane. Come ultimi custodi del potere delle Amahagane e come unici superstiti della dinastia Genji spetterà proprio a voi, nel duplice ruolo del giovane samurai Genkuro Yoshitsune e del monaco guerriero Benkei, recuperare tutte le pietre magiche e liberare il popolo di Kyo dalla tirannia del re della guerra Kiyomori.
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Considerato da più parti come il naturale erede di Onimusha, Genji: Dawn of Dreams risulta essere in realtà piuttosto distante dall'opera di Capcom, sia per la volontà del team di sviluppo di limitare la fase esplorativa alla semplice quanto inutile raccolta d'informazioni ed upgrade di equipaggiamenti e erbe curativa, sia soprattutto per la decisione di affidare alla fase di azione il compito di variare una struttura che prevede la ricognizione di un'intera regione, rappresentata con una mappa dettagliata del luogo, per il recupero, o forse sarebbe meglio dire la raccolta, di tutte le Amahagane scomparse.

Tralasciando alcune sporadiche circostanze di gioco, l'elemento trainante di Genji resta dunque la fase d'azione vera e propria, improntata sì su un concept di gioco del tutto simile a quello ammirato in Devil May Cry, sia per quanto concerne la semplicità dei comandi (la mappatura del pad prevede l'uso dei due principali pulsanti d'azione per l'attacco, il terzo per la parata ed il quarto per l'effettuazione del salto) che per la frenesia degli scontri, ma altrettanto “abile” nel distinguersi dal capolavoro Capcom tramite un particolarissimo sistema di combattimento soprannominato Mind's Eye. In determinate situazioni di gioco e previo l'esborso di un limitato quantitativo d'energia spirituale, accumulabile peraltro parando i colpi degli avversari, è infatti possibile alterare il normale scorrere del tempo, rappresentato a video attraverso una cromatura blu intensa ed un evidente effetto di blur, e di permettere tramite la tempestiva pressione del rispettivo tasto d'azione indicato sulla parte inferiore dello schermo di schivare o anticipare le mosse del nemico al fine di causarne la morte con un solo attacco soprannominato Kamui. Il Kamui non rappresenterà in ogni caso l'unica alternativa al solito “colpisci tutto ciò che si muove”, visto che in corso d'opera ed esattamente come negli Action/RPG più classici, sarà altresì possibile avanzare di livello, incrementare le abilità dei due protagonisti ed ottenere i punti esperienza necessari per “apprendere” tecniche di combattimento sempre più raffinate.
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Tecnicamente parlando Genji: Dawn of Dreams si presenta come un titolo immediato e coinvolgente, capace di offrire un'azione di gioco frenetica e priva d'incertezze grazie ad un engine in grado di viaggiare, salvo qualche sporadico rallentamento, costantemente a 60 FPS.
Il team di sviluppo ha inoltre profuso il massimo impegno per ricreare le splendide atmosfere del Giappone feudale, riuscendo ad accostare ad una qualità ed una ricchezza delle texture, un level design paragonabile solo ai migliori titoli attualmente in commercio.

La medesima cura per il dettaglio è stata poi riproposta in tutti i personaggi in game, con particolare riguardo per i due protagonisti dotati anche di un set di animazioni piuttosto vario e credibile. Gli sviluppatori sono andati comunque ben oltre il “solito compitino” arricchendo ulteriormente la propria offerta con oltre 60 minuti di sequenze in computer grafica ed offrendo la possibilità anche agli utenti occidentali di usufruire del selettore 50/60 Hz. Tra le note positive va segnalato la presenza di una colonna sonora decisamente a tema e coinvolgente, mentre più di un dubbio emerge sia sulla scarsa interattività dei fondali che soprattutto per l'eccessiva semplicità dell'avventura, in grado di offrire non più di 8/10 ore di sano divertimento.
Da segnalare infine la scelta, azzeccata, di lasciare all'utente la possibilità di selezionare come lingua parlata anche quella originale Giapponese, opportunamente sottotitolata anche in italiano, opzione questa atta ad offrire un'esperienza di gioco ancor più coinvolgente e completa.
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7
La prima esperienza di Game Republic si traduce in pratica con un titolo accattivante e suggestivo, certo non privo di difetti ma comunque all'altezza della situazione. Sicuramente una base più che ottima sulla quale costruire un futuro che, viste le premesse, potrebbe assumere connotazioni certamente positive.
voto grafica8
voto sonoro7
voto gameplay7
voto durata5,5
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