Speciale Metal Gear - Monografia

Vi raccontiamo curiosità e cronologia della saga di Kojima

di Valerio De Vittorio
Finalmente la saga di Metal Gear Solid è giunta ad una fine. Non sappiamo cosa ci attenderà nel prossimo futuro, Konami si muove nel modo più imperscrutabile possibile, mentre è certo che Hideo Kojima non sarà più coinvolto. Giunti al quinto capitolo dell'opera canonica, proviamo a raccogliere in questa monografia un po' di curiosità sulla storia di una della saghe più importanti del mondo videoludico, nel bene e nel male.

Metal Gear

Siamo a metà anni '80, Konami chiese a Kojima di creare un gioco di combattimento per l'MSX2 Home Computer. Le limitazioni non permettevano di avere più di tre nemici a schermo né di muoversi al di fuori delle barriere dello schermo. Così Kojima pensò al concetto che rimase poi alla base della serie, ovvero un titolo dove si sfugge al nemico piuttosto che affrontarlo a viso aperto.

Sarà però la versione NES, conversione creata da terzi in cui Kojima non venne nemmeno coinvolto, a portare al successo la serie, con un milione di copie vendute. E questo senza neanche il Metal Gear come boss finale!Kojima descrive l'epoca in cui nacque come fortemente condizionata dal terrore di una guerra nucleare, un tema che l'ha condizionato enormemente, e di conseguenza le storie che decise di raccontare.Big Boss manda in missione la recluta di Foxhound Solid Snake in una missione di infiltrazione a Outer Heaven, regione del Sud Africa che minaccia di attaccare il mondo con armi nucleari, nello specifico con il misterioso Metal Gear.

Si vede qui come Kojima abbia voluto esprimere l'ansia dell'epoca in cui era cresciuto.Durante la sua missione, Solid Snake capisce di essere stato incastrato e dietro alle minacce terroristiche c'è proprio Big Boss. Il nostro eroe rimane con un'unica opzione, entrare nelle profondità di Outer Heaven e distruggere il Metal Gear. Nasce così non solo un'intera saga, ma il genere degli stealth.

Una nuova missione per Solid Snake

Il primo sequel di Metal Gear si chiamava Snake Revenge, e si trattava di un seguito della versione NES commissionato da Konami che non aveva però coinvolto Kojima, quindi a livello di storia era slegato dal canone. Metal Gear 2: Solid Snake nasce dall'incontro su un treno tra il game designer ed il team che aveva lavorato al sequel apocrifo.

Questi chiesero a Kojima di tornare a lavorare con loro per fare un nuovo titolo dedicato a Solid Snake, stimolando la fantasia di Hideo che sulla strada di casa concepì l'idea che il giorno dopo si concretizzò nel progetto Metal Gear 2: Solid Snake. Fu un grande successo, che però non uscì dal Giappone per ben 15 anni, quando venne incluso in Metal Gear Solid 3: Subsistence.Solid Snake si ritrova nuovamente solo in una missione di infiltrazione, con l'obiettivo di smantellare i nuovi piani di Big Boss, e distruggere il Metal Gear D. Alla fine del gioco, il nostro eroe si rifugerà in Alaska

La terza dimensione che cambia la storia della saga.

Siamo in pieni anni '90, Kojima sente parlare di una console in grado di muovere tantissimi poligoni. Il games designer pensò subito a Metal Gear e a cosa avrebbe potuto fare con la saga. E così non solo si creò un capitolo poligonale, ma grazie alle capacità del CD, gli sviluppatori poterono sviluppare il concetto cinematografico dietro al titolo, con scene di intermezzo spettacolari, e implementò un doppiaggio completo per ogni personaggio.

Avevamo lasciato Solid Snake in reclusione in Alaska, dopo la battaglia col padre Big Boss. Siamo nel 2005 e un'organizzazione nota come FOXHOUND ha preso il controllo della base Shadow Moses, dove è ospitato un nuovo Metal Gear, chiamato REX. A capo dell'organizzazione c'è il fratello di Solid Snake, Liquid, a sua volta clonato da materiale genetico di Big Boss. L'obiettivo è la distruzione di Whasington DC. A fianco di Liquid Snake c'è Shalashaska, AKA Ocelot. La missione di Snake lo porterà ad incontrare altri personaggi iconici, entrati nel cuore di milioni di giocatori, come Meryl Silverburgh e Otacon, programmatore leale alla causa del nostro eroe.

