Hands On Call of Juarez: The Cartel

Dal Far West ai giorni nostri il passo è breve...
Giuseppe SchirruDi Giuseppe Schirru (16 luglio 2011)
Per questo nuovo capitolo della serie, Techland ha deciso di attuare una roboante sterzata, non tanto a livello di gameplay quanto di ambientazione. Se infatti vengono riproposti i canoni dello sparacchino più classici, maggior clamore ha circondato la scelta del team di abbandonare le desolate lande del selvaggio west e di lasciare a casa cowboy e fuorilegge degli anni a cavallo della Guerra di Secessione in favore della Los Angeles attuale e dei pistoleri dei giorni nostri. Lo scenario è quello della guerra al narcotraffico con le varie agenzie della sicurezza nazionale impegnate nella lotta al Cartello, un'organizzazione malavitosa dedita al contrabbando di droga, armi, prostitute ed affari illeciti in generale tra il Centro America e gli States, passando per il confine messicano.
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 1
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 2
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 3
 

Un attentato alla sede dell'FBI spinge l'NSA a sollevare dall'incarico FBI, CIA e polizia di LA per formare una speciale task force con alcuni dei migliori,  ma anche dei meno ortodossi agenti selezionati dalle varie organizzazioni. Dalla collaborazione di Kimberly Evans dell'FBI, Eddie Guerra della DEA e del Detective Benjamin McCall della LAPD, classico individuo rude che prima spara e poi intima l'alt, nasce dunque un trio assortito di agenti tutt'altro che integerrimi, ma che proprio per la loro non sempre fedele osservanza delle regole e per le loro capacità nel districarsi all'interno degli ambienti malavitosi formano la squadra perfetta. La strategia attuata dai tre è abbastanza semplice: danneggiare il Cartello spacciandosi per un'organizzazione malavitosa rivale, al fine di gettare il nemico nel caos e di allentare la presa sulla polizia e sui federali.

Se da un lato ambientazione e trama risultano del tutto nuove per la serie, il gameplay spiccio  non si discosta di molto da quello apprezzato (seppur con qualche riserva) in Bound in Blood, se non per l'impostazione cooperativa del titolo. La campagna è affrontabile in compagnia di due amici online o da soli, con gli altri due protagonisti gestiti dalla CPU con le classiche tempeste di piombo a farla da padrone. Niente rivoluzioni copernicane quindi, per uno shooter da sempre incentrato sull'azione frenetica, l'immediatezza e la semplicità di esecuzione, croce e delizia dell'intera serie. Oltre alle corpose e articolate sparatorie con decine di nemici il gioco ha ben poco da offrire rompendo la monotonia dei continui scontri a fuoco e delle scazzottate con il completamento di alcuni sotto-obiettivi quali la pressione di un tasto o il piazzamento di un ordigno, le fasi di guida all'acqua di rose e con brevi quanto pretestuose sessioni di esplorazione alla ricerca di oggetti collezionabili inseriti esclusivamente per i maniaci degli achievements.
 

Un passatempo estivo quindi, che fa proprio leva sulla semplicità, l'immediatezza, il gameplay senza troppe pretese e, è bene sottolinearlo, la carenza di competizione in un periodo di calma piatta sul mercato. La carenza di profondità, la totale assenza di qualsivoglia motore fisico, l'incedere scriptato e un' interazione coi fondali di gioco che non va oltre l'apertura di porte o il far esplodere auto, lascerebbero presagire quantomeno la carenza di difetti e una moderata pulizia generale.

Da quello che abbiamo potuto constatare durante l'hands-on del codice preview giunto in redazione si evince tutt'altro, soprattutto a livello di IA. Infatti quando si gioca la campagna in solitaria l'intelligenza artificiale nemica sfrutta il famigerato "effetto Call of Duty", ovverosia concentra il fuoco e l'attenzione sul personaggio principale infischiandosene bellamente dei suoi compagni mossi dalla CPU, quasi come se non esistessero. Più in generale sono le strategie nemiche a lasciare quantomeno perplessi per i movimenti e per la scelta non sempre azzeccata dei ripari, rimanendo spesso scoperti ed esposti ed andando quindi incontro ad una inevitabile fine.

Niente di nuovo sotto il sole, a parte l'ambientazione naturalmente. Call of Juarez: the Cartel abbandona il polveroso Far West e si trasferisce ai giorni nostri, portandosi però dietro il gameplay tipico della serie. Senza troppi sussulti nè pretese il titolo Techland si appresta a offrire agli amanti degli fps un veloce passatempo in una stagione notoriamente povera di uscite in attesa di un autunno di tutt'altra levatura. La versione preview visionata ha però evidenziato diverse lacune quà e là specie per quel che concerne l'IA nemica e in generale il comparto tecnico ancora afflitto da bug e difetti. La speranza è che nelle ultimissime fasi di sviluppo queste sbavature siano state almeno in parte sistemate in vista del rilascio atteso per il prossimo 21 luglio.
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 4
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 5
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 6
 

Niente di nuovo sotto il sole, a parte l'ambientazione naturalmente. Call of Juarez: the Cartel abbandona il polveroso Far West e si trasferisce ai giorni nostri, portandosi però dietro il gameplay tipico della serie. Senza troppi sussulti ne pretese il titolo Techland si appresta a offrire agli amanti degli fps un veloce passatempo in una stagione notoriamente povera di uscite in attesa di un autunno di tutt'altra levatura. La versione preview visionata ha però evidenziato diverse lacune quà e là specie per quel che concerne l'IA nemica e in generale il comparto tecnico ancora afflitto da bug e difetti. La speranza è che nelle ultimissime fasi di sviluppo queste sbavature siano state almeno in parte sistemate in vista del rilascio atteso per il prossimo 21 luglio.
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