Speciale Offerte PlayStation Plus di Maggio 2014

Un mese all'insegna della fantasia... e del Giappone Feudale, e dei campi da Golf, e delle rapine in banca...!

di Davide Ottagono
Avete mangiato tutto il vostro uovo di Pasqua? Avete digerito tutti i rimasugli di Pasquetta? Avete posato in garage grill e simili? Bene, perchè è il momento di lasciarci il caro coniglietto pasquale alle spalle e di ritornare (ahinoi) alla vita di sempre. E che modo migliore c'è di sopportare la triste e dura realtà, se non con qualche nuovo gioco gratis? Sony ha appena reso pubblici i nomi dei giochi Plus che ci verranno regalati nel mese di Maggio (a partire dal 30 Aprile, tra l'altro). Noi ve li raccontiamo per filo e per segno in questo speciale. Buona lettura!

STICK IT TO THE MAN (PS4)

Stick It To The Man è un indie-game fuori di testa partorito dalle folli menti di Zoink. Vestiremo i panni di Ray, un uomo che vive in un mondo fatto di "cartapesta". A causa di un incidente (che gli vede spuntare un braccio rosa dalla testa), guadagna il potere di cambiare il mondo circostante e di leggere nella mente delle persone, usando i pensieri dei comprimari a proprio vantaggio per proseguire nell'avventura. Purtroppo, come si suol dire, "da grandi poteri derivano grandi responsabilità", e Ray si vede presto ricercato da un gruppo di loschi figuri senza una motivazione apparente. Stick It To The Man giungerà su PS4 proprio lo stesso giorno in cui verrà reso gratis dal Plus, quindi vi consigliamo di aspettare una nostra futura recensione per saperne di più su questo interessante gioco!

PAYDAY 2 (PS3)

Diciamocelo francamente: chi non ha mai sognato, almeno una volta, di far parte di uno dei tanti gruppi di ladri che nei film americani compiono articolate e spettacolari rapine nei luoghi più improbabili? In Payday 2, torneremo a vestire i panni dei quattro malviventi mascherati, in quello che è un titolo - è bene sottolinearlo subito - evoluto sotto quasi tutti gli aspetti rispetto al primo capitolo.

Payday 2, sin dalle prime battute di gioco si presenta come il classico FPS in cui l'elemento “sparacchino” ricopre un ruolo decisamente importante se non fondamentale. Torneremo a vestire i panni di Dallas, Hoxton, Chains e Wolf, e questa volta a tessere le fila delle nostre manovre ci sarà un nuovo “datore di lavoro” chiamato Bain. Proprio la varietà delle missioni di gioco è uno degli elementi che più ci è piaciuto in questo secondo capitolo. Gli sviluppatori hanno fatto tesoro delle critiche mosse dai fan del primo episodio realizzando una serie di situazioni non solo divertenti grazie ad un level design azzeccato e variabile in alcuni elementi, ma anche sfruttando una serie di accorgimenti nell'approccio stesso del colpo.

Rispetto al primo capitolo infatti, sarà possibile affrontare la missione cercando di portare a termine il colpo totalmente in maniera stealth. Tuttavia, prima di illudervi, è giusto sottolineare che chiudere il colpo senza farsi mai scoprire è decisamente complicato ed il minimo errore porterà all'arrivo di un esercito di poliziotti armati di tutto punto.

Nulla di troppo preoccupante anche perché le fasi di shooting puro sono l'elemento decisamente più riuscito di tutto il prodotto e collaborare per respingere le ondate di poliziotti, sopratutto online, è sicuramente il fulcro di tutta l'esperienza di gioco. Divertente, dinamico ed estremamente cooperativo, questo è Payday 2. Purtroppo però questo è fattibile solo ed unicamente se avete a disposizione un gruppo di amici con cui giocare. La parte offline di crime.net è infatti il grande tallone di Achille del gioco. L'intelligenza artificiale è estremamente deficitaria, ed il più delle volte non è assolutamente in grado di leggere la situazione all'interno del quale ci troviamo bloccando di fatto la missione. Problema che già era stato messo in luce nel primo capitolo e che purtroppo non è stato risolto in questo seguito.

