Recensione Transistor

Quando i videogame diventano arte interattiva

di Andrea Zabbia
Dopo avere incantato il popolo videoludico con Bastion, Supergiant Games ci riprova. Transistor, il nuovo titolo sviluppato dal piccolo studio californiano, era particolarmente atteso, e, addirittura, era stato presentato da Shuhei Yoshida in persona come uno dei giochi più interessanti presenti all'interno della line-up di PlayStation 4. Le aspettative saranno state mantenute? Scopriamolo insieme.

L'arte non nasce mai dalla felicità

Con questa frase di Chuck Palahniuk potremmo racchiudere tutta l'essenza di Transistor. Il gioco presenta la triste vicenda di Red, cantante affermata di Cloudbank, che dopo aver subito un attacco da parte di un'organizzazione conosciuta come “Gli Orchestrali”, riesce a sopravvivere, ma a caro prezzo: la propria voce e la vita “fisica” del suo più caro amico. La ragazza non si perde d'animo e parte in cerca di vendetta, accompagnata dalla voce del proprio compagno, la cui anima risiede all'interno della spada Transistor, abbandonata dagli assassini nel corpo trafitto dello sfortunato uomo. Dire altro sulla trama sarebbe quasi un crimine, in quanto gli sviluppatori inizialmente ci lasciano volutamente brancolare nel buio e ci invitano molto caldamente a lasciarci trasportare dal gioco e ad informarci sugli eventi legati alla città di Cloudbank attraverso i terminali OVC (presenti all'interno della mappa di gioco) e le parole pronunciate dalla fedele arma. La foschia iniziale man mano si dipanerà ed ogni pezzo del puzzle andrà al suo posto.

Ciò che coinvolge maggiormente comunque non è l'intreccio narrativo in sé, per quanto interessante, ma il bellissimo rapporto che lega i due protagonisti della vicenda. L'anonimo compagno di viaggio si prenderà continuamente cura di Red, le ricorderà i bei momenti vissuti insieme e più volte rimpiangerà il fatto di non avere la possibilità di potere parlare con lei faccia a faccia, ma costantemente cercherà comunque di starle vicino e di non farle sentire mai la sua mancanza. I due potranno comunicare solo attraverso i sopracitati terminali, dove Red potrà così scrivere le parole che vuole rivolgere al suo caro alleato.

Rinnoviamo quindi il nostro consiglio di abbandonare un'area di gioco solo dopo averla esaminata con attenzione, perché questi momenti valgono gran parte dell'esperienza che Transistor ha da offrirvi.

Ciò che rende il titolo Supergiant Games davvero appetibile è il “come” viene narrata questa storia toccante. Il comparto artistico è maestoso. Uno stile grafico che rievoca quello degli anime giapponesi a trama fantascientifica ci conquista attraverso le bellissime ambientazioni futuristiche e luminose di Cloudbank e ci incanta attraverso le suggestive scene d'intermezzo che non aspettano altro di essere immortalate col tasto Share. Queste sono dei veri e propri artwork animati che ai vostri occhi chiedono solo attenzione e ammirazione, ma la magia di Transistor non finisce qui. Se il comparto grafico affascina, quello sonoro invece conquista definitivamente. La soundtrack composta da Darren Korb e cantata da Ashley Barrett è capace di toccare le corde dell'anima del giocatore, che viene preso per mano e invitato a lasciarsi cullare dolcemente dalle note che accompagnano il trascorrere del gioco. Una vera e propria chicca inoltre si nasconde dietro il tasto L1. Pressando il dorsale sinistro del nostro DualShock 4 faremo “canticchiare a bocca chiusa” Red, che seguirà a tempo le note della soundtrack regolare del gioco. E così, dopo aver rapito i vostri occhi, Transistor farà sue anche le vostre orecchie, ritagliandosi prepotentemente un posto tra i giochi più belli sotto il punto di vista estetico e musicale.

