Tiscali

Recensione Burnout Paradise

Un'intera Città da sgommare in lungo e in largo: è tornato Burnout!
Francesco RomagnoliDi Francesco Romagnoli (1 febbraio 2008)
In un giorno qualunque di tanto tempo fa, giunse sul mercato un titolo arcade dal nome di Burnout. Si era ai tempi dell'old-gen, della PS2 per intenderci, e quel gioco, pur non introducendo nulla di eclatante, piacque per il suo gameplay divertente, per una grafica di buon livello, e per l'esaltante appeal degli incidenti e di come le auto si distruggevano in questi.
Sull'onda del successo arrivò il secondo capitolo, che rafforzò l'immagine di questo brand ed introdusse la modalità degli incidenti agli incroci, in cui cercar di causare il maggior numero di danni. Modalità poi ripresa in “Takedown” il terzo episodio, vero caposaldo dell'intera serie, in cui il mix tra l'ottima qualità tecnica ed il gameplay elettrizzante lo rendevano veramente appassionante. I capitoli successivi, pur mantenendo una certa qualità, non raggiunsero più quei livelli...almeno fino ad oggi.

Burnout Paradise - Immagine 2
Il turbo è di diversi tipi, a seconda della macchina
Burnout Paradise - Immagine 3
Le zone periferiche, verso le montagne, presentano percorsi con curve piuttosto impegnative
 
La nuova feature che rinnova la serie e che salta subito all'occhio è la modalità libera, il classico free-roaming con cui darsi all'esplorazione per recarsi dove si vuole per dominare la città dall'alto, per farsi una scampagnata o per raggiungere alcuni obiettivi.
Insomma, ci viene data una città intera da rivoltare come un calzino, ma non senza qualche scopo di fondo che ci accompagni e ci stimoli a scoprire ogni strada, ogni pertugio, ogni area nascosta.
Le stesse gare, ad esempio, compariranno sulla mappa solo una volta che saremo passati sopra al punto di avvio (che coincide sempre con gli incroci). Invece tra gli obiettivi dobbiamo trovare ben 400 cancelli che rinchiudono proprietà private, sfondare 120 cartelloni pubblicitari trovando i salti che ci permettono di raggiungerli, effettuare una cinquantina di salti acrobatici...e così via.
I produttori di questa Paradise City devono proprio essere orgogliosi della propria creatura, dato che ce la fanno girare obbligatoriamente in lungo ed in largo. Obbligatoriamente significa che non è possibile selezionare un punto nella mappa per raggiungerlo in maniera diretta, un po' come avveniva sugli ultimi Need For Speed, ma bisogna recarvisi con le proprie ruote.

Anche se può suonare scocciante, possiamo affermare che in realtà non lo è. O almeno non lo è come nelle passate esperienze assimilabili a questa. Vuoi per l'ottima grafica, vuoi perché se si aziona il turbo le vetture sono capaci di andare a velocità tali che si raggiunge l'altro capo della città in un batter d'occhio...insomma, si tratta di un'esperienza tutto sommato non frustrante.
Il free-roaming non è quindi un'aggiunta di poco conto, un qualcosa di cui si vuol far presto a meno, ma si tratta invece di una componente che, più che “integrare”, genera una nuova dimensione.  
Ora, non pensiamo ad una vera e propria rivoluzione. Le dimensioni della mappa sono tutto sommato discrete, non certo mastodontiche. Si tratta di una città, non di un'intera isola come Test Drive Unlimited.
Ma se Burnout Legends perde il paragone con il titolo Atari in quanto a dimensioni, si rifà abbondantemente in quanto a comparto grafico.
Qui i colori sono vividi, accesi e belli da osservare, non tenui e smorti come quelli di Test Drive.
La profondità grafica è notevole e dà gusto il fermarsi per osservare un bel panorama, anche per via degli effetti di luce ben fatti. Insomma Paradise City è davvero bella.
 
Se ci fermassimo qui però, questo gioco non si dovrebbe chiamare Burnout.
Abbiamo parlato di girovagare, esplorare...di tutti gli aspetti nuovi insomma, ma non del DNA classico che la serie si porta appresso. Impossibile parlare di Burnout senza citare incidenti, takedowns e distruzione generalizzata.
Veniamo quindi alla concretezza delle gare vecchio stile ed analizziamo tutti i tipi di competizione che abbiamo a disposizione.
Ci sono le gare, in cui molto banalmente vince chi arriva primo. Poi ci sono le cosiddette “Uomo nel mirino”, ovvero la situazione in cui noi siamo l'auto obiettivo e dobbiamo cercare di raggiungere la destinazione prima che le autovetture avversarie distruggano la nostra.
“Furia Omicida” invece è un tipo di competizione in cui non si ha un luogo come traguardo, ma in cui si deve effettuare un numero prestabilito di Takedowns (che, lo ricordiamo, non si tratta altro del distruggere le auto avversarie mandandole contro i muri o incidentandole seriamente in vario modo).

Burnout Paradise - Immagine 4
Uno degli obiettivi principali rimane sempre quello di abbattere gli avversari
Burnout Paradise - Immagine 5
Le auto non rappresentano modelli veri, anche se nei dettagli traggono ispirazione da questi




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Burnout Paradise

Disponibile per: Xbox One, Xbox 360 , PS3, PC, PS4
Burnout Paradise Xbox 360 Cover
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