Payday 2 è un titolo che riesce a migliorare quasi tutti gli elementi del primo capitolo, offrendo un FPS incentrato sulla cooperazione ed in grado di stimolare i giocatori con dinamiche di gioco sempre diffrenti. Tuttavia, persiste la totale incompatibilità del prodotto verso il singolo giocatore, cosa che limita, sotto certi aspetti, la giocabilità. Il gioco è comunque promosso a pieni voti.

PUPPETEER (PS3)

A dirla tutta ci troviamo davanti ad una fiaba oscura, una storia surreale e magica ma piuttosto cupa: vestiremo i panni di Kutaro, bambino tramutato in marionetta (Collodi chiederà i danni) che ha il compito di salvare la principessa della luna da alcune malvagie figure, tra cui un orso di pezza infernale, una tigre di legno e una strega che si finge alleata ma trama nell'ombra. Proprio al'inizio del gioco, la nemesi del nostro rigido eroe gli staccherà di netto la testa con un morso, tanto che nel corso dell'avventura potremo recuperare altre teste in sostituzione, un po' come accadeva nel vecchio Dynamite Headdy di Treasure. Il tutto, guarda caso, è rappresentato all'interno di un teatro di burattini (da qui il titolo del gioco) dove scenografie bizzarre ed invenzioni visive si alternano di continuo.

L'avventura di Kutaro è decisamente adatta a tutti. Ciò è palese già all'inizio, visto che assisteremo a lunghe sequenze narrate come una fiaba, accompagnate da voci in italiano molto curate che faranno capolino anche nelle fasi giocate, per sottolineare i cambi di ambientazione o l'arrivo di un nuovo avversario. Ma è soprattutto il gameplay ad essere più immediato e comprensibile da qualsiasi fascia di età. Addirittura è possibile giocare in due per semplificare le operazioni: uno controllerà il protagonista tra salti e tagliuzzamenti tramite forbici magiche, mentre l'altro muoverà di volta in volta un comprimario.

Puppeteer è fondamentalmente un platform con tre punti distintivi. Il primo sono le forbici magiche, che hanno il doppio ruolo di arma per attaccare i nemici e di appiglio: tagliuzzando elementi del fondale come drappi o foglie è possibile arrampicarsi, o meglio “volare” per superare ampi baratri o raggiungere punti elevati e proseguire. Particolare peso hanno durante gli scontri con i boss, che in genere usano questo gimmick per imbastire divertenti dinamiche di arrampicata e offesa simultanea. Il secondo punto caratteristico sono le teste intercambiabili, che invero giocano un ruolo più marginale del previsto: fungono sia da punti ferita (cadono se siamo colpiti, e possiamo recuperarle come faceva Sonic con i suoi anelli) che da chiavi per determinati segreti: utilizzandole in particolari posti contrassegnati attiveremo di volta in volta dei passaggi, dei piccoli livelli bonus o dei tesori. La terza ed ultima caratteristica del gioco è il già menzionato comprimario volante: il problema è che se saremo in due a giocare, il secondo partecipante avrà un ruolo estremamente marginale (cliccare in giro, raccogliere gemme col puntatore) mentre giocando da soli l'apporto del personaggio sarà ancora più limitato (non potrà raccogliere le gemme) ma sarà comunque un fardello da utilizzare obbligatoriamente, aggravato dai controlli su pad meno comodi rispetto al Move.

Riguardo il fattore estetico, Puppeteer è tecnicamente molto evoluto e curatissimo, sin dal character design, fino alla minuzia nelle animazioni e nei particolari. Gli effetti di luce ed ombreggiatura sono estremamente validi, così come l'alternanza rapidissima di ambienti e trovate scenografiche, tanto che in alcuni frangenti può venire il dubbio di trovarsi davanti a qualcosa di precalcolato.

Puppeteer può facilmente dare un'impressione iniziale fuorviante: vista l'eccessiva semplicità dei primi livelli (e della demo) potrebbe sembrare un gioco indirizzato esclusivamente ai più piccoli. In realtà la bellezza e la completezza del gameplay vengono fuori sulla distanza, quando la creatura di Japan Studio mostra di cosa è capace sia in ambito platform che in quello puramente audiovisivo. Un gioco assolutamente spettacolare e ricco di idee, che ha gli unici difetti in una difficoltà tutto sommato modesta e in una gestione non ottimale del secondo personaggio/puntatore: limitato il suo apporto in mano ad un secondo giocatore armato di Move, e scomodo se gestito in prima persona con lo stick destro. Tuttavia nonostante questo piccolo neo, Puppeteer si dimostra un buonissimo gioco adatto a tute le età: appagante, visionario e divertente.

