Recensione Brothers in Arms: Earned in Blood

Alessandro Cossu Di Alessandro Cossu(10 ottobre 2005)
RITORNO AL PASSATO
Otto mesi or sono, Gamesurf recensì per voi un titolo destinato a far breccia nel cuore di una vastissima platea di appassionati : Fratelli in Armi, Brothers in Arms, appunto. Pur non essendo, a livello strettamente tecnico, un valido rivale dei due mostri sacri che si contendono il trono del miglior gioco a base di WWII, il titolo targato Ubisoft spopolò grazie ad alcune chicche insite nel gameplay che fecero saltare di gioia i giocatori di mezzo globo. Oggi, quello che più che un seguito, è una “variante sul tema”, di quel primo capitolo, torna a far danni sui nostri computer, con una veste grafica rinnovata ed una serie di perle tutte da scoprire.
Ma ora, signore e signori, un po' di storia. In “Brothers in Arms : Road to Hill 30”, avevamo lasciato il prode sergente Matt Baker a riconquistare le martoriate città delle coste della Normandia (per la precisione, buona parte del titolo si svolse nella città di Carentan), dopo essersi paracadutato insieme al suo gruppo nelle campagne antistanti la città.
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 2
Ecco il nostro rosseggiante protagonista
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 3
La mia squadra al lavoro
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 4
Stralci autentici dei documenti della WWII
Nel gruppo di allora, c'era anche un giovane soldatino, il caporale Joe “Red” Hartstock, inizialmente assegnato alla squadra d'assalto di Baker. Dopo alcune missioni, al signor “Red”, vengono assegnati nuovi incarichi e, soprattutto, il comando di una squadra, tutta composta da paracadutisti come lui. Molto più ambizioso di Baker, Hartstock inizia la sua scalata ai vertici del comando proprio da qui. Inizialmente incerto, eccolo prendere progressivamente confidenza col campo di battaglia, che livellerà il suo carattere e la sua ambizione attraverso dieci violente e sanguinose missioni intrise di tutto il peggio che i tragici giorni successivi allo sbarco in Normandia portarono nel mondo.
Scopo ultimo della campagna in single player, sarà quindi liberare le città distrutte dalla Guerra, con un attenzione particolare all'assalto di Saint Saveur, nelle lande francesi, verificatosi dieci giorni dopo il D-Day. Sostanzialmente, quindi, il titolo targato Gearbox ci offrirà quasi lo stesso lasso temporale del suo illustre predecessore; per la precisione, quasi un quarto del gioco – o poco meno – lo vivremo, da un altro punto di vista – proprio assieme alla squadra del già citato Baker, prima di intraprendere la nostra sfida personale.

