Recensione Call of Juarez: Bound in Blood

Techland ci invita nel selvaggio West.
Giuseppe Schirru Di Giuseppe Schirru
Si ritorna al selvaggio West. Ancora una volta. Non che le sortite siano state molteplici, ma dato che manca un illustre esponente della categoria, Techland, dopo l'imperfetto Call of Juarez, a due anni di distanza ci riprova con un seguito che possa dire la sua anche a chi non è nato con stivaloni, pistola e cappello da Cowboy. Che abbia le idee chiare sul da farsi risulta palese anche solo dando un occhiata a un'iconografia western perfettamente rispettata grazie ad ambientazioni a tema (miniere, villaggi abbandonati, deserti, ), intensi duelli con pistolettate, nemici che cadono dal balcone quando colpiti, quindi andiamo a vedere se finalmente avremo un western degno di Sergio Leone.
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 1
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 2
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 3
 
Narrativamente parlando, Bound in Blood si presenta come un prequel di Call of Juarez, fps uscito nel 2007 e balzato agli occhi di molti più per l'ambientazione atipica che non per le evidenti qualità. Techland ci riprova, raccontando stavolta le tutt'altro che eroiche gesta dei fratelli Ray e Thomas McCall, in un'America devastata dalla guerra civile e dalla pistolettata o fucilata facile. Come per il primo capitolo, anche stavolta ci troveremo ad utilizzare alternativamente due personaggi, ciascuno con le proprie caratteristiche e abilità. Il primo se la cava bene nelle mischie e mostra una potenza maggiore rispetto all'altro (vanta maggiore resistenza ai colpi avversari, possibilità di utilizzare doppie pistole, esplosivi e via dicendo), che dal canto suo dalla lunga distanza se la cava decisamente meglio (e mostra una maggiore agilità). Per quanto i livelli potranno essere affrontati col personaggio da noi scelto (tranne alcune eccezioni), è inutile dire che le vicende del gameplay cambieranno a seconda di chi impersoneremo. Inoltre, il McCall da noi snobbato non sarà relegato in panchina ma prenderà parte al gioco aiutandoci attivamente, compiendo un proprio percorso che spesso e volentieri si incrocerà al nostro.
 
È in questo frangente, nella scelta dei due personaggi, che Bound in Blood vorrebbe scindere il proprio gameplay in due meccaniche distinte: da un lato vorrebbe dimostrarsi un fps devoto all'azione, dall'altro mostrare venature stealth in grado di ravvivare il copione. Purtroppo, è bene dirlo, sia che si impersoni Ray o Thomas, l'avventura sarà praticamente sempre e solo votata all'azione, intervallata da scontri a fuoco contro avversari dall'intelligenza artificiale ahinoi mediocre, duelli con pistola contro i boss di turno, combattimenti su larga scala. Se il fatto che la componente stealth sia a malapena abbozzata si può passar sopra (così come su sezioni a cavallo o su diligenza insapori), non però su nemici che non mostrano la benché minima strategia e saranno solamente capaci di puntarci la pistola addosso e premere il grilletto, spesso dandosi a comportamenti psicotici e insensati. Decisamente meglio si comporta il nostro compare virtuale, che riuscirà a darci un aiuto concreto per superare le missioni.
 
È comunque lampante che sarà l'azione viscerale e ignorante a farla da padrone. Ci sarà un percorso obbligatorio da seguire, svariati nemici dislocati in ogni dove, le nostre pistole a farli fuori o le varie armi che potremo raccattare dallo scenario per aumentare la potenza di fuoco o sopperire alla mancanza di munizioni. Saranno presenti varie tipologie di pistole, fucili, fucili di precisione, ordini esplosivi e quant'altro. Tra le feature salienti è da citare il Concentration Mode. A conti fatti altro non è che il pluriabusato bullet time, slow motion o nomenclatura che più vi aggrada: una volta caricata l'apposita barra (previa uccisione di un bel manipolo di nemici) il tempo rallenterà e guadagneremo un discreto margine di vantaggio rispetto agli ostili, puntandone più d'uno alla volta e mandandoli dove meritano di stare grazie a quintali di piombo una volta che il tempo ricomincerà a scorrere normalmente. Sono previsti ancora una volta i duelli, migliorati rispetto al passato e resi più articolati. Ora dovrete essere veloci a tirare fuori il ferro, mirare il nemico e sparargli addosso tutti i sei proiettili del caricatore. I duelli con pistola erano già presenti nello scorso capitolo, e sono anche qui riproposti come sessioni a sé stanti. La telecamera si posizionerà alle nostre spalle, noi dovremo prendere in mano la pistola e celermente far fuori l'avversario scaricandogli addosso tutte le munizioni: precisione, destrezza e velocità saranno imprescindibili per far fuori il nostro nemico.
 
Graficamente parlando, il lavoro svolto è certamente lodevole. L'interpretazione dello stile western rivela un'ottima caratterizzazione sia per le ambientazioni che i personaggi principali e di contorno. Le locazioni risultano varie, curate e spaziano dalle classiche cittadine costruite col legno fino ai villaggi messicani. I nemici mostrano inoltre un'ottima modellazione poligonale, vantano animazioni più che discrete e nulla gli può essere imputato nemmeno dal punto di vista del character design. Le texture risultano sempre all'altezza e gli effetti speciali si sprecano. Qualche problema di tearing e alcune cadute di stile non inficiano il risultato finale che si attesta su livelli alti. Ed anche il sonoro non è da meno, partendo da una colonna sonora sempre a tema e finendo con effetti più che discreti. Purtroppo il doppiaggio (in lingua italiana), come spesso accade, non è il punto forte della produzione.
 
Sono pochi ma significativi i difetti che ci impediscono di esprimerci nei confronti di Call of Juarez: Bound in Blood in termini più entusiasti. Non si spiega, oggi, anno domini 2009, l'avvicendarsi di due personaggi con cui affrontare lo modalità in singolo e l'assenza della modalità co-op. Non si sopporta invece, affiancato ad un gameplay altrimenti vario e mai noioso, un'intelligenza artificiale dei nemici da far venire il latte alle ginocchia, o ancora una campagna in singolo troppo veloce da portare a termine. È possibile portare a termine l'avventura in dieci ore (scarse), ma fortunatamente viene in aiuto una modalità multiplayer corposa (fino a un massimo di dodici giocatori), con svariate modalità (cinque in tutto) ed un totale di otto mappe, nonché un codice online che non soffre di particolari problematiche. È da citare la presenza di varie classi, ognuna con le sue peculiarità, che potranno essere sbloccate aumentando il proprio punteggio. Oltre ai classici deathmatch, o modalità ad obiettivi, merita menzione quella dove un giocatore, nei panni del ricercato, dovrà rimanere per più tempo vivo prima che i restanti giocatori lo mandino al creatore.
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 4
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 5
Call of Juarez: Bound in Blood - Immagine 6
7,5
Sono pochi ma significativi i difetti che ci impediscono di esprimerci nei confronti di Call of Juarez: Bound in Blood in termini più entusiasti. Non si spiega, oggi, anno domini 2009, l'avvicendarsi di due personaggi con cui affrontare lo modalità in singolo e l'assenza della modalità co-op. Non si sopporta invece, affiancato ad un gameplay altrimenti vario e mai noioso, un'intelligenza artificiale dei nemici da far venire il latte alle ginocchia, o ancora una campagna in singolo troppo veloce da portare a termine.
voto grafica8
voto sonoro7,5
voto gameplay8
voto durata7,5