Recensione Uncharted 3: Drake's Deception

Naughty Dog rasenta l'eccellenza?

di Giuseppe Schirru
Uncharted 3 è un gioco pieno di problemi, per chi deve recensirlo. Troppo facile cadere nella trappola del sensazionalismo, perdere la ragione di fronte a cotanta magnificenza ludica e chiudere baracca e burattini etichettandolo come un capolavoro assoluto, e chi si è visto si è visto. Scombussolati di fronte alla sua capacità di mutare la percezione del tempo del giocatore, assuefatti dal suo avvicendarsi di eventi in grado di incollare allo schermo e fagocitare il fruitore in un vortice di esaltazione è facile perdere la bussola e lasciarsi andare a lodi sperticate. Urge self control. E bisogna inoltre capire se la miriade di recensioni entusiaste che affollano la rete e uscite a tempo di record siano dettate dalla foga del momento o Uncharted 3 sia davvero il capitolo "definitivo" che la stampa specializzata voglia indurci a credere che sia.

Veniamo subito al dunque: Uncharted 3 è un capolavoro. Lo è alla luce del lavoro di perfezionamento svolto rispetto al secondo episodio e lo è partendo dal semplice ragionamento logico che conduce al seguente assioma: perfezionando un capolavoro difficilmente si otterrà un risultato minore. E ciò vien detto nonostante non si scorga alcun fervore di rinnovamento e sia chiaro fin da subito che ci siano margini di miglioramento, ampi margini. Ciò è da ricondurre alla natura terrena della produzione, il che si evince da alcune incertezze dell'intelligenza artificiale, da una progressione costrittiva (ma mai soffocante) o da un sistema di pestaggio sì rinnovato ma per troppi versi ancora acerbo. Ma sono sottigliezze che finiscono nel ripostiglio e assumono valore pari a zero quando si guarda l'insieme e il risultato ottenuto dal team di sviluppo, tanto lontano dall'ordinario quanto vicino all'eccellenza.

Uncharted 3 è un videogioco ubriaco di cinema. Senza sacrificare la componente ludica, Naughty Dog ha concentrato gli sforzi sugli aspetti più cinematografici della produzione, con intrecci narrativi appassionanti coadiuvati da uno dei comparti grafici più spettacolari di questa generazione: la naturalezza con cui le cut-scene si avvicendano alle parti giocate rende inizialmente difficile il distinguo tra le une e le altre, tanto che la narrazione si fonde armoniosamente nel gameplay. Naughty Dog è un regista navigato, puntiglioso e furbo. Laddove la linearità assoluta e reiterata potrebbe essere motivo di frustrazione per il fruitore, l'abile regia tenta di camuffarla astutamente con i virtuosismi del cameraman o scene scriptate altamente spettacolari inserite con una disinvoltura che ha del disarmante. Così che anche un banale inseguimento dello scagnozzo di turno acquista un sapore del tutto nuovo, o le continue cadute e disavventure durante le fasi di scalata, degne del più sfortunato degli stunt-man (a Drake accade letteralmente di tutto) sono motivo continuo di stupore.

Uncharted 3 va sicuramente ascritto alla categoria action-adventure, ma ancora una volta Naughty Dog riunisce sotto lo stesso tempo diversi generi ludici, riproponendo la ciclica alternanza tra sparatorie, sezioni platform e puzzle solving senza dimenticare di donare a ognuna di queste componenti la dignità che merita. La software house, conscia di aver creato un secondo capitolo prossimo all'eccellenza non apporta alcuna deviazione rispetto alla struttura portante, piuttosto un lavoro certosino di miglioramento e perfezionamento. Si parte dal sistema di combattimento, rifinito a dovere per le ancor più convulse scazzottate in mischia, passando per la sceneggiatura, la trama e gli intrecci degni di una produzione hollywoodiana, per finire con il comparto tecnico, degno successore di quello già trascendentale presente nel "Covo dei Ladri". Uncharted 3 non rinnega il predecessore, piuttosto lo omaggia, e le novità aggiunte sono poche ma veramente buone: innanzitutto è data maggiore profondità ai pestaggi, che si arricchiscono di nuove possibilità e risultano più interattivi rispetto al passato, sicuramente più appaganti esteticamente e vari a livello di mosse.

Anche le sparatorie, che ora vantano alcune sequenze mozzafiato specie quando si sviluppano in verticale, si arricchiscono di un rilancio dinamico delle granate al mittente, della possibilità di portare gli scudi antisommossa in spalla e di cattivi, finalmente, davvero cattivi. E con un guardaroba più vario che in passato. Ci si affida ancora al valido sistema di coperture stile Gears o Killzone (fate vobis) e il level design, sempre ispiratissimo, lascia qualche concessione all'atteggiamento stealth. Anche dal punto di vista dei puzzle ambientali questo terzo capitolo appare più riuscito, con rompicapo contestuali e moderatamente ispirati.

È nel vasto ventaglio di situazioni e ambientazioni proposte che Uncharted 3 da il meglio di sé. Il nostro impavido eroe durante le sue birbanti scorribande pesta a sangue nugoli di nemici, elimina le ostilità quando costretto con una gamba incastrata, si dà a fughe altamente spettacolari sui tetti, assalta un convoglio al galoppo, e lo fa in ambienti come magioni in fiamme, deserti sopraffatti dalla tempesta, antichi templi o un aereo in volo. Eliminazione dei tempi morti e sapiente calcolo dei ritmi ludici fanno il resto e allontanano qualsivoglia momento di stanca: la decina d'ore che compone la campagna in singolo va letteralmente vissuta, assaporata in ogni istante.

