I videogiochi in realtà virtuale possono preservare la memoria a lungo termine?

Secondo uno studio dell'Università di San Francisco, una combinazione tra videogames in realtà virtuale e un sistema di mobilità essere d'aiuto

I videogiochi in realtà virtuale possono preservare la memoria a lungo termine?
Tiscali GameSurf

I videogiochi sono sempre più utilizzati in ambito terapeutico, così come abbiamo avuto modo di discutere qualche settimana fa con il Dott. Francesco Bocci in merito alla videogamestherapy in ambito psicologico. Oggi arrivano dall’America gli incoraggianti risultati relativi ad un particolare studio messo a punto dalla società Neuroscape presso l’Università di San Francisco.

Secondo questo studio alcuni alcuni semplici giochi, realizzati con l’ausilio della realtà virtuale, potrebbero aiutare le funzionalità mnemoniche negli adulti e negli anziani, aiutandoli nel preservare quelle aree del cervello che sono spesso vittime di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Il gioco in questione, chiamato semplicemente Labyrinth-VR (Labirinto in realtà virtuale), mette i soggetti di fronte a semplici giochi di memoria e orientamento all’interno di un ambiente virtuale dove il paziente doveva muoversi grazie all’ausilio di un caschetto virtuale. Gli oltre 40 livelli, di difficoltà crescente, sono stati sottoposti ad un gruppo di adulti anziani di età media di 69 anni. Oltre al casco VR, i soggetti sono stati anche muniti di speciali tappeti mobili, per aiutarli nell’orientamento, consentendo loro di muoversi sul posto.

La combinazione tra gli stimoli visivi e fisici hanno aiutato i ricercatori a stabilire un certo aumento nelle capacità cognitive, incidendo soprattutto nell’area di memoria a lungo termine, cioè quella parte della nostra memoria maggiormente intaccata dalle malattie neurodegenerative. Secondo alcune ricerche, molti pazienti dopo i 65 anni iniziano a registrare un deterioramento proprio di queste aree. Il motivo di questo incoraggiante successo (che deve comunque essere ulteriormente approfondito) è da ricercarsi proprio nel mix tra gli stimoli audio-visivi e quelli motori, che aiutano a mantenere in qualche modo attiva la memoria e a irrorare il cervello tramite un corretto afflusso sanguigno.