Recensione Yakuza 3

La terza avventura di Kazuma Kiryu

di Tommaso Alisonno
Sono passati due anni da quanto Kazuma Kiryu, un tempo noto come “il drago di Dojima”, ha definitivamente lasciato il clan Tojo per aprire un orfanotrofio ad Okinawa dove vivere onestamente insieme alla figlioletta adottiva Haruka, che ora ha undici anni. È destino però che la sua vita non possa trascorrere in pace, ed ancora una volta la causa dei suoi problemi è la Yakuza: da un lato c'è uno strano cartello, zeppo di sotterfugi ed intrighi politici, che mira a espropriare terreni proprio da Okinawa per costruire una base militare, dall'altro la comparsa di un individuo misterioso che non si risparmia di uccidere i vari capi-famiglia per raggiungere i suoi obiettivi. E la cosa più incredibile è che questo individuo sembra essere Shintaro Fuma, il padre adottivo di Kazuma, dato per morto tre anni prima.

In realtà Yakuza 3 meriterebbe un'introduzione ben più prolissa, se non altro perché segue fedelmente le trame dei due predecessori: se siete nuovi alla serie potrete rivivere i fatti salienti di questi capitoli visionando degli esplicativi (e lunghetti) filmati di riassunto presenti nel gioco. Ci troviamo quindi per la terza volta ad indossare i panni (molto anni '70) di Kazuma, impegnato a risolvere i suoi problemi e quelli del clan Tojo a suon di pugni e calci, ma sempre rispettando il codice morale e filosofico del “vero” Yakuza, un po' come un moderno samurai. Il gioco rientra nella categoria degli RPG, visto che per la maggior parte del tempo potremo decidere di distaccarci dalla trama principale per dedicarci a numerose altre occupazioni, essenzialmente mirate all'ottenimento di equipaggiamento o esperienza con cui potenziare il nostro eroe.

Il sistema di combattimento rimane comunque il cuore dell'esperienza di gioco, e differisce di poco da quello dei capitoli precedenti: Kazuma avrà a disposizione tre tasti d'attacco (colpo veloce, colpo potente e presa) da alternare per ottenere combinazioni di vario genere, più un tasto per parare gli attacchi frontali e uno per rimanere “agganciato” ad un nemico. Gli indicatori si limiteranno alla classica barra della vita, ossia quella che si riduce ad ogni colpo e determina il game over se completamente vuota, e alla barra della furia, da riempirsi sferrando attacchi e che permette, una volta raggiunte determinate soglie, di effettuare devastanti “mosse finali”.

Il sistema prevede tra l'altro l'uso di armi di vario tipo, da quelle effettive come pugnali, spade e pistole, fino a quelle raccolte in giro come mazze, cartelli, biciclette, perfino divani. Le armi avranno solitamente un quantitativo limitato di usi a disposizione, dopodiché diverranno inutilizzabili ed andranno riparate o ricaricate. Una novità nel sistema di battaglia è dato da alcune “super mosse” eseguibili solo negli scontri contro i Boss, e nell'introduzione di svariati tipi di QTE, come ad esempio per sfuggire ad una presa o per evitare un attacco di sorpresa.

I punti esperienza acquisiti dopo ogni scontro o dopo il conseguimento di qualsiasi obiettivo, fosse la conclusione di una ministoria o la semplice ingestione di un nuovo manicaretto, andranno poi investiti nell'upgrade delle varie caratteristiche, le quali si tramuteranno in incrementi delle barre o in nuove manovre eseguibili in battaglia. Altre tecniche potranno essere apprese in altri modi, come ad esempio tramite un maestro di arti marziali - in realtà in Yakuza 3 questo è un maestro d'armi - oppure col sistema della “Rivelazione”. Quest'ultimo è un vestigio ereditato dallo spin-off Yakuza Kenzan (mai pubblicato al di fuori del Giappone), e consiste nella possibilità di trarre ispirazione da alcuni eventi straordinari da carpire con la fotocamera e tramutarli in tecniche di lotta.

A sostegno di questo sistema, di per sé sufficientemente interessante, c'è tutto un mondo pulsante di vita intorno a noi: Kazuma può entrare nei vari locali e consumare cibi di vario genere, fare spese ai supermercati o acquistare armi e protezioni, ovviamente, ma anche andare a giocare a biliardo, a freccette, a baseball, a bowling, o intrattenere una ragazza al karaoke, cercare di pescare una grossa preda, partecipare a bische clandestine, a tornei di Shogi o a cacce all'uomo, svolgere commissioni di vario genere, sprecare il tempo alla sala giochi o ai videopoker e chi più ne ha più ne metta: è veramente impressionante la mole di sotto-giochi, sotto-missioni e in generale di attività collaterali presenti, molte ereditate naturalmente dai precedenti Yakuza, tale che è possibile giocare per ore ed ore senza avanzare di una spanna nella trama principale, il cui “decoy” sarà comunque sempre presente nella mappa.

Peccato, però, che nella versione Europea siano state tagliate via le case di appuntamenti (veramente singolare, visto che rimangono i club osé, molto più dozzinali)...

La realizzazione tecnica presenta numerosi picchi di gradimento, accompagnati però ad altrettante perplessità, la più grossa delle quali è l'evidente lavoro di “riciclaggio” operato sulle risorse dei predecessori PS2. Non che la grafica sia “uguale” a quella di Yakuza 2, intendiamoci: ovviamente gira tutto a 720p, i modelli sono più curati nel numero di poligoni e soprattutto nelle textures, e le animazioni sono piuttosto fluide, ma è anche innegabile che il tutto sappia di “già visto”, un po' come se Kazuma si fosse cambiato d'abito ma continuasse a muoversi nella stessa maniera - e difatti il suo incedere e quello di alcuni nemici sono ancora un po' robotici. Anche negli ambienti si avverte un certo riciclo: Okinawa è un posto totalmente nuovo, ma il quartiere di Tokyo dove ben presto Kazuma farà ritorno è ancora lo stesso di Yakuza e Yakuza 2, con la stragrande maggioranza dei locali immutati se non nella risoluzione.

