Recensione Bladestorm

La guerra dei cent';anni approda su PS3
Tommaso Alisonno Di Tommaso Alisonno(14 dicembre 2007)
Sotto una fitta pioggia battente, una squadra di cavalleria inglese attende silenziosa tra gli alberi del limitare del bosco. Qualche ora dopo giunge il piccolo contingente Francese: i cavalieri tengono a freno i destrieri mentre osservano passare la prima linea di fanti con spada e la seconda fila di picchieri, ma subito dopo il passaggio degli arcieri si scagliano sulle retrovie con una sincronia e una prontezza di riflessi encomiabile, travolgendo i malcapitati prima che questi possano incoccare le loro frecce e piombando sui lancieri senza che questi possano contrastare la carica con le loro lunghe armi. Solo gli spadaccini riescono a limitare i danni sollevando i loro scudi, ma il mercenario che guida le truppe inglesi sa che ormai lo scontro è nelle sua mani ed è solo questione di minuti prima che anche questi cadano sotto il peso delle sue lance. Così, più o meno, andavano le cose in Francia per oltre cento anni a cavallo del 1400, quando le lotte per la successione al trono, ambito dai reali Inglesi, portò ad un conflitto di cui, probabilmente, le due nazioni soffrono ancora le ferite morali. “La Guerra dei Cent'anni” rivive oggi, sebbene in chiave fantastica, grazie al titolo Bladestorm di Koei.
Bladestorm - Immagine 1
Giovanna d'Arco è una delle figure di richiamo del gioco... peccato però che appaia solo verso la fine
Bladestorm - Immagine 2
Vi abituerete ben presto a questi assembramenti di truppe... un po' più difficilmente a districarvi tra le locazioni
Bladestorm - Immagine 3
Una squadra di bruti armati di ascia: letali per la fanteria leggera, ma occhio alla cavalleria!
Ben lungi dall'essere un “clone europeo” della ben nota serie Dynasty Warriors, Bladestorm si propone di mettere il giocatore nei panni di un capitano mercenario, uno di quei professionisti della guerra, abili tanto con le armi quanto nella strategia, dotati di carisma e autorità sulle truppe a loro affidate, che fecero la loro fortuna durante il conflitto quando fu palese ad ambo gli schieramenti come fossero più efficienti dei regolari coscritti. Unico problema: la fedeltà di un mercenario era legata solo ai termini del contratto stipulato, cosicché lo stesso capitano poteva trovarsi in una battaglia al fianco dei Francesi e solo la settimana dopo tra le linee Inglesi – bastava offrire di più. All'inizio della nostra carriera creeremo il nostro alter ego, molto velocemente in verità limitandoci all'aspetto del volto (tra una manciata preimpostati, niente editor), alla voce ed al sesso (contrariamente alla storia in cui Giovanna d'Arco costituì un precedente) e prenderemo confidenza con la taverna, ossia il nostro vero e proprio quartier generale dove acquistare equipaggiamento, spendere i punti esperienza per potenziare le varie tipologie di truppe, assumere squadroni di scorta, sentire le dicerie del momento, e naturalmente visionare le varie proposte di contratto.

Una volta selezionato lo scenario, verremo invitati a scegliere la roccaforte da cui scagliare i nostri primi attacchi (questa scelta potrà essere limitata nelle missioni di trama) e ci ritroveremo senz'altro indugio catapultati sul campo di battaglia. Come già detto, questo non è DW: scordatevi dunque di poter caricare a testa bassa le orde nemiche completamente da soli. Per prima cosa dovremo avvicinarci ad uno dei plotoni del nostro schieramento ed assumerne il comando, cosa eseguibile tramite la semplice pressione di un tasto. Immediatamente, il nostro personaggio verrà equipaggiato con lo stesso armamento della truppa scelta e nell'angolo in basso a destra compariranno i comandi delle tre mosse speciali di cui questa è dotata, ciascuna corrispondente ad un tasto del controller. Se queste abilità potranno essere di varia natura, dall'incremento temporaneo dell'attacco o della difesa alle vere e proprie tecniche speciali, e per questo motivo il loro utilizzo sarà limitato nel tempo, così non sarà per l'attacco “standard”, plausibilmente quello che utilizzerete più frequentemente. Va da sé che i soldati cercheranno per quanto possibile di eseguire i vostri comandi, seguendo con una leggera inerzia i vostri movimenti ed impiegando attacchi ed abilità al vostro comando.

