Recensione Yakuza 4: Heir to the Legend

4 personaggi in cerca d'autore

di Tommaso Alisonno
È passato un anno dal drammatico ma fortunatamente non tragico epilogo dell'ultima vicenda che ha avuto per protagonista Kazuma Kiryu, ex “Drago di Dojima”, ex “Quarto presidente del clan Tojo” ed attualmente responsabile di un orfanotrofio di Okinawa, ma le cose nel quartiere Kamurocho di Tokyo sono destinate a non riappacificarsi. Le lotte, interne ed esterne, tra i clan della Yakuza si riaccendono con rinnovato vigore, alimentate dalla comparsa di una misteriosa donna in cerca di cento milioni di Yen. Eventi vecchi di 25 anni stanno per raggiungere la loro tragica conclusione.

Yakuza 4 continua la saga iniziata coi primi due episodi su PS2 e poi proseguita su PS3, mentre tra l'altro in Giappone si prepara il quinto capitolo, è stato già prodotto uno spin-off (Kenzan) e un altro (To The End) è in dirittura d'arrivo. Per la prima volta, Kazuma Kiryu non sarà l'unico protagonista della vicenda: essa è infatti divisa in cinque capitoli, i primi quattro dei quali avranno ciascuno un protagonista differente. Solo nel quinto capitolo, denominato “Epilogo”, sarà possibile passare liberamente da un personaggio all'altro, soprattutto per chiudere i vari affari lasciati in sospeso - come vedremo in seguito.

Ma chi sono questi quattro eroi, o meglio ancora anti-eroi? Il primo è Shun Akiyama, ex banchiere truffato che dopo un periodo vissuto da senzatetto ha avuto modo di rifarsi una considerevole fortuna e adesso offre prestiti senza interessi a coloro che superano le sue prove di fiducia. Il secondo e Taiga Saejima, un galeotto che da 25 anni attende in carcere la pena di morte per la bellezza di diciotto omicidi - tutti compiuti nell'arco di un minuto. Il terzo è Masayoshi Tanimura, detective di polizia che preferisce intascare mazzette piuttosto che portare in galera i criminali, ma che in realtà indaga sull'assassinio di suo padre. Il quarto è “lui”, l'uomo giusto per tutte le occasioni: Kazuma Kiryu, chiamato ancora una volta a risolvere i problemi del clan Tojo.

Il sistema alla base di Y4 è il medesimo dei precedenti episodi, vale a dire un RPG free-roaming ambientato principalmente nel quartiere di Kamurocho a Tokyo - un posto che gli aficionados ormai conosceranno a memoria, compresi ristoranti, negozi e passaggi segreti. A differenza di Y2 e Y3 non ci saranno altre locazioni da esplorare, ma non mancheranno occasionali digressioni come, tanto per dirne una, il carcere di Saejima. In compenso, Kamurocho è “cresciuto” grazie all'introduzione di passaggi sui tetti e del sistema fognario, nonché il quartiere di Little Asia. Inoltre la presenza di più personaggi fa crescere notevolmente di varietà il quartiere, visto che ciascuno dei quattro avrà le proprie sotto-storie personali.

Presto o tardi vi troverete a dover menare le mani, sia che si tratti di scaramucce con bulli di strada, di epiche scazzottate con squadroni di Yakuza o inevitabili scontri boss. Per quanto ciascun personaggio possieda un proprio stile di combattimento che predilige tecniche veloci o potenti, schivate o prese, naturalmente i comandi di base rimarranno identici per tutti e quattro. Avrete pertanto un tasto per l'attacco veloce e uno per quello potente, quest'ultimo utilizzato anche per le terribili “Finishing Moves” effettuabili dopo aver riempito l'apposita barra. Avrete inoltre un tasto per la schivata e uno per la parata i cui effetti, come accennato, varieranno sensibilmente da personaggio a personaggio, con Akiyama e Tanimura più agili rispetto a Saejima e Kiryu.

L'ultimo comando è il tasto della presa, necessario anche per raccogliere e lanciare oggetti. Il gioco fa inoltre un uso abbastanza eclettico di QTA, essendo questi utilizzati per reagire a situazioni particolari (ad esempio, attacchi di sorpresa), oppure per rendere ancora più efficaci determinate finishing moves, oppure negli scontri boss per vincere contrasti speciali e riempire la succitata barra. Nel sistema rimangono anche gli inseguimenti introdotti in Y3, anch'essi resi più vari dall'utilizzo di QTA.

Ovviamente poi un titolo della serie Yakuza non sarebbe tale se non fossero presenti gli innumerevoli sotto-giochi, a partire da quelli più distensivi come andare a pescare o al casinò, o giocare a freccette, a biliardo, a bowling o a golf (magari in compagnia di una ragazzi), a quelli più complessi come il karaoke, il club dei massaggi, la caccia alle chiavi degli armadietti sotterranei e il più famoso di tutti: il corteggiamento delle Hostess dei locali. Quest'ultimo era stato “amputato” dalla versione occidentale di Y3, ma in questo quarto episodio è fortemente presente, probabilmente grazie anche al fatto che parte della trama ruota per l'appunto intorno all'hostess-club di Akiyama. È presente tra l'altro un sotto-gioco in cui saremo chiamati a gestire un hostess-club, insegnando alle ragazze come vestirsi e come comportarsi.

