Speciale Virtua Fighter 4

di Tiscali News
Sebbene abbia fatto da modello pratico per l'intero genere dei picchiaduro 3D (addirittura un esemplare del coin op del primo capitolo è presente nel settore dedicato alle innovazioni tecnologiche dello Smithsonian Museum), la serie di Virtua Fighter è rimasta un franchise apprezzato dal grande pubblico quasi unicamente in Giappone. Da una parte ciò è accaduto per la situazione di mercato del Saturn, console che ha accolto le versioni home dei primi due capitoli, ma dall'altra è innegabile che lo stile piuttosto particolare della creazione di Yu Suzuki abbia le sue responsabilità. Virtua Fighter 3 avrebbe dovuto essere uno dei cavalli di battaglia del Dreamcast, ma all'atto pratico è stato battuto in casa da Soul Calibur, giusto in tempo per far passare del tutto inosservato il momento del lancio americano il titolo Sega

Con la conversione di Virtua Fighter 4 per PlayStation 2 le cose sembrano destinate a cambiare: grazie al battage pubblicitario e alle assicurazioni di Yu Suzuki sul fatto che la conversione sarebbe stata "arcade perfect" (ricordiamo che Virtua Fighter 4 in sala giochi girava sulla potente scheda Naomi 2), il gioco è diventato in poco tempo uno dei più attesi per PlayStation 2 in un momento in cui la concorrenza inizia a incalzare sul fronte tecnico

ARCADE PERFECT?

Per quanto siano apprezzabili le performance ottenute in pochi mesi di sviluppo su PlayStation 2 da parte del team AM2 possiamo rispondere con un "no" alla domanda più inflazionata riguardo a Virtua Fighter 4: la conversione a dire la verità non arriva neanche particolarmente vicina all'impatto grafico della controparte da sala giochi. A sottolineare nel contempo il talento naturale e l'inesperienza nello sviluppo sulla console Sony di Suzuki e soci, si notano elementi particolarmente validi che convivono con particolari assolutamente imbarazzanti che tendono a rovinare in discreta misura la realizzazione tecnica

La maggior parte dei problemi si riscontrano nei fondali che in alcuni casi soffrono di problemi piuttosto evidenti di aliasing (scalettature), nonché di texture spesso non all'altezza della situazione. Indubbiamente anche nell'originale da sala l'intenzione era quella di privilegiare il dettaglio dei personaggi rispetto agli sfondi, ma vedendo texture come quelle del bordo ring dello stage di Jeffry non si può che rimanere interdetti. Al contrario, livelli come quello di Jacky sono veramente notevoli sia come costruzione sia come effetti grafici, per non parlare dell'eccellente resa dell'acqua e di altri elementi di contorno come la gestione dinamica della sabbia e della neve

Venendo ai personaggi è necessario sottolineare che, sebbene siano ottimamente realizzati, non arrivano alla complessità delle controparti della versione da sala anche se la differenza che intercorre è paragonabile a quella tra i combattenti del coin op di Street Fighter 2 i corrispettivi su SNES. Il livello di dettaglio in alcuni casi è impressionante, a partire dalle espressioni facciali (e qui si nota l'esperienza acquisita durante la lavorazione di Shenmue) proseguendo con la struttura muscolare e i dettagli dei vestiti. Peccato per le "giunture" visibili su gambe e braccia anche se quello era un problema presente anche nella versione da sala

Nel complesso le animazioni sono molto efficaci e rispecchiano piuttosto bene le movenze delle arti marziali presentate. In particolare non aspettatevi movimenti inutili e coreografici da combattenti basati su pose di attesa: Virtua Fighter 4 non a caso è uno dei giochi che più rispetta le vere arti marziali a livello visivo. Poco da dire sugli effetti sonori e le musiche che si dimostrano adeguati e all'altezza della situazione, risultando comunque un elemento di contorno che sottolinea l'azione, ma non spicca nell'insieme. Nel bene e nel male la realizzazione tecnica di Virtua Fighter 4 attira l'attenzione, ma il vero punto in cui la serie è sempre stata controversa è la giocabilità..

PRECISIONE E SOLIDITA'

Virtua Fighter 3, pur rimanendo ancorato alla struttura basata sulla presenza di un ring delimitato, aveva sperimentato molto in fatto di stage irregolari come, per esempio, quello obliquo ambientato su un tetto. A detta di molti l'introduzione di tali varianti, oltre a non aggiungere poi molto alla struttura di gioco, toglieva affidabilità e precisione ai controlli. Non è una sorpresa quindi che in Virtua Fighter 4 si sia tornati al classico ring quadrato completamente piano. Chi si aspettava fondali interattivi rimarrà deluso in quanto gli unici elementi con cui si può effettivamente interagire sono i bordi dei ring in alcuni stage, fatto che lascerebbe ulteriormente perplessi se il sistema di gioco non fosse valido come effettivamente è

