Tiscali

Recensione American Conquest

Alla conquista dell'America per dimenticare STALKER
Rosario Grasso Di Rosario Grasso (29 dicembre 2005)
La software house ucraina GSC Game World è paradossalmente più celebre per un videogioco mai rilasciato che per i tanti che invece ha sfornato nel corso degli ultimi anni. Se, infatti, STALKER viene continuamente rimandato, due serie hanno tenuto alto il nome di GSC Game World: ci riferiamo, ovviamente, a Cossacks e American Conquest. Si tratta di strategici in tempo reale che non fanno certamente della spettacolarità grafica il loro punto forte, ma che sanno offrire grande profondità in termini prettamente strategici. Entrambe le serie sfruttano lo stesso motore grafico e hanno certamente più di una caratteristica in comune.
American Conquest - Immagine 1
AC:DN riesce a gestire fino a 30000 unità contemporaneamente
American Conquest - Immagine 2
Questo è un valido esempio di accerchiamento dell'esercito avversario
American Conquest - Immagine 3
Solamente in rari casi si combatterà all'interno di città come questa
American Conquest: Divided Nation è a metà strada tra l'essere un sequel vero e proprio o una mera espansione. Sostanzialmente, le novità si limitano all'aggiunta di nuove missioni e di uno scenario leggermente diverso. Se in precedenza, infatti, si ricalcava la storia degli Stati Uniti d'America a partire dalla conquista del nuovo continente, adesso ci si focalizza esclusivamente sulla guerra civile americana, o guerra di secessione che dir si voglia. Non aspettiamoci, quindi, grandi rivoluzioni neanche in seno al motore grafico, il quale resta inevitabilmente datato. Se ciò era comunque perdonabile nel 2003 (anno in cui il primo American Conquest fu rilasciato), adesso, alla luce delle spettacolari produzioni sulle quali abbiamo potuto mettere le mani di recente, si rivela un aspetto perlomeno fastidioso e che può tenere alla larga da Divided Nation buona parte del pubblico videoludico più esigente.
Come in tutti gli RTS che si rispettino la modalità forte di Divided Nation è la campagna. Questa è suddivisa in ben 9 sotto-campagne, le quali ci permettono di rivivere il conflitto qui esaminato da diverse prospettive differenti. Ognuna delle campagne, infatti, ricrea storiche battaglie ponendole sotto l'etichetta del generale artefice di esse. Seguiremo così le vicende belliche occorse a Stonewall Jackson, Robert E. Lee e Ulysses S. Grant. Tra le fazioni con le quali potremo schierarci troviamo la Confederazione e l'Unione ovviamente: esse sono le protagoniste di sei campagne. Le ultime tre le affronteremo nei panni dei soldati del Texas, alla ricerca dell'indipendenza, o dei messicani che, invece, si oppongono ai primi. In totale Divided Nation comprende più di 50 missioni con la distribuzione che abbiamo appena descritto. Quello che dobbiamo sottolineare è che fazioni diverse non presentano eserciti necessariamente diversi ma che, come vedremo meglio tra un attimo, i punti di forza di ogni schieramento sono sempre i medesimi. Non cambiano neanche le ambientazioni (tranne nel caso delle campagne con il Texas e con il Messico) e lo stile grafico generale del gioco.