Non solo Metal Gear Solid espanse le potenzialità della serie grazie all'hardware Playstation, ma Kojima si permise di approfondire temi a lui cari che torneranno più volte nei seguiti. La clonazione, ma anche la proliferazione del nucleare ed in particolare una tematica centrale per il Game Designer, il lascito che questa generazione offre a quelle futuro.Metal Gear Solid entrò nella storia, definito come uno dei capolavori videoludici, una pietra miliare apprezzata dal pubblico e dalla critica.

La nascita di un nuovo eroe

Hideo Kojima aveva in mente nuovi progetti, ma il successo di Metal Gear Solid lo costrinse a metterne in cantiere un seguito, per Playstation 2, in grado di sfruttarne le rivoluzionarie capacità tecniche.Solid Snake si ritrova nuovamente a vivere nascosto, questa volta accompagnato da Otacon. I due fondano Philantropy, un gruppo approvato dalle nazione unite, il cui scopo è vegliare sulla costruzione di nuovi Metal Gear. Nel 2007 seguendo una soffiata, Solid Snake si infiltra in una nave di passaggio a New York, che pare ospiti un nuovo Metal Gear, noto come RAY. Ma proprio durante la missione, Ocelot abborda la nave, si appropria dell'arma e affonda la nave nel fiume Hudson. Solid Snake sparisce nell'incidente senza lasciare tracce.

La trama originariamente pensata da Hideo Kojima era però profondamente diversa. Il setting si divideva tra Iran ed Iraq, con un modello di Metal Gear nascosto e blindato, mentre i governi rifiutavano le ispezioni occidentali. L'arma è trasportata via aria e dev'essere intercettata entro un certo lasso di tempo. A rubare il carico è però Liquid e i suoi. Purtroppo proprio nel periodo di lavorazione del gioco, la situazione nel medio oriente iniziò a scaldarsi, fattore che portò Kojima a cambiare i dettagli dell'ambientazione e della trama. Il primo capitolo di Sons of Liberty si conclude con la nave che affonda e la sparizione di Solid Snake. Il vero protagonista di Metal Gear Solid 2 infatti sarà uno dei colpi di scena più riusciti di Kojima, che stupì tutti i suoi fan mettendo al centro dell'attenzione un nuovo personaggio, Raiden. Saltiamo, con la trama, avanti di due anni al 2009. Snake si infiltra via mare in una piattaforma in una scena che richiama da vicino l'inizio di Metal Gear Solid, ma sotto la maschera da sub si nasconde una faccia nuova, quella di un biondo e giovane agente, nome in codice Raiden.

La genesi di questo personaggio è quanto meno curiosa. Kojima infatti racconta di come tra la lavorazione del primo e del secondo Metal Gear Solid Konami avesse organizzato un sondaggio dedicato al pubblico di giocatrici femminili. Pare che fosse emerso un diffuso rifiuto verso i tipici protagonisti maschili, giudicati poco attraenti e soprattutto vecchi. Il leggiadro ed accattivante Jack fu la risposta. Un'altra curiosità che coinvolge il nuovo protagonista è proprio il nome. Se non vi dice nulla, pensate che la sua fidanzata con la quale interloquisce via Codec si chiama Rose. Ancora non vi suona? Allora andatevi a guardare i nomi dei personaggi interpretati da Kate Winslet e Leonardo Di Caprio in Titanic.

Nonostante gli iniziali fastidi suscitati dal cambiamento nel ruolo di protagonista (rimasto segreto fino al lancio del titolo negli USA), Raiden trovò un suo posto nel cuore dei fan, tanto che non solo tornerà nel quarto capitolo, ma sarà poi il protagonista in un gioco a lui totalmente dedicato, Metal Gear Rising: Revengeance. C'è spazio anche per Solid Snake, comunque, presentato prima in incognito come Iroquois Plissken (colta la citazione? Ma soprattutto, grazie GrayFox) ma che ad un certo punto rivelerà la propria identità. Il finale di Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty fu a dir poco controverso, come il gioco in se, d'altronde. Kojima produsse infatti un titolo denso di cut-scene, che culminano con un lungo finale di 20 minuti, criptico e che lascia più domande che risposte. E infatti Kojima non potrà abbandonare ancora la serie, nonostante sentisse di aver raccontato quello che voleva, e tornerà in cabina di regia per i successivi tre capitoli principali e l'episodio portatile Peace Walker.