Tecnicamente, Y4 parte dalla base tecnica di Y3: il motore è evidentemente il medesimo, anche se è innegabile che sia stata posta un'attenzione particolare alla cura delle textures piuttosto che ai modelli veri e propri. Infatti, se si fa eccezione per i protagonisti e determinati boss, in tutto il resto della “folla”, compresa la maggior parte dei nemici, assistiamo ad una drastica riduzione del numero di poligoni, e nonostante ciò occasionalmente si assiste ad un calo di frame-rate. In compenso, Kamurocho ha un aspetto ancora più “vivo” che in precedenza, tra insegne, musiche e rumori provenienti dai negozi, gente che passeggia, poliziotti di ronda e il nuovo quartiere di Little Asia. Il risultato è pertanto abbastanza godibile, e diventa splendido sotto la pioggia.

Anche per quanto riguarda il comparto sonoro, Y4 segue le tracce lasciate dai predecessori. Questo significa che nelle normali circostanze di esplorazione mancherà una qualsiasi musica di accompagnamento ma abbonderanno i succitati suoni ambientali, ed anche i dialoghi saranno per lo più limitati a pochi versi, lasciando al voluminoso testo scritto l'incombenza di narrare la storia. Nelle cinematiche e nelle scene filmate più importanti, però, i doppiatori - rigorosamente Giapponesi - si faranno sentire con tutta la loro professionalità, così come basterà iniziare una rissa per avere in sottofondo una ritmata musica di accompagnamento; in certe fasi di trama, inoltre, la musica ci terrà compagnia anche in esplorazione. Nella versione testata, i testi su schermo erano disponibili solo in Inglese.

Per quanto avere esperienza del sistema di Yakuza possa rendere le cose ulteriormente più semplici, è innegabile che prendere confidenza coi comandi di Y4 sia un po' più immediato dei predecessori: sicuramente le “vecchie volpi” non avranno nessun problema a gettarsi a capofitto nelle strade di Kamurocho alla difficoltà intermedia, ma per i neofiti è presente anche il livello Easy - meglio lasciare l'Hard ai veri esperti, però. Il sistema di avanzamento del personaggio è stato semplificato: anziché spendere nei vari parametri l'esperienza accumulata (come in Y1-2-3),  stavolta è presente un più generico “livello” che stabilisce anche la barra della vita.

Ad ogni passaggio di livello corrisponde l'acquisizione di tre “gettoni” spendibili per acquistare nuove tecniche, o Finishing Move, o porzioni extra della barra del Rage. Ancora una volta, ciascun personaggio avrà le sue mosse specifiche, ma alcuni incrementi saranno in comune.

Il passaggio da un protagonista all'altro può dare un attimo di smarrimento, specie quando si passa da Akiyama a Saejima, ma di norma bastano un paio di baruffe per prendere le giuste misure delle nuove strategie. Durante il capitolo di ciascun personaggio ci si troverà impelagati anche in un gran numero di sotto-storie, ma fortunatamente non sarà necessario risolverle tutte subito: ci sarà tempo nel capitolo finale per “chiudere i propri affari” prima dell'epilogo vero e proprio.

Rimane palese pertanto che la durata dell'esperienza di gioco si modifichi a seconda di quanto il giocatore si lascia rapire da queste attività collaterali: è sicuramente possibile dedicarsi unicamente alla trama principale, limitandosi a recarsi nel “punto luminoso” sulla mappa, magari anche saltare le scene filmate e combattendo direttamente contro i nemici-chiave e i boss, e terminare così il tutto in forse anche meno di dieci ore, ma sinceramente sarebbe come guidare una Ferrari solo per andare al bar dell'isolato accanto. Dedicando alle varie attività il giusto tempo, invece, le ore di gioco superano ampiamente le 30, 40 o addirittura 50 (abbiamo le prove), senza contare che la presenza di classifiche online garantisce un surplus notevole per chi adora primeggiare con gli amici.

Concludendo, è impossibile non trovare in Yakuza tutto ciò che abbiamo imparato ad apprezzare nei tre predecessori, con in più la riuscita iniziativa di decentralizzare l'attenzione su un unico protagonista e introdurre varietà grazie agli altri tre personaggi - non stupisce pertanto che uno di questi, Shun Akiyama, abbia già trovato posto nello spin-off To The End. SEGA riesce a rinfrescare una saga che rischiava di diventare troppo ripetitiva e nel contempo soddisfare tutte le aspettative di chi, dal canto suo, non la trovava ripetitiva per niente: certo, aver giocato i predecessori sarà comunque d'aiuto più che non visionarne i riassunti (forniti e graditi dal menù di gioco), ma Yakuza4 è appetibile anche per chi è digiuno della serie.

8
Yakuza è tornato, e lo fa moltiplicato per quattro. Non è solo un gioco di parole relativo al fatto che siamo al cospetto del quarto episodio della saga, ma proprio la considerazione che la presenza di quattro protagonisti riesce a fornire un'esperienza di gioco molto più vasta, varie e profonda rispetto all'avventura “in solitario”, mantenendo però le redini di una trama specifica. Più abbordabile dei due predecessori per i neofiti, altrettanto bello per i fan, Yakuza 4 è probabilmente uno dei capitoli più godibili della serie.