Recensione Yakuza: Dead Souls

Just another day in Kamurocho

di Tommaso Alisonno
Sembrava un giorno come tanti altri a Kamurocho, quando di punto in bianco gli zombie hanno cominciato a vagare per le strade. In una situazione del genere ciascuno reagisce in maniera differente: la forza di autodifesa (l'equivalente Giapponese dell'esercito) non può far altro che erigere barricate temporanee, persone altruiste come Shun Akiyama si danno da fare per aiutare i sopravvissuti, altri come Goro Majima imbracciano uno shotgun per il semplice gusto di spappolare Zombi. Nel frattempo, anche Ryuji Goda e Kazuma Kiryu arrivano a Tokyo...

Yakuza: Dead Souls, per quanto faccia pieno riferimento alla saga di Yakuza, è decisamente uno spin-off. L'idea di base è quella di ambientare nel quartiere fittizio di Kamurocho un episodio degno del più classico degli horror-movie di serie B proponendo un gameplay incentrato non già sui canonici scontri corpo a corpo quanto soprattutto sull'abbondanza di piombo da sparare. La vicenda è divisa in “parti” come Yakuza 4, e come nel capitolo ufficiale ciascuna “Parte” avrà un protagonista differente: Shun Akiyama, Goro Majima, Ryuji Goda e Kazuma Kiryu.

La mappa di Kamurocho sarà però suddivisa in zone di due tipi: nelle parti “libere” la vita scorrerà su per giù nella consueta maniera, con gente a passeggio per le strade, negozi e ristoranti da visitare, sale-giochi, casinò e hostess-bar. Oltre le barricate, però, si estende la zona di Quarantena, dove gli zombie vagano numerosi - innumerevoli, in verità - e dove è necessario combattere per la propria vita. Inutile dire che nelle fasi “tranquille” di gioco potrete vagare per la zona libera e svolgere molteplici attività, ma man mano che la zona di quarantena si espanderà - con l'avanzare della trama - anche le varie strutture saranno conglobate, e sarà vostro compito opzionale quello di liberarle per poterci ancora accedere.

Ecco pertanto che presto o tardi vi troverete, per esigenze di trama o per libera scelta, a dover accedere alla zona infestata, dove dovrete combattere per vivere. Il gioco si configura come un arcade-shooter che fa largo uso del sistema di automira: basterà premere il tasto di fuoco perché il personaggio spari automaticamente ai nemici di fronte a sé. Nelle situazioni più delicate sarà possibile premere l'apposito tasto per portare la visuale alle sue spalle, pratica che renderà il gioco più simile a un TPS permettendo di spostarsi lateralmente o all'indietro, ma la mira rimarrà ancora automatica: un altro tasto farà comparire il mirino di precisione (tra l'altro puntando inizialmente la testa del nemico più vicino), ma in questa visuale non potrete muovere il personaggio.

Quando i nemici si avvicinano troppo potrete evitare i loro attacchi con delle capriole, oppure sferrare dei calci che li allontanino; è anche possibile raccogliere armi da mischia e oggetti vari con cui percuotere i mostri, ma in linea di massima saranno le armi da fuoco a far da padroni. È importante il fatto che le pistole, pur avendo caricatori dalla capienza limitata, possono contare su una dotazione illimitata di munizioni (Tomb Raider docet?) mentre per tutte le altre armi (fucili, shogun, mitra, fino alle armi antimateria) dovrete tenere conto delle scorte e dello spazio che queste occupano nell'inventario.

Nel gioco dovrete tenere d'occhio due indicatori: il primo è la tradizionale barra della vita, la quale indica quanto ci separa dal game-over e può essere ripristinata col riposo o col cibo, sia esso preso dall'inventario o consumato al ristorante. La seconda è la cosiddetta “sniping gauge”, necessaria per eseguire colpi speciali: proiettili che colpiscono barili esplosivi, tubi del gas, bocchettoni d'idrante, serbatoi d'auto e quant'altro possa provocare danni a un gran numero di nemici col minimo sforzo. L'utilizzo dello Snipe sarà però limitato, oltre che dalla barra, dalla presenza di questi elementi sul campo: alla peggio, se avete con voi un gregario che vi scorti, potrete far lanciare a lui un mazzo di granate.

Man mano che spappolate non-morti e completate missioni, guadagnerete esperienza con conseguente incremento di livello e acquisizione di punti-progressione tramite cui sbloccare nuove abilità e potenziamenti. Potrete in questo modo aumentare la capienza dell'inventario o accedere a nuove tecniche combattimento, come calci rotanti, spazzate o la possibilità di sollevare e lanciare i bidoni di benzina. Una cosa molto importante da notare è che (a differenza di Yakuza 4) la progressione è comune a tutti i personaggi: passando dall'uno all'altro, tutti gli avanzamenti saranno infatti ereditati, così come le armi e gli oggetti immagazzinati nel deposito - fatta eccezione per l'arma speciale specifica di ogni protagonista.

Tecnicamente parlando, Yakuza: Dead Souls eredita molte della risorse di Yakuza 4, il quale a sua volta ne ha ereditate parecchie da Yakuza 3: per quanto infatti ci sia un evidente lavoro di restyling nella realizzazione di Kamurocho “devastato” e per quanto siano stati introdotti gli Zombie e gli altri mostri, è innegabile che il livello tecnologico sia su per giù lo stesso degli ultimi capitoli. Tutto questo per dire che la grafica non brilla certo di luce propria, fatica a stare al passo con le produzioni moderne ed addirittura si concede qualche rallentamento di troppo in situazioni caotiche (esplosioni o molto nemici su schermo).