Drake stavolta andrà alla ricerca di Ubar, leggendaria città citata nel Corano col nome di Iram, luogo di incredibili ricchezze e prosperità. Secondo la leggenda, a causa della superbia e dell'immoralità che vi albergavano fu punita dall'ira di Dio alla stregua di Sodoma e Gomorra, e sepolta sotto le sabbie, quindi ricordata col nome di Atlantide del Deserto. Come già capitato in passato vengono snocciolati rifermenti storici più o meno fedeli all'avo (o presunto tale) sir Francis Drake e alla famosa spia gallese Lawrence d'Arabia. L'avventura ha però inizio a Londra e ci offre nuovi dettagli sull'incipit dell'amicizia e dei rapporti di collaborazione tra Drake e Victor Sullivan, con una breve quanto intensa missione ambientata cronologicamente vent'anni prima in cui il giovanissimo Nathan, impegnato nella ricerca dell'anello di sir Francis, si imbatte per la prima volta in un baffuto ladro di oggetti preziosi col vizio del sigaro.

l cattivone di turno, all'anagrafe Katherine Marlowe, stavolta va al mare in bikini (spettacolo godibile trent'anni prima), è attempata e in gonnella. Ed è ovviamente a capo di un'organizzazione dalle possibilità finanziarie illimitate (in barba alla crisi globale), presente in ogni dove, come e quando, e composta da un vero e proprio esercito armato fino ai denti e dal numero di scagnozzi superiore alla popolazione delle isole Cook. Tradotto suona così: sono tanti (forse meno che in passato), armati e cattivi. E sono anche svegli, perché a parte qualche debacle dimostrano comportamenti convincenti, sfruttano sapientemente manovre come accerchiamenti e ripiegamenti, e soprattutto ci scaricano addosso quintali di piombo senza fare economia (sempre in barba alla crisi). Ostili che qualche volta si lasciano andare a comportamenti nonsense, letteralmente indecifrabili, o che non sempre rispondono presente quando presi in pieno dalle nostre pallottole. Nulla comunque che faccia gridare allo scandalo.

Tecnicamente Uncharted 3 è un'esperienza visiva difficile da dimenticare. Il dieci tondo che potete vedere in calce alla voce grafica non è dato dal fatto che la PlayStation 3 sia spremuta come un limone, quanto che la console “canti”, accompagnata dall'orchestra al completo e dagli applausi e le urla di gioia del pubblico in visibilio. Roba da strapparsi i capelli. Il tutto accompagnato dalla celebre colonna sonora a dir poco sontuosa e un validissimo doppiaggio in lingua nostrana che si affianca senza sfigurare troppo rispetto a quello originale.

Come detto, l'avventura in singolo risulta leggermente più breve rispetto al secondo capitolo, arriva tuttavia in soccorso una modalità multiplayer ancor più corposa che in passato, che offre un totale di undici mappe altamente ispirate e modalità come deathmatch, a squadre, Re della Collina, sorta di cattura la bandiera e via discorrendo. Il tutto condito dal solito sistema di potenziamenti e livelli da sbloccare. Torna anche la co-op online, stavolta suddivisa in sottomodalità discretamente riuscite, a cui dedicheremo nei prossimi giorni un corposo speciale.

Naughty Dog sforna un terzo capitolo che approssimato per difetto rasenta l'eccellenza. Come il predecessore, più del predecessore, l'Inganno di Drake è un momento immancabile per ogni videogiocatore che si rispetti. Perfino per chi non si rispetti. Un'esperienza ricreativa assolutamente appagante, non perfetta o esente da pecche, mancante del fervore del rinnovamento e con una campagna in singolo lievemente più breve rispetto al Covo dei Ladri; Uncharted 3 è comunque uno dei gradini più alti finora toccato dall'industria videoludica, e quando la disanima è combattuta sul mezzo punto o sul fatto di trovarsi o meno di fronte al miglior gioco di questa generazione (senza dubbio su PS3), allora il lettore non ha nulla da temere se non perdere la metro o il passaggio per andare ad acquistarlo subitamente in negozio. Con la sicurezza che U3 varrà ogni centesimo speso, perfino quelli per la benzina o i due centesimi di resto che "qualcuno" si intasca regolarmente.

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Naughty Dog sforna un terzo capitolo che approssimato per difetto rasenta l'eccellenza. Come il predecessore, più del predecessore, l'Inganno di Drake è un momento immancabile per ogni videogiocatore che si rispetti. Perfino per chi non si rispetti. Un'esperienza ricreativa assolutamente appagante, non perfetta o esente da pecche, mancante del fervore del rinnovamento e con una campagna in singolo lievemente più breve rispetto al Covo dei Ladri; Uncharted 3 è comunque uno dei gradini più alti finora toccato dall'industria videoludica, e quando la disanima è combattuta sul mezzo punto o sul fatto di trovarsi o meno di fronte al miglior gioco di questa generazione (senza dubbio su PS3), allora il lettore non ha nulla da temere se non perdere la metro o il passaggio per andare ad acquistarlo subitamente in negozio. Con la sicurezza che U3 varrà ogni centesimo speso, perfino quelli per la benzina o i due centesimi di resto che Gamestop si intasca regolarmente.