Il terzo che non ti aspetti

Per rompere con la tradizione, per il terzo episodio della serie, si torna indietro nel tempo, per la precisione al 1964 in piena guerra fredda. Il protagonista di Metal Gear Solid 3: Snake Eater non sarà ovviamente Solid Snake, ma Big Boss, di cui scopriremo così le origini del nome, la storia, il suo addestramento e cosa l'ha portato a diventare quello che sarà in futuro. Fondamentale nella storia di questo capitolo è la figura di Boss, la sua mentore e amante. Un personaggio femminile entrato nella storia della saga, che per Kojima rappresenta la maternità, spezzando un po' con le tematiche affrontate nei precedenti episodi della serie.

Il design stesso era stato pensato per raffigurare le diverse anime che caratterizzano Boss: in origine i suoi vestiti le lasciavano esposto il seno, proprio per sottolinearne il ruolo di madre figurata, adornato però dal tatuaggio di un serpente. Questo perché è anche una guerriera ed infatti nell'idea di Kojima, ogni volta che Boss avesse estratto l'arma dalla fondina, avrebbe fatto tremare il petto, e l'eventuale nemico avrebbe visto vibrare anche il serpente tatuato. Si sarebbe sparsa così una leggenda: se vedi ridere il serpente, sei un uomo morto. Per ovvie ragioni, il character design finale si è un po' ridimensionato, ma il costume di Boss rimane ugualmente provocante, e sottolinea femminilità, maternità e forza.

La trama è ormai intricatissima e descrive eventi dagli anni '30 fino al prossimo futuro

L'ambientazione si ripercuote anche sul gameplay, che visti i limiti tecnici dell'epoca storica rappresentata, si propone radicalmente diverso dai due capitoli precedenti. Sparisce il radar, tanto per cominciare, inoltre le meccaniche stealth vengono arricchite dalla necessità di sopravvivere nella giungla, alimentandosi con gli animali selvaggi sparsi in giro (Snake Eater, appunto). La versione originale del titolo aveva inoltre una telecamera fissa che rendeva davvero complesso l'approccio al gioco, senza contare un sistema di controllo che sfruttava persino la sensibilità al tocco dei pulsanti del pad si Playstation 2, che rendeva certe fasi di gioco infinitamente complicate. Con l'edizione Subsistance molti di questi spigoli sono stati limati, così come nell'edizione HD per Playstation 3, X360 e PS Vita, le versioni che vale senza dubbio la pena recuperare. Per molti, Snake Eater rimane il Metal Gear Solid più bello in assoluto, comunque, almeno fino a The Phantom Pain.

War has changed

Dopo la parentesi nel passato dedicata a Big Boss, Kojima ed il suo team si ritrovano a dover raccontare il vero finale della saga, con Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Ancora una volta il geniale game designer, però, si inventa un modo per stupire i suoi fan, presentando un Solid Snake invecchiatissimo, tanto che a stare accucciato gli verrà il mal di schiena! Come promesso, il quarto capitolo ospita tutti i volti noti della saga e conclude grosso modo ogni aspetto dell'intricata trama. Il materiale è talmente spropositato, che il filmato finale dura più di un'ora. Una trama tanto complessa e sparsa su molteplici capitoli, ha col tempo perso un po' di integrità, e non è un mistero come Kojima prediliga lo spettacolo ed il citazionismo alla coerenza narrativa, ma questo non inficia minimamente il godimento dell'opera conclusiva.

In Medio Oriente, Solid Snake dovrà trovare ed assassinare Liquid Ocelot e porre così fine al suo piano di devastazione totale. Il suo obiettivo è infatti un potente network militare con il quale è in grado di controllare un nuovo esercito di macchine e uomini, chiamato Sons of the Patriots, ribattezzato da Liquid Guns of the Patriots. Il titolo, esclusiva Playstation 3 di cui ne sfruttò ottimamente le potenzialità, fu un grande successo di critica e pubblico, che apprezzò le novità nel gameplay, molto più snello e godibile di Snake Eater, e la regia delle sequenze filmate, davvero mozzafiato. Graficamente, tra l'altro, è un bel vedere ancora oggi.