Tutte le battaglie avranno pressoché il medesimo scopo, vale a dire la conquista di determinate postazioni avversarie, effettuabile mediante la sconfitta del corrispondente Comandante della Base, il quale si schiererà solo quando tutte le difese saranno caduto o quando più di un generale avversario avrà fatto irruzione. Per conseguire questo obiettivo non bisognerà mai perdere d'occhio il fattore “tempo”: per onorare il contratto avrete infatti a disposizione un numero prefissato di “giornate”, ciascuna della durata di dieci minuti; quando scende la notte, infatti, le ostilità si placano e i generali si riorganizzano nelle postazioni attualmente disponibili per le battaglie dell'indomani.

Nella foga della battaglia saremo chiamati a compiere costantemente delle scelte: la prima, già citata, è quella della fortezza da cui partire, ed implicitamente quella della postazione avversaria da aggredire o da cui difendersi, possibilmente studiando a tavolino la postazione dei condottieri nemici ed un possibile itinerario successivo alla prima vittoria. La seconda, anch'essa già citata, è relativa alle truppe: optare per fanti, cavalieri, arcieri, balestrieri, alabardieri, assassini, maghi, cammelli o elefanti (ci sono anche questi) comporterà poche variazioni al sistema di controllo nudo e crudo (salvo il caso degli arcieri, che necessitano di un sistema di combattimento a distanza), ma notevoli dal punto di vista tattico. Il gioco si avvale infatti di un complesso sistema di “morra cinese” secondo cui ciascun tipo di truppa sarà avvantaggiato contro altre, svantaggiato contro altre ancora e bene o male equilibrato con le rimanenti: caricare con la cavalleria contro una squadra di spadaccini è sicuramente una buona idea, mentre è decisamente sconsigliabile tentare la stessa mossa contro dei picchieri schierati. Scegliere la truppa giusta al momento giusto, cambiarla quando serve e fare buon uso degli item di potenziamento (stendardi da battaglia) o delle truppe personali di scorta costituisce pertanto l'intricato gameplaying del titolo.
Bladestorm - Immagine 4
Tra tutte le truppe, gli arcieri si differenzieranno sostanzialmente per il modo di utilizzo, e ciò è perfettamente ovvio, trattandosi di truppe a distanza
Bladestorm - Immagine 5
Queste cinematiche saranno limitate alle missioni di trama, ma non mancheranno occasionali dialoghi anche durante le battaglie comuni
Bladestorm - Immagine 6
Edoardo, il Principe Nero d'Inghilterra, è sicuramente una delle figure chiave della prima parte del gioco
Tecnicamente assistiamo ad uno spiegamento di forze notevole: moltissimi soldati compaiono contemporaneamente su schermo, tutti con un dettaglio decisamente buono ed animati autonomamente con delle routine di IA piuttosto elementari ma non per questo sempre semplici da fronteggiare. Il bad clipping è ridotto ai minimi termini, considerando il gran numero di poligoni, gli effetti speciali non mancano all'uso delle varie abilità speciali, anche se invero alla lunga il motore accusa qualche sporadico calo di frame-rate. Gli ambienti sono gradevoli, ma non eccezionali: se possiamo accettare, infatti, che tutti i soldati della stessa squadra siano identici tra loro e possiamo essere soddisfatti del fatto che i cavalli sono presenti in varie texturizzazioni, così certo non è quando castelli e fortini risultano particolarmente simili, o intere città sono confondibili. Il sonoro si avvale di una colonna sonora maestosa e ben ricreata in battaglia e di temi allegri e di compagnia per la taverna, ma manca di varietà e lungo l'arco di tutta la vicenda si tende ad assuefarsene. I doppiaggi sono disponibili solo in Inglese, ma la qualità è ottima; meno felici le localizzazioni in Italiano, non tanto per inesattezze di grammatica, quanto proprio per alcuni “errori di chiamata” che fanno comparire alcune pagine-dati in Spagnolo...

Il sistema di gioco è immediato e coinvolgente: il tutorial a cui ci sottoporremo nei primi minuti ci illustra come utilizzare le prime unità-chiave, quelle a cui giocoforza si rifanno tutte le altre, e alcuni messaggi di supporto ci guidano durante la nostra prima missione. In seguito, a ravvivare la situazione penserà il constante rimpinguarsi del rooster-armate, veramente molto vasto e dotato di occasionali variazioni sul tema, come truppe provenienti da particolari regioni del mondo o dotate di equipaggiamento speciale. Inoltre, ben presto cominceranno a fioccare le missioni con “richieste extra”, come ad esempio la sconfitta di un determinato generale avversario, la conquista di una locazione estranea all'obbiettivo o il rinvenimento di alcuni oggetti, e così via. Tutto questo, ovviamente, al di fuori delle missioni “di trama”, quelle ossia che ricreeranno gli scontri storicamente realmente accaduti, e che per questo motivo potrete (dovrete) affrontare obbligatoriamente da una specifica delle due parti.

