Microsoft perde la guerra dello streaming: via Mixer e apertura verso Facebook

Non sono bastate le star dello streaming

Microsoft perde la guerra dello streaming: via Mixer e apertura verso Facebook
Tiscali GameSurf

Il nemico del mio nemico è mio amico. Ricordate il detto? Ecco, Microsoft l’ha appena applicato a Mixer, il suo servizio di streaming, nato per contrastare lo strapotere di Twitch, ma che no gli si è nemmeno avvicinato, nonostante i milioni di dollari spesi per accaparrarsi le “star” dello streaming come Ninja e Shroud. I colossali investimenti non sono quindi serviti ad assicurarsi la vetta della classifica dei servizi di game streaming, tanto che la casa di Redmond ha deciso di staccare la spina al servizio, cercando oltretutto la collaborazione di un altro suo “nemico” storico nel settore: Facebook.

Dal prossimo 22 Luglio Mixer andrà quindi a morire, trasferendo armi e bagagli proprio verso Facebook Gaming, un altro servizio che non se la passa benissimo ma che ha perlomeno la possibilità di poter attingere ad un potenziale bacino di un miliardo di utenti e che potrebbe anche sbarcare facilmente verso un altro importante player: Instagram.

Phil Spencer, a capo delle operazioni riguardanti la console Xbox ha dichiarato che l’approdo a Facebook Gaming è un sicuro vantaggio per l’utenza Mixer, che avranno la possibilità di poter raggiungere un pubblico molto più ampio e in modo più continuo, ma è ovvio che quella di Spencer sia solo una dichiarazione di facciata.

La realtà è che per Microsoft il fallito assalto al mondo del game streaming rappresenta non solo i mancati introiti da un mercato che potenzialmente vale miliardi di dollari ma anche la mancanza di fondamentale tassello nella sua strategia xCloud, che ora diventa un progetto meno “in pancia” alla casa di Redmond e più aperto (per necessità e non per scelta) a collaborazioni esterne.

Insomma, la parabola di Mixer sembra un po' quella di alcune squadre calcistiche che puntano tutto sull’acquisto dei giocatori più costosi, senza però avere la minima idea di come poterli far convivere all’interno di un sistema calcistico innovativo, di successo e destinato a durare nel tempo. E se avete pensato al Paris Saint Germaine, mi avete letto nel pensiero.