Scream, recensione: un revival da e per i fan della saga

Ghost Face torna su grande schermo per la quinta volta, la prima senza il duo Craven/Williamson nel reparto creativo: cosa funziona e cosa no nel nuovo Scream.

di Elisa Giudici

Si fa un gran parlare di fan e appassionati nel nuovo Scream targato 2022, anzi: a ben vedere è la tematica centrale del film. In un franchise che da sempre gioca a riflettere su sé stesso e sul cinema nella propria proiezione su grande schermo, non poteva esserci momento più ideale per scegliere questo taglio narrativo.

Come ricorda la protagonista Samantha “Sam” Carpenter (Melissa Barrera), questo Scream rischia di essere una fanfiction. Nei fatti è un’operazione di questo tipo: dopo la morte di Wes Craven nel 2015 e la decisione di Kevin Williamson di non prendere parte alla stesura della sceneggiatura, il quinto film del franchise è sviluppato e portato su grande schermo da quelli che sono stati e sono chiaramente cultori del genere e spettatori appassionati dei titoli precedenti.ù

Non stupirà quindi sapere che è lo stesso film a definire la complessa operazione che si trova di fronte: la cinefila Mindy (Jasmine Savoy Brown) la definisce un requel o un legasequel. Un po’ revival della storia originaria con abbastanza interpreti originari da poter rivendicare un legame concreto con il primo, storico film del 1996, un po’ rifondazione reboot con il tentativo di introdurre una nuova generazione d’interpreti e proseguire per quanti più capitoli possibili.

La trama del nuovo Scream

D’altronde la trama di Scream (5) la impone il franchise stesso. Cos’altro potrebbe succedere se non che una nuova incarnazione di Ghost Face appaia a Woodsboro e attachi qualcuno? La prima vittima è Tara Carpenter (Jenna Ortega), la cui aggressione spinge sua sorella fuggitiva Sam a rientrare in città per proteggerla. Tra gli amici di Tara quasi tutti hanno un qualche tipo di collegamento familiare con Billy e Stu, i celebri assassini del primo capitolo. Il film funge anche da seguito più o meno diretto di Scream 4 (2011), in particolare per quanto riguarda la tormentata relazione tra Linus Riley (David Arquette) e la giornalista Gale Weathers (Courteney Cox).

Rispetto all’ultimo capitolo della saga, Scream ora sa di essere stato precursore di un certo tipo di approccio meta nel cinema di genere mainstream. La pratica di parlare direttamente con il proprio pubblico e riflettere e criticare quanto succede o sta per succedere su schermo, con tanto di occhiolini e citazioni dal proprio passato, è ormai trasversale e sfruttatissima. Basti pensare a quanto visto nelle ultime settimane in Spider-Man: No Way Home e in Matrix: Resurrection.

Scream non si tira ovviamente indietro, riflettendo sulle più recenti evoluzioni del suo genere, l’horror. C’è lo spazio per un po’ di citazionismo (It Follows, Hereditary, The VVitch) e per qualche riflessione sulla branca più in voga, l’horror sofisticato, che porta Ghost Face a reagire con parecchia violenza aggiuntiva, perché d’accordo Jordan Peele e il Babadook, ma Scream (e il suo alter ego Stab) sono un’altra cosa.

Rispetto al passato la lama di Ghost Face perfora con aggiuntiva perfidia le sue vittime, ma l’ironia del film è meno tagliente, la sua meta-lettura meno incisiva. Un traguardo però questo Scream lo raggiunge: se non sconvolge né entusiasma davvero, sicuramente diverte e centra in pieno la missione di non sembrare un’inutile aggiunta o un buco nell’acqua.

Da qui a camminare da solo sulle sue gambe, spingendosi oltre un’eredità che ha plasmato l’immaginario degli anni ‘90, l’impresa rimane un compito ancora arduo anche solo da immaginare, sia per Scream sia per i tanti revival che sono giunti in queste ore nelle nostre sale. Dato che però la volontà di investire su idee nuove sembra sempre meno praticata dalle major, non ci rimane che tifare per i vecchi franchise con qualche ruga in più.

3/5
Sostituire il genio di Wes Craven non è facile soprattutto a livello registico, ma Scream un paio di colpi li mette a segno, criticando il fervore ortodosso di certe frange di appassionati e confezionando un film accorto, attento, fatto davvero col cuore (e con un pizzico di furbizia).