Sfortunatamente, però, tutti questi sforzi non riescono a dare al gioco la giusta verve, forse anche perché sono diluiti in una fetta di tempo veramente molto vasta, ma soprattutto perché il concept è alla base ripetitivo, e manca di quel “mordente” che viene dato alla vicenda dal fatto di esserne il “protagonista”. Il giocatore, infatti, non è mai protagonista della storia: è un mercenario, un gregario, un guerriero prezzolato, uno dei tanti, una comparsa rispetto a personaggi come Edoardo, Filippo il Bello, lord Percy, Giovanna d'Arco. E quando la storia si dilunga e dopo oltre venti ore di gioco ancora quest'ultima personalità non è comparsa, ad un certo punto si comincia ad avvertire la sensazione che i cento anni di scontri siano un po' troppo diluiti. Fermo restando, facendo però un po' di dietrologia, che quelle venti e passa ore di gioco sono state tutte vissute, ponzate, combattute, sofferte, in una parola giocate. La più grande maledizione di Bladestorm rientra nella chiave di lettura del suo stesso concept: la vita di un mercenario durante la guerra dei cento anni, tra battaglie tutte simili al servizio di chi offre di più, senza un'anima e senza un ruolo nella storia.

Gli sviluppatori hanno voluto ricreare questo, rendendolo il più vario possibile imbastardendolo con elementi fantasy, ma non riuscendo a donargli quel mordente che, forse, un minimo di coinvolgimento in più da parte del giocatore avrebbe dato. A prescindere da tutto questo, il risultato è buono: se avete sempre sognato di combattere lunghe battaglie medioevali in una Francia trecentesca un po' “giapponesizzata”, Bladestorm non vi deluderà per niente! Se visto come un esperimento, Bladestorm è veramente incoraggiante, e possiamo ben sperare che in futuro gli sviluppatori ricalchino ed amplino questa strada; diversamente sarebbe veramente un peccato abbandonare quanto c'è di buono in questa produzione.
 
Bladestorm - Immagine 7
Il dettaglio delle truppe è piuttosto buono se si considerano le quantità presenti su schermo, ma gli ambienti peccano un po' di approssimazione
Bladestorm - Immagine 8
Stiamo utilizzando gli arcieri in prima persona, così possiamo riprendere da vicino una solenne mazzata sulle gengive
Bladestorm - Immagine 9
La cavalleria giocherà un ruolo fondamentale sul campo: veloce e potente, è in realtà molto difficile da adoperare negli spazi stretti
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Bladestorm vince e convince, ma in verità non appieno. È encomiabile lo sforzo degli sviluppatori nel cimentarsi in qualcosa di differente sia dai “canonici” Dynasty Warriors sia dai “farraginosi” Kessen, e a dirla tutta non c’è niente nel gameplaying nudo e crudo della missione che non funzioni a dovere: pianificazione, strategia, improvvisazione, scelte cruciali, gestione delle truppe e contemporaneamente la foga e l’adrenalina della battaglia – in Bladestorm c’è tutto questo. Quello che manca è uno svolgimento degli eventi più coinvolgente da parte del giocatore: la scelta di renderlo un comune mercenario totalmente neutrale agli eventi permette da un lato una grande flessibilità di scelta, ma dall’altro lo rende esterno alla vicenda. Inoltre, nonostante gli ottimi sforzi ed idee per rendere la vicenda sempre nuova e frizzante, complici truppe sempre più varie, addirittura anacronistiche o magiche, il gioco scivola ben presto nella ripetitività, specie quando le missioni “di trama” si fanno attendere e la vicenda latita. Se non avete paura di molte ore di gioco tutte estremamente simili, però, Bladestorm svolge alla perfezione il suo compito di base: farvi sentire un mercenario durante la guerra dei cento anni. Non un eroe: un mercenario...
voto grafica6,5
voto sonoro6,5
voto gameplay7
voto durata7,5
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Bladestorm

Disponibile per: PS3 , Xbox 360
Bladestorm PS3 Cover
  • Piattaforma: PS3
  • Produzione: Koei
  • Sviluppo: Koei
  • Genere: Action 3D
  • PEGI: +12
  • Data di uscita: dicembre 2007
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