Ma abbiamo detto anche che ci sono delle migliorie: la più gradita è stata la sparizione dei caricamenti tra le fasi esplorative e i combattimenti, con gli astanti che si dispongono rapidamente intorno a noi e gli avversari che escono dalla folla per affrontarci. Anche la realizzazione dei nuovi minigiochi è ottima: il golf e il biliardo seguono una fisica degna di titoli proprietari, e nel karaoke sono implementate ottime cinematiche. I filmati in computer graphic sono altresì ottimi, ma ricordiamo che tutti questi sono elementi “di contorno”, mentre il gioco vero e proprio si svolge parlando con la gente e picchiando i balordi. Ad ogni modo, il risultato è sempre gradevole, fluido e godibile, e non c'è motivo di esserne contrariati (ma neanche estasiati).

Il sonoro - anch'esso come nei precedenti Yakuza - prevede un uso limitato dei brani musicali, prediligendo per la maggior parte dell'esperienza di gioco l'utilizzo dei rumori ambientali: traffico, vociare della gente, qualche occasionale jingle proveniente da un negozio, o la musica proveniente dalla radio di un locale. Per quanto tutto ciò sia, in un certo senso, affascinante, talvolta risulta un po' “noioso”, specie quando ci si ferma in un luogo a dialogare con qualcuno. Fortunatamente, nelle situazioni importanti come combattimenti, inseguimenti o in generale quando “succede qualcosa” di importante, l'ottima colonna sonora fa bella mostra di sé. I doppiaggi sono disponibili esclusivamente nell'originale Giapponese, ma le voci sono tutte di ottima qualità, molte appartenenti ad attori professionisti. È un vero peccato che ancora una volta i testi su schermo siano disponibili esclusivamente in Inglese, soprattutto in un titolo in cui la corretta comprensione della trama e delle situazioni costituisce un importante parte del gameplaying.

Il sistema di gioco è semplice ed immediato: nella maggior parte degli scontri, infatti, le tecniche di combattimento di base saranno più che sufficienti per sconfiggere gli avversari, rendendo quelle avanzate particolarmente utili solo nei casi più importanti, come i gruppi più numerosi, i nemici particolari o i boss. La curva della difficoltà è decisamente più abbordabile dei capitoli precedenti, permettendo ad un giocatore che abbia esperienza di godersi senza problemi anche il livello “normale” e lasciando il “facile” ai neofiti - più un “difficile” per chi cerca veramente guai.

I boss sono rognosi, ma con due o tre curativi da parte nell'inventario si riesce di solito a venirne a capo. Ricordiamo però che al di fuori dei combattimenti e dei boss c'è un intero mondo da esplorare, racchiuso nell'apparentemente piccolo spazio di un quartiere di Okinawa e uno di Tokyo: le cose da fare sono talmente tante che la trama principale costituisce in effetti circa il 10% degli obiettivi perseguibili, ed anche così dura circa una ventina di ore - fatevi due conti. Beh, forse non arriverete a 200 ore (i filmati sono concentrati per lo più nella trama), ma è certo che per completare proprio tutto avrete bisogno di una consistente quantità di tempo.

Ma quello che veramente in Yakuza (tutta la serie) funge da primo motore immobile è l'atmosfera, unita alla filosofia di fondo: per godersi il titolo occorre fare uno sforzo immaginifico/culturale notevole, cercando di rendersi avezzi alle meccaniche sociali del Giappone moderno, così velocemente cresciuto dal medioevo dei Samurai eppure ancora così legato a determinati valori, alcuni dei quali moralmente discutibili per noi occidentali. Ma il semplice fatto che questo titolo, che proprio per questi motivi ha con difficoltà varcato il confine di conversione, abbia incontrato già in precedenza il plauso della critica e degli utenti è la riprova del fatto che in lui c'è obiettivamente del buono - e tanto. Yakuza 3, pertanto, è sicuramente un ottimo gioco, ma forse solo gli estimatori della serie riusciranno ad apprezzarlo veramente, anche perché i riassunti presenti non sono certamente in grado di supplire totalmente al vuoto di chi non ha mai visto i predecessori...

8
Squadra che vince non si cambia, anche se magari non può puntare al titolo: il terzo Yakuza non ambisce certamente al miracolo tecnologico, quanto all'importanza di mantenere immutata l'atmosfera e la filosofia di fondo dei primi due capitoli della saga di Kazuma Kiryu. Il risultato è un gioco che non propone nulla di nuovo nella sua struttura portante, con un sistema di combattimento e di sviluppo pressoché identico ai predecessori, migliorato tecnicamente il tanto che basta per motivare l'utilizzo di una piattaforma next-gen, arricchito da una montagna di nuovi giochi e sottogiochi (alcuni dei quali esteticamente più belli del gioco di base) ed ovviamente con una trama completamente nuova. Il risultato? La dimostrazione che non serve una grafica all'ultimo grido per ottenere un grandissimo gioco: è sufficiente un sistema che funziona bene, un personaggio col giusto carisma, molta fantasia, voglia di fare e tanta bravura nel gestire il tutto. Peccato, però, che solo i veri estimatori di Yakuza sapranno cogliere queste qualità...