Recensione Far Cry Primal

Si combatte nella preistoria
Roberto Vicario Di Roberto Vicario(22 febbraio 2016)
La serie di Far Cry si è sempre contraddistinta per una serie di scelte, soprattutto in termini di setting, piuttosto coraggiose. Dopo le isole tropicali del primo capitolo, abbiamo viaggiato in Africa, nelle isole del pacifico ed in una specie di Tibet. Con Far Cry Primal, gli sviluppatori di Ubisoft Montreal si sono presi un rischio gigantesco, portando quest'ultimo capitolo circa diecimila anni indietro nel tempo, quando la legge era stabilita dalla lotta con la clava e l'uomo era più preda che cacciatore: la preistoria. Mossa azzardata o incredibile sorpresa? scopriamolo insieme.
Far Cry Primal
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Una tribù da salvare

Far Cry Primal è un FPS atipico (vista la mancanza di armi da fuoco) in cui vivremo la storia di Takkar, un membro della tribù degli Wenja che, con il suo gruppo di caccia, sta cercando di fare ritorno ad Oros, una splendida vallata una volta terra natia della tribù. Dopo una serie di vicissitudini, che fungono da vero e proprio tutorial, incontreremo Sayla una ragazza che fa parte della nostra stessa "famiglia" e che ci porterà proprio ad Oros. Qui troveremo una tribù dilaniata e smarrita, stretta tra i due fuochi di tribù rivali (gli Izila e gli Udam). Toccherà quindi a noi, nei panni di Takkar, riunire i membri della nostra “famiglia” e allontanare la minaccia delle tribù rivali.

A grandi linee la storia di Takkar si svolge attraverso una serie di missioni che, esattamente come nei Far Cry precedenti, ci porteranno a compiere svariati compiti. Sparsi per Oros ci saranno, infatti, diversi specialisti della tribù che una volta “salvati” non solo torneranno a vivere nel villaggio Wenja, ma sbloccheranno tutta una serie di compiti che porteranno avanti il filone narrativo.

Nonostante la buona volontà degli sviluppatori e qualche “licenza poetica” sul periodo storico dobbiamo ammettere che la storia, nonostante un inizio intrigante, non riesce mai a sbocciare, restando piuttosto piatta dall'inizio alla fine. Come tradizione vuole i personaggi intriganti e carismatici non mancano, tra cui lo sciamano del villaggio che per follia stacca nettamente tutti gli altri personaggi. Purtroppo però questi non vengono mai realmente approfonditi, lasciando un po di amaro in bocca che si fa ancora più insopportabile quando ci si trova davanti ad un finale che non spicca certo per la sua bellezza.
Un peccato sicuramente, ma visto il periodo storico, bisogna anche ammettere che riuscire a creare qualcosa di davvero interessante ed intricato era un compito difficilissimo. Mettiamola così: gli elementi principali ci sono tutti (tribù, lotte di territorio, natura, caccia, raccolta ecc. ecc.) ma, purtroppo, a livello narrativo non vengono opportunamente amalgamate tra loro, a causa anche di una longevità non eccelsa se paragonata ai precedenti capitoli (circa 10 ore per finire la quest principale).

Un gameplay leggermente preistorico

Arriviamo così a parlare del gameplay. Sin dall'annuncio l'ambientazione preistorica ci aveva esaltato, ma allo stesso tempo temevano un appiattimento del gameplay sotto diversi aspetti, soprattutto sulla lunga distanza.
Purtroppo parte di questi pessimismi sono diventati concreti dopo diverse ore di gioco, alternati però ad altre scelte che ci hanno decisamente convinto. Takkar ha dalla sua tre tipologie principali di armi: clava (ad una o due mani), arco (corto e lungo) e lancia. A queste armi si aggiungono poi tutta una serie di gadget come la bomba di fuoco o quella che rilascia uno sciame d'api che hanno la stessa funzione delle granate dei precedenti capitoli.
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Gli approcci, come tradizione di Far Cry vuole, possono essere differenti: diretto e spudorato con la clava, silenzioso e guardingo con l'arco, oppure un misto di entrambi. Se con l'arco il gioco ci regala splendide situazioni di gioco, diverso è il discorso legato all'uso della clava . La mancanza di animazioni specifiche rende, infatti, l'uso dell'arma terribilmente noioso, soprattutto dopo un paio di ore che la si agita. La sensazione è che gli sviluppatori abbiano mantenuto le movenze delle armi melee dei precedenti capitoli, senza evolverle minimamente e tralasciando dunque l'importanza dell'esperienza legata al combattimento corpo a corpo.