MURAMASA REBIRTH (PS Vita)

Muramasa Rebirth è una trasposizione fedele di Muramasa: The Demon Blade, action/adventure arrivato anni fa su Wii U.

Già ad un primo sguardo, Muramasa - The Demon Blade riesce a calamitare a sé l'attenzione. Con la sua bidimensionalità, sembra voler andare controcorrente rispetto alla maggior parte dei videogames odierni, che si sfidano a colpi di poligoni; ma non è questo che colpisce. La sua forza attrattiva risiede infatti nella meraviglia dei paesaggi, pervasi da una accentuata indole giapponese, dai quali l'osservatore viene come catturato, invitato a perdersi nella contemplazione.

Il paese del Sol Levante, governato da uno Shogun dispotico, ha il carattere di terra feudale rimasta saldamente ancorata alle proprie tradizioni. Ben lungi dall'urbanizzazione odierna, il panorama è dominato dalle campagne, dalle foreste intricate e dalle montagne inospitali. In tale contesto si svolgono le storie dei due protagonisti: Kisuke, un ninja rinnegato che ha smarrito la memoria, ma dovrà fare i conti col suo passato; Monohime, una esile principessa posseduta dallo spirito del guerriero Jinkuro.

La via verrà spesso sbarrata da gruppi di nemici, che rievocano le classi più note della società dell'epoca: samurai, ninja, monaci. Ad essi si affiancano orde di oni (demoni) dalle sembianze disparate, sommati ad altri mostri prelevati direttamente dal folklore nipponico. I combattimenti procedono secondo le meccaniche classiche degli action 2D, ossia attacchi a catena, parate e salti repentini da una piattaforma all'altra. Inoltre, quando il contendente è poderoso, un approccio non ragionato come la carica a testa bassa conduce ad una probabile sconfitta. Se circondati, occorre preoccuparsi innanzitutto di pararsi le spalle e di schivare (se non rispedire al mittente) gli strumenti da lancio, come le temibili bombe. Tenendo presente che, mentre si infierisce su un avversario, ci si rende vulnerabili a tutti i rimanenti. Ciò non significa che si debba rinunciare all'iniziativa: un atteggiamento passivo si rivela perfino peggiore, poiché la guardia viene spezzata con sconfortante facilità. Quanto di buono congegnato rischia però di vedersi vanificato dalla discutibile assenza del game over. Se si viene sbaragliati, si ritorna alla situazione subito precedente la battaglia, senza la minima conseguenza negativa: tale scelta disincentiva l'impegno dell'utente, che anche in caso di sconfitta non ha nulla da perdere.

Le boss battle costituiscono forse la parte meglio riuscita in assoluto. Spesso e volentieri enormi (i più esagerati manco ci stanno, nello schermo), con un insano quantitativo di energia (circa quattro barre vitali, causa di duelli interminabili), dotati di attacchi devastanti (non si arriva allo "one shot one kill", ma poco ci manca)... Affrontare i boss, impararandone gli schemi di comportamento e i punti deboli, è semplicemente un piacere, il più grande che questo videogame sappia offrire. Muramasa possiede una decisa vocazione per il gioco di ruolo; la commistione di generi ludici, sebbene per certi versi giovi (nessuno si lamenta del disporre di un nutrito novero di spade), in ultima analisi rappresenta un ostacolo. Un nemico è troppo forte? Basterà girare a zonzo per la mappa, cercando combattimenti superflui, quindi ritornare dopo aver scalato qualche livello d'esperienza. Mentre si esplorano le province, oltre a picchiare qualche ostinato samurai, ci si può dedicare ad una serie di attività collaterali: cucinarsi un pranzetto delizioso, o farselo preparare in un ristorante, piuttosto che sostare alle terme per un bagno rigenerante. Siparietti che incidono poco nell'economia del gioco, veri e propri fronzoli che però sanno farsi apprezzare in quanto curati dettagli di questo affresco del Giappone.

