Recensione Battle Forge

Per chi cerca qualcosa in più di una semplice briscoletta fantasy!
Marco Modugno Di Marco Modugno(23 aprile 2009)
Mettetevi seduti. Gli dei hanno abbandonato la terra e il fato degli umani agli Skylord, sorta di demiurghi semi-onnipotenti, proprio all'alba di una nuova era, mentre i giganti si preparano a venire a riscuotere il loro compenso, dovuto in cambio del nuovo sole che hanno lanciato nel cielo al posto di quello, “rottamato” per limiti d'età. Già sentita? In effetti viene da chiedersi il perché riusciamo ancora ad entusiasmarci come fanciulli il mattino di Natale, di fronte a trame fantasy che finiscono sempre con l'assomigliarsi tutte e con il rispecchiare, in fin dei conti, le leggende della mitologia dell'uomo tramandate da ciascun popolo dall'alba dei tempi. Se facessero a me una domanda del genere, comunque, finirei per dare la colpa, con ogni probabilità, all'immanente presenza di draghi, spade incantate, palle di fuoco e tenebrosi nemici in ogni fiaba fantasy che si rispetti. Copione scontato, dunque, ma condito di elementi e protagonisti irresistibili, troppo radicati nel mito personale di ciascuno di noi perché si resista alla tentazione di goderne ancora una volta.
Battle Forge - Immagine 1
Pensare che stava tutto dentro 20 carte da gioco...
Battle Forge - Immagine 2
Ombra contro brina. Vincerà il numero o la forza bruta?
Battle Forge - Immagine 3
Qualcuno tiri fuori la carta del DDT!
L'ambientazione fantasy è stata, nel decennio trascorso, alla base della fortuna di Magic The Gathering (e della Wizards of the Coast che lo ha prodotto), scardinando con la violenza di un tornado le nostre certezze di giocatori di ruolo, allibiti nell'assistere al soppiantamento del nostro passatempo preferito, sugli scaffali dei negozi di riferimento, da parte di quelli che sembravano, all'inizio, mazzi di carte buoni al massimo per una sorta di “briscoletta fantasy”.

Il successo di Magic The Gathering generò, inevitabilmente, decine di epigoni, di cui alcuni talmente brutti da non meritare nemmeno la menzione e altri, come il mitico Jyhad (poi rinominato Vampires per non offendere i seguaci di Maometto, un po' come fece McDonald's quando ritirò il McPink di carne di maiale...), geniali ma sfortunati e condannati ad un precoce oblio. Anche il mercato dei videogiochi non è rimasto indenne dalla moda delle carte collezionabili e più di un titolo ha tentato negli anni di ammiccare in modo più o meno evidente all'idea di Richard Garfield (il creatore di Magic), anche qui con alti e bassi qualitativi degni di una montagna russa californiana. Ricordiamo tra gli altri il recente e azzeccato Eye of Destruction per la Playstation 3, che si avvale di carte vere e proprie riconosciute dalla telecamera e trasformate sullo schermo in fantastiche creature, e una versione elettronica shareware di Magic che non fa altro che trasferire nell'hard disk i mazzi del gioco dal base fino alla serie Ice Age.

Forte di questa esperienza, e di una certa antipatia verso i giochi di carte mutuata proprio dalla mia persistente affezione ai GDR pen&paper, mi sono affacciato alla recensione di Battle Forge con un certo scetticismo. Se non fosse che poi, all'atto pratico, mi sono trovato davanti un prodotto che, oltre ad essere parecchio innovativo (e solo per questo mi è venuta una voglia improvvisa di stringere la mano a tutti i ragazzi del team Phenomic!), si mostra capace da subito di intrattenere e coinvolgere anche chi come me, quando pensa alle carte, non va molto oltre il tradizionale “come quando fuori piove” e il sette e mezzo di Capodanno.

Il mix di RTS tradizionale, con eserciti e creature piccole e grandi che si danno battaglia su un terreno tridimensionale di varia ambientazione, tentando di avere la meglio su avversari in campo aperto e fortificato, conquistare punti di approvvigionamento e tutto il resto, e di CCG, che sostituisce le carte alle risorse tradizionalmente estratte da miniere e affini o ai punti di risorsa, soddisfa anche i palati più esigenti, facendo perdonare qualche pecca che, ci auguriamo, potrà essere risolta almeno in parte da opportuni futuri aggiornamenti.
Battle Forge - Immagine 4
Un gran bel botto...
Battle Forge - Immagine 5
Non fatelo avvicinare!
Battle Forge - Immagine 6
Libellule assassine, avanti!
Ormai mi sono tradito sul fatto che sono in procinto di esprimermi favorevolmente sul gioco. Per questo motivo, meglio togliersi subito i sassolini dagli stivali, per procedere più spediti fino alla meta, e snocciolare senza remore tutti i nei riscontrati nel testare il titolo EA. A cominciare dalla trama, che ritaglia qualche scampolo di mitologie varie, da quella nordica ai miti delle tribù nordamericane, li mescola con troppo poco condimento e tenta di spalmarli, per parafrasare una frase di Bilbo dal copione de La compagnia dell'anello, su una fetta di pane troppo grande. Il risultato è una storia così esile che ci si vedono le linee di codice attraverso, e che fa venire voglia fin da subito di concentrarsi sul gioco, da intendere come uno skirmish su scala cosmica.

