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Guai a usare la parola "apple"

Ma anche gli altri frutti sono pericolosi

Tiscali GameSurf

La difesa del proprio marchio è una prerogativa delle compagnie multinazionali. Quella che nasce come una legittima tutela dei propri interessi rischia però di sfociare in una pretesa di esclusività molto discutibile. Questa considerazione si addice alla causa legale intentata da Apple Inc. al regista ucraino Vasyl Moskalenko. Moskalenko ha finanziato tramite Kickstarter un film denominato Apple-Man, una satira sui supereroi dove il protagonista possiede il potere di sollevare le mele (intese come frutti e nient'altro): non parrebbe esservi quindi alcun riferimento ai prodotti tecnologici di Apple, se non il nome.

Tanto è bastato però alla multinazionale di Cupertino per scatenare gli avvocati, affermando che il progetto ucraino potrebbe venire associato ad Apple per via appunto del nome. Accogliere questa tesi equivarrebbe ad accordare ad Apple una sorta di utilizzo esclusivo del termine "mela" in inglese, a prescindere dal contesto, una posizione difficilmente condivisibile.

Ad onor del vero, l'ultima parola in merito dovrebbe spettare ai tribunali, ma è tutto da verificare che la vicenda segua il normale iter giudiziario: Moskalenko dovrebbe infatti dirottare i finanziamenti ricevuti per il film sulle spese legali, ammesso che la somma raccolta (circa 101.000 Euro) basti per coprire tutti i costi di una battaglia che potrebbe protrarsi per anni, rivelandosi alla fine inutile dato che la produzione del film è stata bloccata. Soggetti privati come Moskalenko, non potendo reggere l'impatto di un procedimento legale, rischiano quindi di non avere nemmeno la possibilità di far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune. In passato Apple ha assunto un atteggiamento analogo con altre piccole realtà come ad esempio Prepear, una azienda di cinque persone che si è vista costretta a modificare il proprio logo raffigurante... una pera.