Può darsi che, nell'ammirare il trionfo di poligoni di cui si fregiano i più recenti videogames, sopraggiunga un pizzico di nostalgia per il gioco vecchio stampo, che ammaliava come solo il 2D sa fare. Chi ha provato questa sensazione almeno una volta, sarà contento di sapere che Muramasa rinverdisce i fasti dell'era bidimensionale, per merito di una veste grafica capace di regalare scorci del Giappone feudale di assoluta bellezza; che, quando mostra il meglio di sé, fa quasi venir voglia di gridare all'opera d'arte. Gli splendidi paesaggi delineano lo sfondo di quella giocabilità -un po' action, un po' platform, un po' (troppo) RPG- che, fortunatamente, non andrà mai perduta.

EVERYBODY'S GOLF (PS Vita)

Le regole del golf sono probabilmente di dominio pubblico: scopo del gioco è quello di spedire una pallina in una buca colpendola con una mazza il minor numero di volte possibile. Il “Par” di ciascuna Buca indica il numero di colpi “ottimale” necessario per completarla, ma i giocatori esperti sanno che questo punteggio può essere abbassato di uno, di due o addirittura, a seconda della Buca, di ben tre colpi (non di meno: non è umanamente possibile mandare in buca la palla al primo tiro in un PAR-5).

A prescindere della modalità di gioco selezionata, il sistema di gioco rimane sempre il medesimo: una volta scelto il proprio golfista, il set di mazze e il set di palle - tutto cercando di poter sfruttare i pregi e minimizzare i difetti - ci troveremo sul manto erboso. Una volta presa la mira, per effettuare il tiro basteranno tre semplici click: con il primo si mette in movimento un indicatore, col secondo si imposta la potenza e col terzo la precisione.

EBG per Vita propone ben 5 tipi di indicatori diversi, tra aste graduate o curve, cursori o collimatori: inizialmente ne saranno disponibili solo due, ma potrete sbloccare gli altri nell'apposito negozio. A differenza di quanto avveniva nel capitolo PS3, la scelta dell'indicatore NON influenzerà le caratteristiche del golfista.

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Durante l'esecuzione del colpo sarà inoltre possibile imprimere alla palla determinati effetti, come ad esempio una traiettoria curva o un backspin che la faccia rotolare all'indietro una volta atterrata: l'esecuzione di queste tecniche è ovviamente più complessa di quella di un tiro ordinario e richiede l'uso della croce direzionale.

In modalità giocatore singolo potrete allenarvi liberamente oppure cimentarvi nella carriera: questa è composta da una serie di prove suddivise in categorie: per accedere a una categoria dovrete prima superare il “campione” della categoria precedente, il quale ovviamente accetterà la vostra sfida solo dopo che avrete accumulato sufficienti “stelle” nelle varie prove.

Il multiplayer prevede diverse possibilità: la più semplice è la canonica sfida con connessione ad-hoc, in cui potrete creare una stanza in cui far convergere i giocatori locali e confrontarvi liberamente. Per chi ama il confronto in classifica ma anche giocare col proprio ritmo, ecco arrivare il torneo giornaliero: si tratta di tre eventi a cui si può partecipare una sola volta (ciascuno), e i cui risultati saranno salvati in classifica online; alla fine della giornata, saranno proclamati i vincitori e assegnati i punti.

Everybody's Golf non avrebbe mai potuto mancare l'appuntamento con la nuova console di Sony: il brand si è fatto strada tra tutte le generazioni di PlayStation con il suo concept simpatico e colorato unito però ad una cura tecnica di prima classe e ad una difficoltà da non prendere sottogamba. Perfettamente in linea con le aspettative, questo capitolo Vita offre un'esperienza in locale e online completa a 360 e si permette anche di sollevare il target con una certa severità in più. Per la gioia dei fan, i tracciati sono aperti!

Titoli già presenti nell'offerta:

SLY COOPER: THIEVES IN TIME (PS3, PSVita)

Quarto capitolo ufficiale della simpatica saga del procione furfantello, Thieves in Time è un vero e proprio proseguio del terzo episodio e vede tornare sulle scene Sly e la sua banda, dopo un periodo di inattività davvero lunghissimo.

Il gioco abbraccia gli stilemi più classici del franchise, con tantissime ed ampie mappe esplorabili ed un sistema a missioni derivativo da quello dei più famosi free-roaming, GTA su tutti. I viaggi nel tempo aggiungono freschezza al risultato finale, aggiungendo in contemporanea la possibilità di comandare i famosissimi avi della famiglia Cooper, ognuno con le proprie caratteristiche e personalità.

