Recensione A Way Out

A volte due non è meglio di uno...
Luca Gambino Di Luca Gambino

Iniziamo con le basi: se vi dovesse mai capitare di finire in gatta buia con Bizio, stategli alla larga. E’ un peso morto che vi farà finire sicuramente nei guai. E poi ha un naso che non si può guardare. Davvero. E questo lo posso dire con cognizione di causa, dopo aver passato con lui diverse ore su “A Way Out”: una specie di Prison Break collaborativo. E noi, novelli fratelli Scofield ci siamo dati da fare per portare le nostre terga fuori dalla prigione e mettere in atto il nostro piano di vendetta. Si, perché siamo finiti dentro a causa dello stesso bastardo, ve l’ho detto? Quindi prima usciamo di qui e poi gliela faremo pagare. Proprio così.

A Way Out - Immagine 7
A sinistra la bellezza dello scrivente, a destra il naso di Bizio.

Messa l’anima in pace per la pochezza del mio compagno di fuga, cerchiamo quantomeno di far funzionare il sistema messo in piedi da Hazelight Studios, per cooperare nel migliore dei modi e portare a casa il risultato finale. Peccato però che proprio questo sistema, che doveva essere il fiore all’occhiello di tutta la produzione sia piuttosto carente nel dare al giocatore gli strumenti giusti per rendere l’esperienza di gioco piacevole e divertente, riducendo la cooperazione ad una sequela di QTE da eseguire esattamente nei tempi e nei modi previsti dal gioco. Quasi nulla la creatività richiesta al giocatore, incanalato e filoguidato verso un’unica soluzione possibile e dove, nel frattempo, vengono sciorinate tutte le situazioni più classiche, abusate e scontate della vita in prigione.

Dal nascondersi nelle ceste della biancheria sporca (che ho ovviamente delegato al collega), allo smontare i water della cella per crearsi una via di fuga, fino al cercare di scatenare una rissa tra detenuti per sviare l’attenzione delle guardie e sgattaiolare via senza dare nell’occhio. Il che potrebbe anche avere un senso, se si avesse anche la sola percezione di avere di fronte una intelligenza capace di metterti i bastoni tra le ruote e buttare un po’ di pepe in una pietanza altrimenti insipida. E invece niente, purtroppo, tracciato piatto. I secondini sono poco più che pupazzi telecomandati e con un cono visivo ridicolo, il trial & error riduce le possibilità di cadere in fallo e le strade a disposizione sono talmente scontate che dopo qualche decina di minuti ci si rende conto di come A Way Out rappresenti una buona occasione sprecata.

Il gioco, che abbiamo provato con la sola possibilità di cooperazione in split screen, permetterà di poter essere condiviso con un amico su Xbox Live, e basterà che solo uno dei due abbia acquistato il gioco per consentire ad entrambi di partecipare alla “grande fuga”. Sicuramente un sistema ben pensato e che va incontro alle tasche di tutti, ma è il risultato finale che lascia l’amaro in bocca. C'è da dire che, bisogna dargliene merito, il gioco cerca di metterci di fronte ad un ventaglio di situazioni sempre molto vario, passando da azioni stealth a quelle di guida, dal puzzle solving allo shooting. Per non parlare poi di quando dovremo metterci a menare le mani. Il problema è che nessuna di queste azioni ha la profondità di gameplay che meriterebbe per essere considerata soddisfacente e appagante e ci si ritrova quindi, pad alla mano, a mettere in atto il compitino più imposto che suggerito dal sistema. Non c'è fantasia o libertà d'azione. I punti di interesse sono ben visibili e richiamano ad una sola possibile azione. Le possibilità d'errore sono ridotte al minimo, così come la soddisfazione personale, purtroppo. E ad un certo punto ti ritrovi ad anelare l'arrivo del “The End” per passare oltre. Anche se, è da dire, proprio sul finale c’è un discreto colpo di scena che vi metterà di fronte a scelte importanti, che ovviamente non vogliamo svelarvi.

Purtroppo, anche da un punto di vista meramente visivo non ci troviamo sicuramente di fronte ad un capolavoro, quanto piuttosto a qualcosa di semplicemente decoroso, e non vale nemmeno troppo il discorso del prezzo budget, perché da Hellblade in poi anche questo segmento di mercato ha un chiaro esempio di come si possano realizzare produzioni tecniche di alto profilo a costi contenuti. L’avventura in sé ha una durata complessiva di 7-8 ore, di cui almeno tre sono da passare come semplici spettatori, per cui possiamo dire che almeno per quanto riguarda la longevità del titolo siamo più o meno in linea con fascia di prezzo.

A Way Out - Immagine 4
Anche qui, per portare a termine il vostro compito dovrete cercare di andare a ritmo con il compagno

5,5
A Way Out rappresenta, nel suo complesso, la classica buona idea buttata al vento. L’obbligo di interazione per i due giocatori (online o in split screen) è mortificato dalla scarsa fantasia con cui sono state pensate le situazioni a cui ci si troverà di fronte, peraltro pesantemente scriptate. Ed è un peccato, perché anche da un punto di vista narrativo, il prodotto Hazelight Studios riserva anche piacevoli sorprese e un discreto spessore, ma il tutto decade di fronte ad un gameplay davvero troppo piatto, privo d’inventiva e, soprattutto, al cospetto di una intelligenza artificiale avversaria davvero ai minimi termini. D’accordo per il prezzo abbordabile (29€ per giocare anche in due), ma alla fine si rimane davvero con l’amaro in bocca.