Fortunatamente, a rendere un po varia l'esperienza, ci pensano due elementi piuttosto impattanti in termini di gameplay: gli animali e il crafting. Takkar è, infatti, in grado di controllare buona parte della megafauna che popola la terra di Oros, compreso anche un gufo che sarà i nostri occhi dall'alto. Una volta domati, questi grossi felini e mammiferi potranno tornarci molto utili sia durante le nostre battute di caccia che nei combattimenti. Tramite la semplice pressione di un tasto potremo, infatti, mandare l'animale all'attacco sorprendendo il nemico oppure utilizzarlo per creare un diversivo; occhio però anche alla vita delle nostre bestie, che sarà limitata e una volta abbattute avremo un tempo limite per rianimarle.

Questo appena menzionato è, tra l'altro, uno dei tanti motivi che ci spingeranno a puntare tantissimo sulla raccolta delle risorse e sul crafting. Di fatto, essendo costruiti con legno e pietra, gran parte dei nostri oggetti si consumeranno nel corso del tempo, diventando inutilizzabili. Starà quindi a noi essere sempre pronti ed avere i giusti oggetti per fabbricarci armi, munizioni gadget, e soprattutto unguenti medicinali. Dalla sua Takkar potrà contare sulla vista del cacciatore, che una volta attivata metterà in risalto gran parte degli oggetti (e dei nemici) presenti sulla mappa.
Far Cry Primal - Immagine 4
Fortunatamente, sbloccando gli specialisti, avremo accesso a tutta una serie di migliorie che andranno a rendere più efficaci le abilità come ad esempio più barra delle vita, armi più potenti, possibilità di cavalcare gli animali e molto altro ancora. In questo senso non abbiamo notato grossissime differenze rispetto ai rami di abilità dei precedenti Far Cry, se non per la disposizione grafica.

Una terra ricca di opportunità

Superata la parziale delusione legata alla trama e ad una parte del gameplay, iniziamo a menzionare gli aspetti positivi, tanti, che troviamo all'interno di questo titolo. Oros, sotto questo aspetto, è una terra ricca di splendide opportunità. Gli sviluppatori di Ubisoft si dimostrano ancora una volta dei maestri nella gestione e nell'arricchimento dei mondi open world.

Girovagando per Oros avremo tantissime attività da portare a termine, alcune delle quali molto divertenti. La cosa più interessante è sicuramente la gestione del nostro villaggio. Ogni specialista ha la sua capanna che, spendendo le debite risorse raccolte, potrà essere migliorata per due livelli. Andare a rendere più confortevoli le capanne sbloccherà nuove missioni e porterà sempre più popolazione al nostro villaggio. Maggiore popolazione vorrà dire maggiori benefici che potremo ottenere.

Per aumentare la popolazione ci saranno ovviamente altri modi oltre alle capanne e missioni degli specialisti. Girovagando per la mappa potremo imbatterci ad esempio in eventi casuali come dei Wenja da salvare dopo essere stati catturati dagli Izila o dagli Udam, piuttosto che difendere i nostri dagli animali e molto altro ancora. Inoltre, avremo anche tutta una serie di missioni secondarie che ci porteranno a diventare cacciatori, raccoglitori o combattenti in base alle richieste che ci verranno fatte. Infine non mancheranno le famose torri che sbloccano la mappa e i viaggi rapidi, qui però trasformate in pire da accendere.
Gran parte del fascino, l'abbiamo però riscontrato nell'esplorazione libera. Il level design del gioco ci ha davvero colpito tantissimo e camminare tra le foreste e attraversare i fiumi ci porterà a scoprire tutta una serie di elementi davvero speciali e segreti molto carini, come ad esempio grotte da esplorare ricche di geroglifici o altri collezionabili simili. Sotto questo aspetto, dobbiamo ammetterlo, il gioco si è rivelato davvero ricco e soprattutto piuttosto divertente. Se siete amanti dei mondi aperti, qui avrete ore e ore da spendere per scoprire e sbloccare tutto quanto.

