Recensione Trials of Mana: Gli anni iniziano a farsi sentire

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Trials of Mana è il terzo capitolo della saga del Mana, che vede la sua nascita su Gameboy nel lontano 1991 con il titolo originale di Seiken Densetsu: Final Fantasy Gaiden, conosciuto in occidente con il nome di Mystic Quest o Final Fantasy Adventure (nella versione americana). 

Come facilmente si evince dal nome questo prodotto dell'allora Squaresoft era uno spin-off della ben più famosa saga di Final Fantasy, ma è soprattutto con il secondo capitolo della serie, Secret of Mana, sviluppato per Super Nintendo nel 1993 (1994 in Europa), che raggiunge una certa notorietà. 

Tornando a Trials of Mana, questo terzo capitolo non vide mai la luce in Occidente per problematiche tecniche (se non attraverso traduzioni non propriamente ufficiali) fino all'anno scorso, dove fu pubblicata una collection con tutti e tre i titoli della serie. 

La grande differenza rispetto al gioco presente nella collection è il completo restyling grafico che ha portato il gioco dal classico 2D dell'originale a 16 bit ad una nuova versione completamente 3D, molto colorata e con un gusto decisamente retrò, ma complessivamente gradevole. Certamente non siamo davanti ai fasti di Final Fantasy VII Remake (Square Enix si è data da fare in questo periodo), ma probabilmente un restyling di quel tipo non sarebbe stato l'idea per questo titolo. 

GLI ANNI SI SENTONO 

Prodotto di un'epoca videoludica molto differente, la trama di Trials of Mana è molto lineare e scontata con un unico obiettivo: trovare la Spada del Mana e salvare l'Albero del Mana, praticamente il classico clichè del manipolo di eroi che si ritrovano ad essere l'unica salvezza per il mondo. 

A scompigliare un po' le carte ci pensa una delle caratteristiche principali di Trials of Mana, ossia la possibilità di scegliere i nostri tre eroi tra un gruppo di sei, uno dei quali verrà selezionato come leader del gruppo. A seconda delle nostre scelte, alcune scene e relazioni saranno differenti, quindi fin dall'inizio è chiaro come il tasso di rigiocabilità del titolo sia molto elevato. 

Tutti i personaggi hanno un proprio arco narrativo ben definito che li porterà ad intraprendere questo grande viaggio ed indipendentemente da chi sceglieremo nel nostro party, durante il corso della nostra avventura incontreremo gli altri eroi non selezionati che in un modo o nell'altro ci forniranno assistenza, una maniera molto intelligente di includere tutti i personaggi ache se non sono giocabili. 

Giocando a Trials of Mana ho avuto l'impressione di avere tra le mani un titolo che si potrebbe definire "Entry Level" nel mondo dei J-RPG. Storia lineare, progressione di equipaggiamento e abilità molto semplice (su cui torneremo dopo) e soprattutto un indicatore che ci segna sempre con quali personaggi parlare e che direzione prendere, in maniera tale da non perdere ore nel capire quale sia il prossimo step per proseguire la nostra avventura. Infatti in ogni momento è presente sulla mappa un indicatore a forma di stella che ci indica il prossimo punto di interesse o personaggio con cui interagire. Da notare come è possibile interagire anche con gli NPC senza la famosa stellina, ma non avranno nessun tipo di rilevanza sulla progressione del gioco e quindi sono totalmente ignorabili. 

Il giocatore navigato di J-RPG potrebbe trovare la cosa un po' "demotivante" ma a volte, soprattutto nei titoli di ultima generazione, era diventato un vero e proprio motivo di studio la perfetta allocazione di ogni singolo punto caratteristica o abilità che a volte si perdeva l'attenzione dalla narrazione e quindi un ritorno ad un sistema più semplice non è per forza un difetto.

SEMPLICITA' PRIMA DI TUTTO

Come già accennato sia nel sistema di progressione del personaggio che nel combattimento la semplicità fa da padrone.

I giocatori vedranno ben visibili su schermo i nemici da affrontare ed una volta giunti in prossimità degli stessi inizierà il combattimento vero e proprio. Ogni personaggio ha a disposizione un attacco leggero ed uno pesante, che possono essere anche combinati tra di loro per creare effetti di knockback, oltre a poter saltare (fondamentale per colpire i nemici volanti ed alcune sezioni di platforming) e rotolare per evitare i colpi avversari, come un provetto giocatore di Dark Souls. Inoltre abbiamo a disposizione due "ring menù", uno per gli oggetti/magie ed uno per le abilità di classe, accessibili tramite tasti rapidi in stile Kingdom Hearts (quindi pressione L1/R1 + tasto scelto).

Usando l'attacco pesante i nemici rilasciano delle schegge che vanno ad accumularsi in un indicatore (fino a 200 che serve per usare le abilità di classe di ogni personaggio. L'utilizzo di queste abilità è fondamentale in alcune battaglie con i boss in quanto hanno maggiori percentuali di interrompere un attacco pericoloso, oltre ad infliggere maggiori danni degli attacchi normali.