Ma veniamo all'aspetto che certamente ci interessa più da vicino, ossia quello relativo alle meccaniche di gioco che sottendono la componente prettamente strategica di Divided Nation. Come per il predecessore, il fulcro della struttura di gioco risiede nel gestire eserciti composti da migliaia di unità in relazione alle decisioni del nemico. American Conquest: Divided Nation riesce, infatti, a gestire contemporaneamente sullo schermo anche 30000 unità, il che richiede grande sagacia strategica e precisa visione degli avvenimenti che stanno accadendo sul campo di battaglia. A questo si aggiunge il fatto che le mappe sono realmente enormi: i soldati impiegano minuti e minuti per coprire l'intera porzione di terreno che costituisce la mappa di gioco. Tutto ciò fa del prodotto di GSC Game World un gioco incentrato sullo spostamento di grandi masse di uomini, sulla copertura opportuna delle distanze, sullo schieramento delle truppe a disposizione in relazione a quanto fa il nemico.
Schiere di soldati di entrambe le fazioni si scontrano frontalmente di volta in volta e tutti sono indaffarati nel puntare il proprio moschetto e nel ricaricarlo il prima possibile dopo ogni sparo. Disporre il proprio esercito in modo che copra gli uomini nemici diventa quindi fondamentale, così come lo è l'aggirare la postazione nemica. Strategie molto comuni in American Conquest sono, ad esempio, quelle che prevedono il puntare i nemici con un battaglione e aggirarli con un altro in modo da attaccarli da dietro. In alternativa è valido ingaggiare sempre i nemici con un battaglione e far eseguire al secondo un attacco ravvicinato: in questo caso i nostri soldati abbandoneranno i moschetti e si affideranno esclusivamente alle baionette.
American Conquest - Immagine 5
Le esplosioni che vedete in questa foto sono generate dall'artiglieria pesante
American Conquest - Immagine 6
Sono molto rari gli elementi del paesaggio che spezzano la monotonia delle grandi praterie americane
American Conquest - Immagine 7
L'eccessiva ripetitività del design delle unità crea strani effetti visivi come quello che state vedendo
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Il risultato di tutto questo è la diffusione degli scontri a fuoco e dei combattimenti corpo a corpo su tutta la mappa con conseguente morte di migliaia e migliaia di persone. In questi frangenti, è inevitabile pensare all'atrocità di ogni guerra e all'inutilità della perdita di quelle vite.
La collocazione delle truppe è, quindi, l'elemento cardine del gioco. Per farvi capire l'importanza di questo aspetto di Divided Nation bisogna dire, oltre quanto abbiamo fin'ora fatto, che una volta disposte le truppe come vogliamo è la stessa intelligenza artificiale del gioco che decide quando iniziare a sparare e a chi, proprio perché il nostro compito è un altro. In tutto questo un discorso a parte lo merita l'aspetto relativo alle formazioni, in quanto si rivelano del tutto fondamentali in relazione alle strategie da imbastire sul campo di battaglia. Sostanzialmente, potremo optare per tre tipi di formazione: uno adatto agli scontri a fuoco, uno adatto per la difesa allorché occorrono combattimenti ravvicinati ed, infine, uno adatto alla marcia. E' molto importante scegliere la giusta formazione se vogliamo, ad esempio, coprire una certa distanza nel minor tempo possibile o se vogliamo essere efficaci in un combattimento a fuoco.
Una volta ingaggiato un battaglione nemico in uno scontro a fuoco vedremo i nostri soldati e quelli nemici spararsi vicendevolmente anche per interi minuti. Ognuno di questi confronti, infatti, ha una durata sorprendentemente prolungata in relazione alla durata di tutta la battaglia. Rendersi conto di chi sta perdendo più uomini è importantissimo, in modo da apportare delle modifiche alla strategia se ci si accorge di essere in svantaggio. I motivi per i quali un battaglione debba essere svantaggiato nei confronti di quello che gli sta di fronte possono essere molteplici. Quello più importante riguarda, come abbiamo detto, la disposizione fisica delle due truppe. Inoltre, bisogna prestare attenzione alla conformazione della mappa: un esercito disposto all'interno di un bosco o di un campo coltivato sarà notevolmente avvantaggiato così come lo sarà un esercito collocato su un'altura. Diventa, pertanto, primario rendersi conto anche della conformazione geografica della mappa.

Accennavamo in precedenza alle caratteristiche delle unità all'interno di ogni esercito. Ebbene, che si tratti di quello dell'Unione o di quello della Confederazione, di quello messicano o di quello texano tale differenza si basa sulla presenza di tre tipi di unità differenti. Stiamo parlando delle unità di fanteria, di cavalleria e di artiglieria. Si tratta della ripartizione che vediamo praticamente in ogni strategico, per cui procedo velocemente su questo aspetto. Diciamo semplicemente che le prime sono utilissime per gli scontri ravvicinati e per quelli con i moschetti, le seconde per scardinare le difese nemiche più arroccate, le terze per far fuori contemporaneamente più unità avversarie e per distruggere difese murarie. Un aspetto su cui, invece, vale la pena soffermarsi più a lungo è quello relativo all'interfaccia di gioco. Purtroppo, da questo punto di vista Divided Nation non apporta significative migliorie rispetto al predecessore, benché questo aspetto non sia certamente il più collaudato della saga. Abbiamo, infatti, riscontrato una certa difficoltà nella selezione delle truppe e nella loro disposizione sul campo di battaglia.