Oros nel cuore

A lasciare un segno indelebile nel nostro cuore, lo avrete capito, è proprio Oros. Il mondo di gioco pensato e sviluppato da Ubisoft è davvero bellissimo, avvolgente e in grado di trasmetterti proprio la sensazione di terra selvaggia. Giocando a Far Cry ci saranno dei momenti in cui vi fermerete a guardare il panorama che si scorge in lontananza, il sole che si nasconde tra gli alberi mentre sta tramontando, oppure due leoni che combattono tra di loro vicino ad un corso d'acqua. Ogni elemento è al suo posto ed estremamente caratterizzato. La vallata rigogliosa dei Wenja, l'erba bruciata dal sole nelle lande del su controllate dagli Izila le fredde terre del nord e le montagne innevate degli Udam. A proposito, non avventuratevi senza pelliccia in queste terre, dato che ci sarà un barra del freddo che una volta esaurita porterà all'assideramento del nostro personaggio.
Far Cry Primal - Immagine 7
Tutti questi elementi sono gestiti perfettamente da un motore grafico che migliora quanto già visto in Far Cry 4. I modelli dei personaggi sono estremamente caratterizzati, definiti e soprattutto ben animati. Stesso discorso per gli animali che, pur riciclando le animazioni dei precedenti titoli, sono stati arricchiti anche di nuovi e credibili movimenti.

La risoluzione dinamica, inoltre, pur tradendo l'occhio in alcuni momenti, compie perfettamente il suo lavoro, lasciando agli occhi del giocatore un'immagine sempre pulita e apprezzabile. Gran parte del merito, in questo senso, va anche al frame rate del titolo sempre granitico sui 30fps senza mai un'incertezza.

Anche sotto l'aspetto sonoro il lavoro è davvero lodevole. La presenza di un'incomprensibile lingua parlata "a tema preistorico" ci porta ad un livello di immersione ancora più alto, sebbene non mancheranno gli opportuni sottotitoli nella nostra amata lingua . Buona anche la campionatura dei vari suoni e rumori, mentre la componete musicale sfrutta diverse sonorità tribali che variano in base a quello che succede sullo schermo.
Nel complesso possiamo quindi dire che questo Far Cry Primal è un esperimento tutto sommato riuscito. Ovviamente il periodo storico scelto ha portato a dei rischi che, come avrete letto, in alcuni casi hanno pagato e in diversi altri no. Detto questo, bisogna sottolineare la buona volontà degli sviluppatori nel tentare di offrire qualcosa di davvero originale e allo stesso tempo divertente. Se siete fan della saga o più semplicemente siete alla ricerca di qualcosa di diverso, ed in parte originale, Far Cry Primal potrebbe essere proprio quello che fa al caso vostro. Per tutti gli altri, soprattutto quelli che non amano sparare, potrebbe rivelarsi una piacevole alternativa, a patto di sorvolare su alcuni difetti del titolo.

8
Far Cry Primal offre un gameplay atipico e decisamente particolare. La scelta di voler ambientare il gioco in un periodo storico così lontano ha portato gli sviluppatori a dover superare delle sfide non indifferenti, soprattutto in termini di gameplay. Ad una narrativa non eccelsa, e ad un gameplay che sotto alcuni aspetti latita, si contrappone un open world, ricco, dinamico e divertente da esplorare. Insomma luci e ombre di un titolo che siamo certi, farà sicuramente discutere.
voto grafica9
voto sonoro8
voto gameplay7,5
voto durata8,5

Far Cry Primal

Disponibile per: PC, Xbox One , PS4
Far Cry Primal Xbox One Cover
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