Un ottimo episodio, magari un po' troppo legato ai canoni del passato, ma che sicuramente non mancherà di appassionare i fan della precedente trilogia.

UNCHARTED 3: L'INGANNO DI DRAKE (PS3)

Veniamo subito al dunque: Uncharted 3 è un capolavoro. Lo è alla luce del lavoro di perfezionamento svolto rispetto al secondo episodio e lo è partendo dal semplice ragionamento logico che conduce al seguente assioma: perfezionando un capolavoro difficilmente si otterrà un risultato minore. Senza sacrificare la componente ludica, Naughty Dog ha concentrato gli sforzi sugli aspetti più cinematografici della produzione, con intrecci narrativi appassionanti coadiuvati da uno dei comparti grafici più spettacolari di questa generazione. Uncharted 3 va sicuramente ascritto alla categoria action-adventure, ma ancora una volta il team di sviluppo riunisce diversi generi ludici, riproponendo la ciclica alternanza tra sparatorie, sezioni platform e puzzle solving senza dimenticare di donare a ognuna di queste componenti la dignità che merita.

Le sparatorie, che ora vantano alcune sequenze mozzafiato specie quando si sviluppano in verticale, si arricchiscono di un rilancio dinamico delle granate al mittente, della possibilità di portare gli scudi antisommossa in spalla e di cattivi, finalmente, davvero cattivi. Ci si affida ancora al valido sistema di coperture e il level design, sempre ispiratissimo, lascia qualche concessione all'atteggiamento stealth. Anche dal punto di vista dei puzzle ambientali questo terzo capitolo appare più riuscito, con rompicapo contestuali e moderatamente ispirati. Drake stavolta andrà alla ricerca di Ubar, leggendaria città citata nel Corano col nome di Iram, luogo di incredibili ricchezze e prosperità. Secondo la leggenda, a causa della superbia e dell'immoralità che vi albergavano fu punita dall'ira di Dio alla stregua di Sodoma e Gomorra, e sepolta sotto le sabbie, quindi ricordata col nome di Atlantide del Deserto.

Tecnicamente Uncharted 3 è un'esperienza visiva difficile da dimenticare: la PlayStation 3 “canta”, accompagnata dall'orchestra al completo e dagli applausi e le urla di gioia del pubblico in visibilio. Roba da strapparsi i capelli. Il tutto accompagnato dalla celebre colonna sonora a dir poco sontuosa e un validissimo doppiaggio in lingua nostrana che si affianca senza sfigurare troppo rispetto a quello originale. L'avventura in singolo risulta leggermente più breve rispetto al secondo capitolo, ma arriva in soccorso una modalità multiplayer ancor più corposa che in passato che offre un totale di undici mappe altamente ispirate e modalità come deathmatch, a squadre, Re della Collina, cattura la bandiera e via discorrendo. Naughty Dog sforna un terzo capitolo che approssimato per difetto rasenta l'eccellenza. Come il predecessore, più del predecessore, l'Inganno di Drake è un momento immancabile per ogni videogiocatore che si rispetti.

LITTLEBIGPLANET KARTING (PS3)

Sackboy ha vanificato i piani di conquista dell'Architetto e sconfitto la minaccia del Negativitron, ma adesso avrà nuovamente il suo bel daffare: condensati dai pensieri (non sempre allegri) di chi passa lunghi tempi in automobile, sull'Immagisfera sono comparsi un gruppo di personaggi denominati Arraffatori, i quali sfrecciano ovunque sui loro veicoli rubando le sfere-premio e danneggiando tutto. Solo Sackboy, saltando su un kart ad essi sottratto, potrà sbaragliarli su loro stesso terreno! Per quanto fosse già nota la possibilità di realizzare gare di vario genere col potente editor di LBP2, Sony ha deciso di dare a Sackboy e al suo mondo un vero e proprio gioco di kart, ovviamente “inzuppandolo” dello spirito allegro, spensierato, vario e flessibili del brand.