Il sonoro, come il gioco, ha due facce: quando bighellonerete liberamente nella zona libera avrete solo i rumori ambientali a tenervi compagnia, comprese le musiche e i jingle provenienti dai negozi, mentre quando entrerete nella zona di quarantena o in generale quando sarete impegnati in qualche missione, o ancora in strutture specifiche come i casinò, faranno la loro comparsa le musiche vere e proprie, semplici ma ben realizzate. Menzione d'onore per gli effetti sonori, cosniderando che per la prima volta gli sviluppatori della saga hanno dovuto ricreare i versi degli zombie. I doppiaggi sono interamente in lingua originale e sottotitolati in Inglese - la qualità è ottima (almeno finché non si trovano Cinesi o Americani che parlano con accenti ridicoli), ma purtroppo ancora una volta la serie non offre la traduzione capillare.

Il sistema di automira rende piuttosto semplice prendere confidenza coi rudimenti del gioco, ma in realtà il gameplay mostra diverse pecche già dalle prime fasi, soprattutto quando ci si rende conto che riuscire ad “inquadrare” un nemico è spesso più facile a dirsi che a farsi. Quando poi andando avanti si ha a che fare con nemici “veloci”, a volte si perde più tempo a inquadrarli e mirarli di quanto non sia effettivamente necessario per abbatterli, specie quando questi ci inseguono senza sosta. Il bilanciamento del gioco è comunque molto buono, e giocando a difficoltà intermedia dovrebbe essere possibile proseguire nella vicenda senza particolari problemi, salvo alcune situazioni-chiave.

È purtroppo un po' frustrante l'utilizzo del respawn: gli zombie non sono illimitati, ma oltre a quelli presenti sulla mappa quando vi ci avventurate ne possono arrivare altri da tombini, condotti d'areazione o semplicemente “finte porte” a noi inaccessibili. Il problema è che a volte arrivano uno alla volta, obbligandovi a perdere molto tempo “aspettando il prossimo” prima di poter proseguire in tutta serenità, ed altre volte piovono a sciami di 20-30 unità, catapultandovi d'improvviso in una situazione critica.

Quello che però rende Yakuza: Dead Souls un titolo diverso dal classico sparatutto arcade e contemporaneamente un membro a tutto tondo della serie Yakuza è ovviamente l'abnorme presenza di attività collaterali. Abbiamo già citato en passant alcune di queste, ma è bene fare un rapido elenco: golf, bowling, pesca, baseball, ping-pong, biliardo, freccette, slot machine, pachinko, shogi, majhong, poker, blackjack, roulette, baccarà, karaoke, ufo-catcher, videogiochi (presso le sale-giochi), case d'appuntamenti con le hostess da corteggiare e speriamo di non esserci dimenticati niente. A questi si aggiungono poi le numerose sotto-quest che i personaggi potranno ricevere dalle persone che incontreranno in giro, le quali presto o tardi ci porteranno ancora una volta nella zona di quarantena.

Questo significa che giocare a Yakuza: Dead Souls seguendo soltanto la trama principale è quantomeno limitativo: non ha molto senso liquidare in una decina scarsa di ore un gioco che può offrirne un quantitativo anche 5 o 6 volte superiore, senza contare che l'esperienza accumulata con le sub-quest torna assai comoda quando si arriva agli scontri più seri, specie contro i boss. Certo, non bisogna mai perdere di vista il fatto che il gioco, pur offrendo un'esperienza varia e vasta ai consueti livelli di Yakuza e pur facendo del suo meglio per rendere una trama da B-movie interessante, rimane pur sempre uno spin-off, ed uno spin-off decisamente sperimentale - e rivedibile - sotto l'aspetto del gameplay. I fan della saga non faticheranno ad apprezzarlo, ma per i neofiti è probabilmente consigliabile guardare altrove (magari verso Yakuza 3 e Yakuza 4).

Un cenno finale va al Multiplayer ed al supporto online: nel gioco in sé non è presente una vera e propria modalità Multy - con buona pace di chi sperava in un co-op - quanto piuttosto la possibilità di affrontare alcuni minigiochi in sfida, opzione tra l'altro da sbloccare ottenendo specifici risultati. Parimenti, il supporto online prevede la condivisione dei record e dunque la classifica online, con alcune sfide appositamente create, ma non una vera iterazione tra i giocatori. Niente di grave: la serie Yakuza è sempre stata concepita per il giocatore singolo e dunque qualsiasi aggiunta è grasso che cola, ma ciò non toglie che... Goro e Kaz insieme... vabbé!

In conclusione, Yakuza: Dead Souls è uno spin-off dedicato ai Fan di Yakuza più che a quelli degli Zombie - una moda che non passa mai! - e per questo motivo è bene specificare che, sebbene la trama sia abbastanza indipendente, il concept strutturale potrebbe creare un attimo di perplessità ai neofiti. Per quanto la realizzazione tecnica non sia delle più moderne e per quanto il gameplay stesso abbisogni di qualche ritocco, in sostanza il gioco riesce a regalare svariate ore di divertimento a chi non ha troppe pretese, e dopotutto chi può averne troppe per uno spin-off?

7
Yakuza Dead Souls è un spin-off atipico, un titolo che fonde in sé elementi di gameplay classici del filone di appartenenza e elementi di tutt'altro genere, lasciando spazio all'improvvisazione ed alla sperimentazione. Il risultato è quello di un titolo sicuramente brioso e vasto, ma anche spesso approssimativo: ciò non toglie che sia veramente godibile dall'inizio alla fine, specie per i fan della serie.