Recensione Danger Girl

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (12 Dicembre 2000)
Dopo aver raggiunto l'apice della notorietà grazie al successo della serie Gen-13, J.Scott Campbell (in realtà solo Scott Campbell, dato che la "J" è un nome d'arte) decise di intraprendere la lunga e perigliosa via dei disegnatori indipendenti, già battuta con fortune alterne da mostri sacri come Todd McFarlane e Jim Lee. Il primo titolo a uscire sotto l'etichetta-contenitore Cliffhanger è stato proprio Danger Girl, serial fumettistico votato all'azione tout court che presenta le avventure di un gruppo di ragazze simil-Charlie's Angels impegnate nella lotta contro il terrorismo internazionale. Le atmosfere della serie a fumetti, edita anche in Italia da Magic Press, sono leggere e spassose, pur se un filino superficiali, grazie ai personaggi fortemente caratterizzati dal punto di vista estetico (con uno stile di disegno a metà tra il cartoon e i manga nipponici). Abbandonando il campo dei fumetti, veniamo ora a parlare del primo tie-in dedicato alle ragazze pericolose, prodotto dalla THQ con il supporto di Scott Campbell, utilizzando le capacità "programmatorie" dello stesso team che portò su PlayStation il discreto Duke Nukem: Time To Kill
Danger Girl - Immagine 1
Un livello che farebbe la felicità di Lara Croft
UN MIX DI OTTIME IDEE ROTONDE
Non è difficile intuire a quale categoria di titoli abbiano deciso di rifarsi gli sviluppatori N-Space, il cui obbiettivo per Danger Girl era creare un mix abbastanza riuscito di classici come Syphon Filter, Metal Gear Solid e Tomb Raider. Delle avventure con protagonista l'agente Logan, Danger Girl riprende l'interfaccia di gioco e il sistema di controllo, oltre alla telecamera da dietro la protagonista, diventata ormai uno standard per i giochi d'azione in 3D. Dal primo episodio di Metal Gear Solid (o meglio, dal terzo Metal Gear uscito sul mercato) sono state riprese alcune caratteristiche, come il radar indicante la posizione dei nemici e il loro "cono" di visibilità. Per finire, l'ispirazione a Tomb Raider appare evidente dalla caratterizzazione delle protagoniste (dotate di grandi e ottime idee ad altezza sterno) e dallo schema di gioco, che miscela le immancabili sparatorie a momenti più riflessivi, in cui è l'esplorazione a farla da padrone
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