I precedenti episodi sono sempre stati contraddistinti da una ricerca ossessiva della tecnica marzialista contrapposta all'effettiva utilità delle mosse. A cosa serve avere decine di attacchi se alla fine la loro utilità in battaglia non è corrispondente alla loro utilità oggettiva? Fortunatamente Virtua Fighter 4 vanta un approccio più pragmatico al combattimento che, oltre ad avere una fisicità maggiore, permette di sfruttare appieno le capacità dei combattenti e rende necessario un serio approfondimento per giocare a buoni livelli. Ogni secondo che passa permette di pianificare una mossa o di piazzare un colpo particolare come se si trattasse di una sorta di gioco a incastro e, con tutta probabilità, ci troviamo di fronte alla versione più somigliante alla trasposizione più fedele, non tanto delle arti marziali, ma piuttosto della filosofia che sta alla base di un combattimento

Come in Virtua Fighter 3 è possibile cambiare la postura di combattimento alterando la velocità e il tipo di mosse eseguibili, una possibilità sfruttata egregiamente dalla nuova arrivata, Vanessa Levis. Una novità riguarda invece il sistema di spostamento 3D che prevede l'uso diretto della croce direzionale per lo spostamento sui vari piani di gioco. Il salto ha quindi cambiato totalmente di modalità d'uso essendo delegato principalmente per attacchi aerei a corto raggio, perdendo ogni valenza di spostamento. Sulle prime si rimane un po' disorientati, ma la possibilità di muoversi liberamente senza dover usare "passettini" e altre amenità permette di sfruttare meglio la terza dimensione. Nel complesso il sistema di gioco di Virtua Fighter 4 è eccellente e manca della "casualità" che contraddistingue la maggior parte dei picchiaduro 3D, traguardo raggiunto grazie anche a una maggiore accortezza nella temporizzazione delle mosse che hanno una loro ben precisa priorità come avviene nei picchiaduro 2D

MODALITA' DI GIOCO

Sebbene Virtua Fighter 4 manchi di una storia e di finali per ogni personaggio che ne valorizzi la longevità, è presente tutta una serie di modalità che permettono di affinare il proprio livello di gioco oltre che a divergere dal classico arcade mode. Il training mode è tra i migliori mai visti in un gioco del genere per quel che riguarda la completezza e, se non bastasse, è presente una piccola collection di replay che mostrano scontri a livello avanzato che valorizzano le capacità di ogni personaggio

Poco da dire invece sulla modalità Kumite che non è altro che il classico survival, mentre merita un discorso a parte la possibilità di creare un personaggio personalizzato. Dopo averne impostato i dettagli lo si deve far combattere contro altri avversari per imparne le mosse e affinarne l'intelligenza artificiale; di fatto il giocatore è presente in veste di allenatore e, per quanto possa sembrare una modalità tutto sommato poco utile, i risultati ottenuti spesso danno una certa soddisfazione.

Se si escludono alcuni scivoloni sul fronte della realizzazione tecnica, Virtua Fighter 4 è un titolo ineccepibile. La precisione e la solidità del sistema di gioco lo rendono il miglior picchiaduro 3D presente su PlayStation 2 e, con tutta probabilità, ci vorrà molto tempo per scalzarlo da tale vetta. La possibilità di giocarlo su più livelli di abilità permette anche ai neofiti di giocarci senza troppi problemi, ma un approccio superficiale non permette di apprezzare appieno la profondità di Virtua Fighter 4, lato in cui il gioco eccelle a dir poco.<br /><br />Alessandro Casini<br /><br />SECONDO COMMENTO<br />Ci sono picchiaduro a incontri più spettacolari, più ricchi di effetti &quot;next-generation&quot; o magari di personaggi femminili evidentemente poco vestiti. Ma se cercate la quintessenza del combattimento, o un gioco che vi faccia letteralmente &quot;sentire&quot; ogni singolo impatto, dovete necessariamente inserire nella vostra lista della spesa l'ultimo titolo di Yu Suzuki. Virtua Fighter 4, pur con tutti i difetti inerenti alla conversione (comunque trascurabili se puntiamo al settore giocabilità), è la migliore esperienza che si possa avere su PlayStation 2 nel campo beat'em up a incontri. Il sistema di combattimento, che sui primi momenti appare indecifrabile, dopo poche partite si rivela come un altro colpo di genio degli sviluppatori Sega, premiando non solo la pressione rapida dei tasti ma tempismo, senso della posizione e capacità del giocatore nel &quot;leggere&quot; le mosse dell'avversario. Un ottimo punto di inizio per Sega su PlayStation 2 e una ragione in più per lasciare agli altri il conteggio delle scalettature dopo aver afferrato il joypad e premuto Start...<br /><br />Alessandro Martini