Inutile spingerci oltre sulle vicende di dei giganti e Skylord (sareste voi, impegnati nel vostro compito di demiurghi disposti a salvare o a dannare l'umanità, prona assieme a creature e magie, ai vostri comandi). Molto meglio passare oltre, buttando là senza mezzi termini che, sotto il profilo grafico e sonoro, Battle Forge non è niente di che. Carine le texture egli effetti, piacevoli le voci e i suoni, accattivanti le musiche. Però sono pronto a scommettere la mia borsa di pezzi d'oro doppi che nessuno di voi tenterà d'importare la colonna sonora sul suo iPod, o spalancherà gli occhi nel vedere scorrere le schermate di BF pur impostato al massimo livello di definizione.
La verità, però, è che non sentirete la mancanza della next-gen superspinta (nemmeno il vostro PC, se è per questo, che per una volta potrà girare a temperature inferiori a quella di fusione del nocciolo di un reattore a fissione), intrattenuti più che a dovere da quello che c'è, complice un sistema di gioco che scorre, è accessibile da subito e diverte.

L'impostazione generale, e nel dettaglio, del gameplay, infatti, è il punto di forza principale di BF. Classica, nel suo schema di quattro reami elementali (fuoco, brina, natura, ombra), alimentati da sorgenti di energia magica di colore diverso cui occorre attingere per evocare creature e incantesimi dal proprio mazzo, chiave di volta del gioco e sorgente principale del vostro potere. Eppure geniale nell'affidare alla velocità d'esecuzione delle combinazioni di carte, in pieno stile RTS, il successo delle mosse di gioco, costringendo chi è abituato ad un'impostazione a turni a pensare e ad agire in fretta.

Dove c'è spazio per riflettere, invece, è nella fase di allestimento del mazzo di 20 carte da portare in partita. Il gioco ve ne attribuisce quattro pregenerati e tremila punti da destinare all'acquisto di ulteriori booster pack di otto carte a caso (ce n'è sempre una rara e una semi-rara), singoli o in blocco. E' anche possibile, attraverso internet, scambiare, vendere o mettere all'asta (quest'ultima funzione non dispone dei filtri sulla scadenza temporale e sul limite di prezzo: s'implementino con una patch al più presto, per favore!) le proprie carte, ottenendo in cambio punti da spendere o altre carte. E' infine possibile (ne dubitavate?) spendere qualche euro online per acquistare punti extra, in modo analogo a quanto accade con i Microsoft Points di Xbox Live (ma a prezzi meno popolari, a dirla tutta!). La personalizzazione del mazzo è una delle fasi più divertenti, alla fine, e data la possibilità di crearne e salvarne innumerevoli, lascia ampio spazio alla strategia e alla sperimentazione, pur restando valido il principio che attribuisce maggiore efficacia ai mazzi mono o bi-colore.

Una volta predisposti gli strumenti, è ora di scendere in campo, intraprendendo la campagna di 19 missioni (nella quale coinvolgere altri giocatori, fino ad un massimo di 12), da disputare conquistando i pozzi di energia sui quali costruire globi del potere (con un globo, disponibile all'inizio, potrete evocare creature di primo livello dello stesso colore, e così via...). Le combinazioni possibili e la presenza di tre livelli di difficoltà contribuiscono alla longevità del gioco, che viene però inficiata dalla brevità della campagna.

Per fortuna, è possibile consolarsi abbondantemente con un comparto multiplayer che, di fatto, incarna l'anima migliore del titolo Phenomic. Giocare a carte contro avversari umani di tutto il mondo, magari gli stessi con i quali avrete scambiato carte e trattato l'acquisto di una carta rara indispensabile a potenziare la vostra combinazione vincente, sarà un'attività che finirà per tenervi incollati alla tastiera per parecchio tempo, sempre che la comunità virtuale che ruota attorno a Battle Forge decida di dedicargli, nei prossimi mesi, l'interesse che il gioco indubbiamente merita.
Mescolate le carte. La partita sta per iniziare.
Battle Forge - Immagine 7
Lo scontro prosegue tra i pozzi di lava. Quelle aragoste verdi sono temibili!
Battle Forge - Immagine 8
Un fantasy senza draghi è come la Pepsi-Cola senza bollicine!
Battle Forge - Immagine 9
Un palazzo che cammina. Ma che cosa ho fumato?
8
Sta diventando una moda. Gli sviluppatori di videogiochi, negli ultimi tempi, sembrano fare a gara nel far sposare diversi generi di gameplay, creando ibridi in grado, qualche volta, di posare la prima pietra di fondazione di un nuovo filone. E' il caso di Men of War, da noi recensito poco tempo fa, che innestava elementi RPG e TPS in uno schema RTS classico. Battle Forge s'inserisce in questo contesto a pieno titolo, vista l'inedita commistione tra RTS fantasy e CCG (gioco di carte collezionabili? Avete presenti Magic, Wizards of Mickey e compagnia, vero?). Il risultato è sorprendentemente riuscito e il titolo porta una ventata di aria ossigenata nell'inflazionato mercato degli strategici in tempo reale. Pochi difetti di gioventù si fanno perdonare facilmente, nascosti dietro un gameplay divertente e una longevità che si annuncia ragguardevole.
voto grafica7
voto sonoro7
voto gameplay8,5
voto durata8
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