Il gioco presenta una Storia che si snoda attraverso un certo numero di “pianeti” in cui troveranno posto le varie prove: per superare un livello e accedere al successivo, normalmente, sarà sufficiente piazzarsi sul podio, ma naturalmente per ottenere tutti i premi previsti dalla gara dovrete raggiungerne la vetta. La modalità Storia è giocabile in cooperativa con altri giocatori - fino a 4, in locale o in rete. Non tutte le prove saranno gare tradizionali: nel gioco trovano infatti posto anche modalità alternative di cui la più presente è certamente l'Arena, la quale consiste nel porre gli antagonisti in un ambiente circoscritto e invitarli a tempestarsi di missili, mine e quant'altro, segnando il punteggio ogni volta che un attacco va a segno.

XCOM: ENEMY UNKNOW (PS3)

Se si prova a ricordare/recuperare quel X-COM: UFO Defense, di cui XCOM: Enemy Unknown ne è remake, ci si rende conto, tra le altre, di una cosa in particolare: il titolo di MicroProse era un muro. Un nemico sconosciuto da studiare sul campo, giocando (provandoci) e andando a sbattere. Ecco che il confronto tra XCOM: Enemy Unknown e la fonte originale ci dice innanzitutto dell'evoluzione dei tutorial nei videogiochi. In XCOM: Enemy Unknown il giocatore è il comandante. Tutte le decisioni - strategiche e operative - sono sua emanazione: laddove c'è interazione per il giocatore, c'è produzione di una scelta per il comandante.

La macro-struttura di XCOM: Enemy Unknown prevede infatti fasi puramente strategiche alternate a combattimenti tattici a turni. Se le prime rimandano più direttamente alla tradizione del videogioco da computer, i secondi risultano forse più familiari all'universo console, in cui il gioco di ruolo con campo di battaglia a scacchiera vanta una notevole tradizione. Ricerca scientifica, costruzione di nuove strutture, armi, oggetti, addestramento ed equipaggiamento di nuovi soldati: queste alcune delle responsabilità del giocatore. Nuovi manufatti (recuperati in battaglia) sbloccano nuove ricerche scientifiche, nuove ricerche sbloccano nuove armi o costruzioni. Nuove armi permettono di raggiungere, tornati sul campo di battaglia, nuovi obiettivi. Il completamento di ogni progetto richiede infatti un certa quantità di denaro e un certo numero di giorni. Ma gli alieni non aspettano.

Il gioco trasmette la sensazione dell'inferiorità dell'uomo nei confronti della minaccia aliena, un'idea narrativa traslata con efficacia sul piano ludico. La maggior parte delle missioni, soprattutto nella fase iniziale del gioco, sono richieste di aiuto, emergenze, contingenze. Per quanto le fasi di gestione della base godano di un rapporto di interdipendenza rispetto alle fasi di battaglia, queste ultime rappresentano innegabilmente il cuore ludico del gioco. Come già detto, si tratta di battaglie sul modello del tattico a turni. Dunque una manciata di soldati da muovere singolarmente sulla mappa di gioco con l'obiettivo di eliminare tutte le unità avversarie, nel nostro caso orripilanti alieni. XCOM: Enemy Unknown è un'opera di interesse per almeno tre motivi: aggiorna con successo un classico del passato, ripropone un genere vagamente in declino, si dimostra una pratica introduzione all'ufologi.

Altri titoli presenti in offerta:

  • Uncharted: L'Abisso d'Oro (PSVita)
  • Gravity Rush (PSVita)
  • Brothers: A Tale of Two Sons (PS3)

RIASSUMENDO:

Presto disponibili su PS Plus dal 30 Aprile

  • Stick it to the Man (PS4)
  • Payday 2 (PS3)
  • Puppeteer (PS3)
  • Muramasa Rebirth (PS Vita)
  • Everybody's Golf (PS Vita)

Non più disponibili su PS Plus dal 30 Aprile

  • Mercenary Kings (PS4)
  • PES 2014 (PS3)
  • Bioshock Infinite (PS3)
  • Hotline Miami (PS3, PS Vita)
  • MotoGP13 (PS Vita)

Un mese apparentemente "debole" che invece nasconde numerose perle del panorama "a prezzo budget". L'offerta è molto variegata, e spazia da platform a sparatutto, finendo per action/adventure dagli stili più disparati. Mai come questo mese, ce n'è davvero per tutti i gusti. Nonostante la mancanza di veri e propri blockbusters, Maggio si conferma indubbiamente come un mese da tenere seriamente d'occhio, soprattutto per tutti coloro che cercano esperienze qualitative e sopra le righe, oltre che fantasiose e diverse dal solito.