Recensione Tunguska: Legend of Faith

di Tiscali News
"Era una notte buia e tempestosa quando un bagliore improvviso illuminò il cielo ed un forte boato percosse la terra facendo sussultare un gruppo di boscaioli (Original by Pero). Tremanti di paura i lavoratori siberiani si chiusero nella loro capanna e lì attesero l’alba dalle dita di rosa. Il giorno seguente attraversarono un lungo tratto di foresta e si trovarono ad ammirare uno degli spettacoli più sconvolgenti che quelle fredde lande avessero mai ospitato: un enorme spianata di alberi abbattuti e bruciati formavano un grande anfiteatro attorno ad un cratere. I quattro erano ammutoliti dall’orribile visione che avevano di fronte. Un gruppo di alieni saltellava allegramente qua e là alla ricerca del loro disco volante."

Buona parte del raccontino introduttivo è frutto della mia fantasia, ma molti sapranno che a Tunguska, in Siberia, agli inizi di questo secolo qualcosa effettivamente accadde. I creatori della Exodus si sono ispirati a questo evento per dar vita alla loro nuova creatura (anche se non ho capito dove!). Legend of faith è un’avventura 3d, nata sull’onda di Tomb Raider. Il protagonista, Jack Riley, è stato condannato ingiustamente a morte per l’omicidio della propria ragazza. Nel momento in cui le parche recidono il suo filo, anziché trovarsi faccia a faccia con gli dei, viene trasportato in una dimensione aliena

Imprigionato contro la sua volontà in questo mondo dovrà combattere le forze delle tenebre che vogliono imporre il loro dominio sull’umanità. Per poter portare a termine il suo compito deve recuperare tre talismani che rappresentano la Fede, la Speranza e l’Amore. La trama, del tutto nuova e mai sfruttata (sono ironico...), inizia a svolgersi all’interno di un castello medievaleggiante, con enormi saloni pressoché vuoti, lunghi corridoi e passaggi segreti. In questo luogo vi troverete a dover affrontare dei nemici tutt’altro che alieni, che vi sfideranno a suon di colpi marziali. Il sistema di controllo in questa fase è sufficientemente comodo, anche se ha qualche limite: cercare di colpire un avversario che si muove alla vostra stessa velocità, se non addirittura superiore, in uno spazio tridimensionale non è la cosa più semplice che mi sia trovato a dover affrontare. Per ovviare a questo problema, i programmatori della Exodus hanno creato un sistema di allineamento automatico del vostro personaggio con quello dell’avversario. Sebbene quasi sempre efficace il sistema non è così immediato e finché non ci si abitua ad usarlo si rischia di perdere spesso. Nelle prime partite non è raro vedere il protagonista sferrare un calcio volante in direzione opposta a quella in cui si trova il nemico, con indubbi effetti scenografici, ma assai pochi dal punto di vista fisico!

Gli avversari sono tutti abbastanza forti, ma una volta capita la tecnica necessaria per eliminare quel determinato tipo di contendente non vi sarà difficile sconfiggerli. I nemici infatti variano a seconda della zona del castello in cui vi trovate, ed in quella zona sono tutti uguali. Per alcuni bisogna usare la velocità, per altri basta saper aspettare il momento giusto per colpire. Difetta in questa fase la rarità di ricariche di energia vitale. Spesso mi sono trovato a dover affrontare tre o più combattimenti di seguito senza nessuna ricarica in mezzo, e data la difficoltà degli stessi, oltre a qualche trappola di troppo in cui sono incappato, non mi è stato per nulla facile arrivare alla ricarica successiva. È inoltre interessante il fatto che i nemici che avete ucciso all’andata (sì, perché spesso poi bisogna tornare indietro!), al ritorno ricompaiono sotto forma di scheletri o zombies

Proseguendo nel gioco vi verranno messe a disposizione anche delle armi sul tema "Bruce Lee- Dalla Siberia in calore". Oltre alla parte di combattimento vi è ovviamente una parte riservata all’adventure. Gli indovinelli da risolvere all’interno del gioco sono diversi: alcuni sono semplicissimi, altri sono assolutamente privi di senso. Ma abbastanza ben calibrati per un gioco che non vuol essere né un picchiaduro, né un adventure puro. L’impostazione grafica a telecamere fisse, sebbene abbia indubbi risvolti scenografici, mostra tutti i suoi limiti, creando angoli ciechi e nascondendo spesso indizi importanti. L’interfaccia non si rivela certo innovativa ed è abbastanza limitante nella parte adventure. Quando trovate qualche oggetto particolare con cui poter interagire (anche le porte!), vi si apre una finestra fissa che inquadra l’oggetto e vi mette a disposizione il vostro inventario. L’aspetto grafico è abbastanza ben curato, con giochi di luce spesso indovinati, ma talvolta le textures appaiono grossolane, pur con una buona scheda grafica accelerata. L’animazione del personaggio quando corre lo fa rassomigliare ad uno di quei marine esaltati di film come "Gunny" o "Full Metal Jacket"

L’ambientazione è stata indubbiamente curata, forse più della trama e degli enigmi stessi, ma il ripetersi di corridoi vuoti diventa alla lunga frustrante. La musica è una lunga omelia che accompagna il nostro eroe negli infiniti corridoi del castello, dando un po’ di spessore all’atmosfera. Il gioco è situato in una sorta di equilibrio metastabile fra un adventure abbastanza effimero ed un picchiaduro alla Virtua Fighter. Ma per ulteriori considerazioni vi rimando al commento!

5
La prima volta che l’ho preso in mano credevo fosse il solito adventure alla Tomb Raider, ma poi dopo due o tre partite ho cambiato opinione. Certo, l’impostazione del gioco è molto simile, ma le caratteristiche di gioco sono molto diverse. La trama qui è molto, molto più lineare. In realtà il paragone più verosimile, con tutte le riserve del caso, che mi venga in mente è quello che Double Dragon (e se non sapete cos’è andate a studiare, piccole burbe informatiche!). Certo, quello era un 2d, mentre questo è un gioco che sfrutta le potenzialità delle macchine attuali per ricreare un mondo tridimensionale, ma il tipo di gioco sicuramente mi riporta alla mente le lunghe ore trascorse al bar (non esistevano ancora le sale giochi!). Non è male se preso così. Certo se avessi dovuto recensirlo come un adventure puro (cosa che in realtà avevo fatto...ehm...) lo avrei stroncato decisamente, mentre affrontandolo come una via di mezzo non è proprio da buttar via. La combinazione di picchiaduro ed adventure è abbastanza ben riuscita, ma certo non può soddisfare né il vero "avventuriero", né il vero smanettone da sala giochi alla continua ricerca di mosse speciali. Se rimpiangete le atmosfere e gli enigmi di Alone in The Dark, questo gioco certo non fa per voi, ma se amate i picchiaduro come Tekken & Co. ed un minimo di adventure, potreste anche fare uno sforzo e comprarvelo (ma non mi prendo responsabilità...io non l’avrei fatto!)