Questo porta sicuramente a chiedersi se questo BiA: EiB sia effettivamente un sequel o un immenso data-disk, ovvero una espansione di Road to Hill. Dopo lunghe sessioni di gioco, siamo giunti alla conclusione che non si tratta ne della prima ne della seconda ipotesi. Questo nuovo gioco è semplicemente un altro titolo, che condivide col primo solo il nome ed il team di sviluppo, offrendoci l'interessante opportunità di vivere da un altro punto di vista differenti eventi di uno stesso filo conduttore, vale a dire lo Sbarco in Normandia. Il titolo Ubisoft, sparatutto fortemente votato al tatticismo, si presenta nella classica confezione DVD, contenente il disco di gioco e un ottimo manuale completamente localizzato nella nostra lingua. Mancano gli orpelli presenti nel primo volume, quali mappe e poster, ma transeat. La prima cosa che balza all'occhio e la completa “rivisitazione” del sia pur potente motore grafico che mosse il predecessore, un engine duttile e scalabile pesantemente rivisto per offrire uno spettacolo sicuramente migliore di quanto non si sia visto in precedenza. Texture fino a quattro volte più curate del predecessore formano un perfetto connubio con un numero di poligoni addirittura doppio; attenzione particolare è stata rivolta alle mimiche facciali, al limite del fotorealismo.
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L'avventura inizia piuttosto male...
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Una posa romantica della Luna
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Il crucco ci ha rimesso le penne
Sono stati inoltre implementati dei raffinati effetti di shader, nonché i più classici “Lens Flare” ( i riflessi del sole, ad esempio), e nuovi script per il motore fisico. Finalmente, assisteremo a mura che si sgretolano ed edifici che crollano, vetri infranti e casse non più di titanio, ma di semplice legno. Certo, qualche imperfezione è rimasta, in questo settore, ma nulla che faccia gridare allo scandalo.
Nonostante questo, BiA:EiB esce sconfitto dal confronto diretto con Call of Duty 2, il quale, pur non essendo ancora completo, offre fin da ora un palese vantaggio in termini tecnici, che si traduce in uno spettacolo visivo più elevato di quanto non mostri il titolo GearBox. Tuttavia, questo non deve spaventare, perché Earned in Blood (letteralmente, Pagato col il sangue : finite il gioco e scoprirete cosa ha avuto un prezzo così alto), rimane in ogni caso un prodotto di altissimo livello.
Un plauso al comparto audio, con labili perfettamente sincronizzati (ma non sempre) e sound fx di buon livello, anche se alcune armi, come ad esempio la mitraglietta M3A1, si produce in un suono troppo “giocattolesco” e a tratti fastidioso. Buone le musiche, coinvolgenti ed evocative, sempre pronte a sottolineare i momenti di tensione. Parlando di strumenti di morte, il buon caporale protagonista delle nostre scorribande potrà portare con se “solo” due armi (più cinque granate), sostituendo eventualmente le proprie con quelle americane e tedesche trovate sul campo. Non mancheranno postazioni fisse e la possibilità di guidare devastanti mezzi meccanici: un esempio su tutti, il letale carro armato M-10, vera perla del primo BiA.

Anche le routine di Intelligenza Artificiale sono state pesantemente riviste : finalmente i nostri avversari non si limiteranno a venirci incontro desiderosi di essere crivellati, ma si adatteranno alle nostre mosse, battendo in ritirata quando soverchiati, tentando di accerchiarci ove possibile, o scatenando devastanti attacchi frontali quando in grosso soprannumero. Sul fronte multigiocatore, accogliendo le richieste della comunità ludica, è stato implementata una interessantissima modalità cooperativa per due giocatori, che ci permetterà di giocare delle missioni create ad hoc – slegate quindi dalla campagna in singolo - da vivere con un amico (in split screen sulle consolle, ed in Lan o Internet con gli amici). Non mancheranno poi numerose modalità multiplayer da vivere sulla grande rete grazie ai vari server dedicati, sparsi per mezzo globo. Prima di circondare il commento finale, si ricorda a tutti che il titolo è già disponibile sugli scaffali e che, data la sua natura intrinsecamente violenta (molto più del suo “predecessore”), il titolo pare adatto ai giocatori non giovanissimi.
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 8
Il mio team avanza spavaldo...bravi
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 9
Rosso di sera, bel crucco si spera
Brothers in Arms: Earned in Blood - Immagine 10
La quiete prima della tempesta
8
Intenso. Ecco la parola che meglio esprime meglio cosa si nasconde dietro al nuovo titolo Ubisoft. Violento, cupo, con tutto il suo carico di atroci bellezze, il titolo sviluppato dai signori della GearBox si candida a pericoloso contendente per i suoi illustri avversari. Tatticismo forse un po' esasperato, sacrificando leggermente l'azione, ma nulla che infici eccessivamente sul valore di un titolo che, pur non portando alcuna innovazione, non dovrebbe mancare nello scaffale dell'appassionato di sparatutto in generale, e di quelli bellici in particolare.
voto grafica7,5
voto sonoro7
voto gameplay7,5
voto durata8,5
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