Ogni volta che i nostri personaggi guadagnano un livello, guadagnano anche un punto allenamento, che può essere usato per aumentare una delle caratteristiche. Aumentando le caratteristiche si sbloccano alcune abilità (alcune passive, altre attive), anche se a volte alcune di queste abilità rimangono bloccate fino a quando non avrete sbloccato l'elemento relativo durante il corso della vostra avventura.

Ad esempio personaggi come Angela o Charlotte fanno uso di abilità di tipo Luce, che però non possono essere utilizzate fino a quando non libererete il primo spirito del Mana, Lumina.

Alcune abilità non sono accessibili tramite l'aumento del livello del personaggio, ma sono ottenibili parlando con particolari NPC durante la vostra esplorazione ed è per questo motivo che è sempre consigliabile visitare tutti i personaggi indicati con la stellina sulla mappa in ogni luogo. Legato invece al livello è la possibilità di cambiare classe ai vostri personaggi, dando accesso a nuove abilità ed a nuovi costumi.

Il gioco non presenta grosse difficoltà nei combattimenti contro i nemici semplice (almeno a difficoltà Normale), mentre il grado di sfida si alza sensibilmente durante le battaglie contro i Boss. Ognuno dei boss ha un preciso pattern di attacchi e quasi sempre hanno una mossa speciale che è possibile interrompere. Se nelle prime battaglie di questo tipo sarà possibile combattere senza troppo acume tattico, man mano che proseguiamo nel gioco gli avversari diventeranno sempre più ostici da affrontare ed è fondamentale saper usare la schivata in maniera precisa, oltre a saper impostare alla perfezione l'AI dei personaggi attivi.

E qui arriviamo ad una delle noti dolenti di Trials of Mana: la mancanza della modalità cooperativa presente nel titolo originale e grandissimo punto di forza di Secret of Mana. Per ovviare alla mancanza della modalità cooperativa è stato implementato un sistema di gestione dell'AI, in maniera tale da indirizzare i personaggi non attivi a compiere determinate azioni.

Il sistema funziona anche abbastanza bene, con l'AI che tende ad evitare gli attacchi ad area più semplici o comunque reagisce in maniera abbastanza puntuale ai "trigger" imposti, anche se  talvolta ovviamente vedrete i vostri compagni d'avventura morire in maniera abbastanza stupida, senza che ci possiate fare molto.

Il secondo grande difetto invece di Trials of Mana è il backtracking: non esistendo un vero e proprio sistema di spostamento rapido, sarete spesso costretto a rifare le stesse strade (o gli stessi dungeon) più e più volte, portando il gioco ad un certo grado di ripetitività, anche se la durata non eccessiva del titolo (siamo intorno alle 20 ore) non permettono di risentirne più di tanto.

RIFACCIAMOCI IL TRUCCO

Seiken Densetsu 3 è stato riconosciuto all'epoca uno dei migliori giochi dal punto di vista grafico su Super Nintendo, con un character design secondo forse a quello del maestro Toriyama di Dragon Quest ed ovviamente di Final Fantasy. Da apprezzare quindi il grandisismo lavoro di restyling grafico degli sviluppatori nel portare nel mondo del 3D i design classici dei personaggi. Bisogna dire che alcuni outfit, specialmente quelli di Angela, sono un po' osè (soprattutto per i canoni occidentali), ma di sicuro è tutto un bel vedere, anche se con uno stile molto cartoonesco, lontano anni luce dall'iperrealistico del già citato Final Fantasy VII Remake, sempre di casa Square Enix.

Anche sul comparto sonoro c'è stato un bellissimo lavoro di riarrangiamento, anche se è possibile scegliere se usare le tracce musicali nuove o quelle originali, che meritano ancora tantissimo dopo tutti questi anni. Anche nel doppiaggio è stato fatto un lavoro discreto con lingua giapponese ed inglese, anche se alcune volte quest'ultimo sembra un po' piatto.

Purtroppo il gioco non è localizzato in lingua italiana, neanche nelle parti scritte o sottotitoli, quindi potrebbe essere un piccolo problema per chi non mastica perfettamente la lingua inglese. Inoltre ho notato come Trials of Mana metta in "difficoltà" la mia PS4 Pro, dato che il sistema di ventole interno della console è praticamente sempre attivo, a differenza di altri titoli con comparti grafici più "pesanti".

7
Trials of Mana è un prodotto che risente a livello di storytelling degli anni che si porta dietro, ma nella sua semplicità risulta comunque molto godibile, soprattutto per un sistema di gestione dei personaggi minimale, ma efficace. Purtroppo l'eliminazione della modalità cooperativa è un brutto colpo, considerando che fu una delle caratteristiche che resero questo titolo ed il suo predecessore dei veri e propri gioellini dell'epoca, abbassando almeno di mezzo punto il voto finale.