Non c'è riposo per Kojima

Nonostante abbia a più riprese espresso il proprio desiderio di spostarsi su progetti differenti, Konami non ha voluto permettere a Hideo Kojima di affrancarsi definitivamente dalla saga. Portata a conclusione la trama principale, non c'era altra possibilità che tornare nuovamente nel passato e di conseguenza a raccontarci la storia di Big Boss. Ecco quindi che Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ci riporterà al 1984 per scoprire le origini di questo mitico personaggio, destinato a diventare padre e nemesi di Solid Snake. Ma non tutto è andato come previsto, e probabilmente pressato da Konami, il team di sviluppo ha proposto un anticipo del gioco, in sviluppo per anni, intitolato Ground Zeroes, che ha fatto da prologo al titolo completo.

Criticato per la sua durata, è servito comunque al suo scopo, e rimane un tassello fondamentale per i fan della serie.Per quanto riguarda The Phantom Pain, si tratta del titolo forse più complesso e riuscito sotto il profilo del gameplay, mentre la trama ha fatto storcere il naso a molti, anche per via di un finale non completo e sparso in più atti. Una conclusione comunque degna, considerato che si tratta dell'addio di Kojima a Metal Gear e a Konami stessa, dopo che i rapporti si sono rotti ormai in modo definitivo.Il gioco introduce alcuni volti nuovi che sono subito entrati nel cuore dei fan, su tutti Quiet, la bella e letale cecchina, e ovviamente DD, il cane lupo, entrambe compagni di avventure di Big Boss. Per non parlare dell'infinità di easter egg inserite, tanto che a un mese dal lancio i giocatori stanno ancora scovando dei segreti nel titolo, forse il più denso, vasto e complesso mai realizzato dal team Kojima.

Metal Gear portatile, remake e spin-off

Snake e compagni hanno fatto anche delle apparizioni su altre console oltre a quelle casalinghe. Abbiamo da un parte prodotti non propriamente canonici, quali Ghost Babel, per GameBoy Color uscito nel 2000, Mobile, addirittura per N-Gage (!!!), anno 2008; Touch, uscito su iOS e parallelo al Guns of the Patriots (2009), ed in fine, sempre per smartphone, Portable Ops, uscito su iOS e Android nel 2012. In mezzo a questi spin-off più o meno riusciti, fa capolino Peace Walker, titolo arrivato su PSP nel 2010 e davvero fondamentale per completare il mosaico narrativo, visto che a livello cronologico si posiziona esattamente tra Snake Eater e The Phantom Pain. Fortunatamente il titolo è incluso nella collection HD per PS3 ed Xbox 360 ed è anche giocabile su PS Vita. Siamo nel 1974 e vestiremo i panni di Big Boss, al comando dei Militaires Sans Frontières. Nonostante un gameplay adattato alla portatile Sony, suddiviso in tante piccole missioni, a livello narrativo Peace Walker è un gioco di Hideo Kojima al 100%, tanto che introdurrà ad esempio Chico e Paz, personaggi centrali in Ground Zeroes e di conseguenza in The Phantom Pain.

Un capitolo a parte è invece Metal Gear Rising: Revengeance, titolo action sviluppato da Platinum Games con protagonista Raiden in versione cyborg. A livello narrativo, questo gioco non offre in realtà molto, ma è un prodotto molto valido ugualmente. Infine da citare Twin Snake, eccellente remake del primo Metal Gear Solid, uscito in esclusiva su Gamecube, un esempio di come si dovrebbe realizzare questo tipo di prodotto. Fedele al massimo all'opera originale, ne migliora ogni aspetto, partendo ovviamente da quello grafico, davvero di prim'ordine.

Sarà davvero finita? Non ne abbiamo idea, Konami sembra poco interessata ad una comunicazione chiara sul futuro dell'azienda e dei suoi marchi. Intanto Kojima è riuscito in quasi 30 anni a raccontarci storie incredibili, intrattenendoci con un gameplay in costante evoluzione e rimasto unico nel suo genere, capace anche di scherzare con se stesso, senza prendersi sul serio sempre e per forza. Chiudiamo quindi questo speciale con una certa curiosità su quello che sarà il futuro di questo grandissimo game designer, che a modo suo ha contribuito al mondo videoludico, rimanendo legato indissolubilmente alla sua saga fino alla fine.