Questo perché, a causa del motore in 2D, la porzione di terreno abbracciata dalla visuale di gioco è sempre troppo striminzita. Se dobbiamo selezionare migliaia di uomini non occorsi all'interno della visuale capite bene che ci si trova subito in difficoltà e che bisogna scendere a compromessi con il sistema di puntamento del gioco. Per questi motivi, il software prevede una risoluzione minima di 1024x768, ma è quasi del tutto fondamentale giocare perlomeno a 1280x1024. A questo aggiungete il fatto che i battaglioni saranno sempre superiori a dieci con conseguente scarsa efficacia del sistema di selezione veloce e che i ragazzi di GSC Game World inspiegabilmente non hanno utilizzato la feature del richiamo istantaneo del battaglione allorché si preme due volte sul relativo numero per capire che la componente giocabilità non è certamente la più felice in Divided Nation.
Non manca una piccola parte dedicata alla produzione. Questa non è sempre necessariamente richiesta, lo diventa solamente nei momenti in cui perdiamo troppe unità e siamo costretti a crearne di nuove. In queste occasioni potremo utilizzare i nostri "pioneer" per raccogliere risorse (cibo, legna, minerali), in modo da utilizzarle nella creazione di edifici e truppe. Potremo, ad esempio, realizzare medici in modo da curare le unità ferite o rimpolpare il nostro esercito di unità in grado di riportare in alto il morale. Infatti, se uno dei nostri battaglioni perde troppi uomini, chi è rimasto in vita comincerà a spaventarsi e a scappare via dal fulcro dello scontro: in queste situazioni sono determinanti uomini come quelli che ho appena citato, i quali di solito sono muniti di tamburi o del vessillo della fazione con la quale stiamo giocando.

Infine, diamo un'occhiata alla componente grafica e sonora. Come abbiamo detto, non si tratta degli aspetti più riusciti del gioco, cosa che rende Divided Nation un prodotto estremamente statico e datato in relazione agli RTS di ultima generazione. Se, infatti, la possibilità di poter gestire tante unità era una novità assoluta quando il primo American Conquest vide la luce, adesso con i vari Rome: Total War e Imperial Glory questa componente perde molto del suo valore. Gli sprite delle unità in due dimensioni appaiono infatti anacronistici e le animazioni sono estremamente approssimative. La mancanza di un minimo di fisica in tempo reale o di effetti grafici quali esplosioni ed affini compromette del tutto l'elemento relativo alla dinamicità. Anche dal punto di vista sonoro ci dobbiamo lamentare in quanto tutti gli effetti audio sono estremamente ripetitivi e poco realistici. Pensate che manca anche la risposta delle unità al nostro richiamo, componente che è sempre stata presente negli RTS da dieci anni a questa parte. L'unico elemento realmente positivo da questo punto di vista è quello relativo alle musiche di accompagnamento, le quali si rivelano azzeccate in relazione all'ambientazione che American Conquest: Divided Nation intende ricalcare.
American Conquest - Immagine 8
I colori delle divise dei soldati ci consentono di distinguere in questa immagine messicani e texani
American Conquest - Immagine 9
La cavalleria diventa fondamentale per scardinare le difese più arroccate
American Conquest - Immagine 10
L'effetto visivo del fumo generato dai moschetti è l'unico effettivamente degno di nota
5,5
Diciamo subito che American Conquest: Divided Nation è uno di quei strategici adatti solamente a chi è cresciuto a forza di pane e Command & Conquer. Le sottili meccaniche di gioco e la precisione strategica che richiede, infatti, tagliano subito fuori tutti quei giocatori che non amano questi aspetti. A controbilanciare questo elemento troviamo, tuttavia, la presenza di ben cinque livelli di difficoltà, cosa che rende non troppo ostico l'approccio al gioco anche ai meno esperti. Restando tra gli elementi positivi, segnaliamo anche la massiccia presenza di unità su ogni singolo campo di battaglia e la grande vastità delle mappe. D'altra parte, questo nuovo RTS di GSC Game World si conferma nuovamente terribilmente statico e poco piacevole dal punto di vista visivo e sonoro. Abbiamo riscontrato dei difetti anche nel sistema di selezione delle unità e nella ripetitività che si manifesta andando avanti nelle varie campagne. Se consideriamo anche il fatto che Divided Nation apporta pochissime novità rispetto al predecessore e che è comunque venduto a prezzo pieno, non possiamo che assegnargli un voto insufficiente.
voto grafica5
voto sonoro6
voto gameplay5
voto durata7
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