Play()

Transistor non è solo uno spettacolo visivo e sonoro. Dietro questa affascinante forma si cela un action RPG decisamente interessante. Il fulcro del gameplay si concentra sulle Funzioni, abilità che Red ritrova a sua disposizione ogni volta che Transistor assorbe l'anima di un personaggio. Ci sono un totale di 16 Funzioni che potranno essere utilizzate direttamente in battaglia (tramite la pressione dei tasti X, Triangolo, Quadrato e Cerchio), ma non solo. In alternativa potremo impiegare queste potenziando le abilità selezionate come “attive”, o addirittura come vere e proprie skill passive, che permetteranno alla rossa protagonista di contare su aiuti extra durante gli scontri più impegnativi. Il tutto funziona parecchio bene, dando libertà al giocatore di adottare diverse strategie, anche in base al proprio stile di gioco, e risultando abbastanza immediato da comprendere, anche per i neofiti. A rendere il combat system ancora più emozionante e avvincente ci pensa Turn(). Questa abilità permette di bloccare il tempo tramite la pressione del tasto R2 e di pianificare le prossime mosse da effettuare. Muoversi per la mappa o utilizzare Funzioni consumerà parte dell'apposita barra situata nella parte alta dello schermo. Una volta decisa la sequenza di mosse da utilizzare, premendo nuovamente il tasto R2, vedremo le nostre azioni compiersi in maniera molto rapida. Non è tutto oro però quel che luccica, infatti una volta che l'effetto di questo potere sarà terminato, Red non potrà utilizzare le funzioni di Transistor fino all'avvenuta ricarica della barra di cui sopra. L'utilizzo di Turn() in battaglia aggiunge un ulteriore senso di tattica e rende gli scontri ancora più interessanti ed avvincenti. L'unico rimpianto è legato al fatto che gli sviluppatori non siano stati capaci di impiegare questa feature in altre maniere, al di là di un unico enigma presente durante le battute iniziali del gioco. Qualche battaglia in meno in favore di ulteriori rompicapo avrebbe sicuramente giovato al titolo.

Ogni volta che in Transistor si avanza di livello vengono presentate tre scelte da effettuare. La prima riguarderà possibili nuove Funzioni da sbloccare, mentre la seconda chiederà all'utente di decidere tra lo sbloccare slot per attività passive, per potenziamenti delle Funzioni attive o per la memoria di Transistor, che permetterà così di impiegare più Funzioni in contemporanea. La terza scelta è la più particolare, perché ha a che fare con i Limitatori, potenziamenti...per i nemici! Questi potranno essere attivati a discrezione del giocatore ed influenzeranno la percentuale di esperienza ottenuta al termine di uno scontro. Questa non è l'unica particolarità di Transistor, infatti è molto interessante anche ciò che succede quando la barra vita di Red scende a zero. Contrariamente a quanto succede solitamente in un gioco, questo non causa il “game over” diretto, ma costringe il giocatore a dover rinunciare ad una delle sue Funzioni “Attive” e a continuare la battaglia adoperando quelle che rimangono, spingendo spesso l'utente a cambiare strategia e ad adattarsi alle abilità di cui dispone. Questo non inficia assolutamente sulla difficoltà del gioco, che presenterà scontri sempre più avvincenti e combattuti.

Insomma, da quanto detto finora, sembra che Transistor rappresenti un piatto prelibato, peccato solo che sia più vicino a quelli preparati dai cuochi della nouvelle cuisine piuttosto che alla pasta al forno abbondante che la nonna era solita servire a tavola. Il titolo per quanto bello artisticamente e divertente da giocare, alla fine risulta abbastanza povero a livello di contenuti. 6-7 ore di campagna principale sono accompagnate solo da una serie di sfide secondarie e dalla modalità Ricorsione, una sorta di “Nuova Partita+” che vi permetterà di affrontare battaglie molto più ardue rispetto a quelle superate durante la prima sessione di gioco. Davvero troppo poco e potrebbero scoraggiare i più a spendere subito €18, 99, prezzo di lancio di Transistor. Chi riuscirà a superare questo scoglio e deciderà di dargli fiducia sicuramente si ritroverà tra le mani un gran bel prodotto e difficilmente resterà deluso.

8
Transistor è un gioiellino artistico, un titolo che per estetica e sonoro dovrebbe essere portato nelle scuole di aspiranti disegnatori e musicisti (e non ci riferiamo solo a quelli legati all'ambiente videoludico). Le meccaniche da Action RPG sono ben realizzate, con scontri sempre avvincenti e tattici. Peccato per alcune idee poco approfondite, Turn() avrebbe potuto aprire scenari interessanti, appena accennati durante le prime fasi del gioco. Purtroppo Transistor è affetto dallo stesso problema che coinvolge numerose produzioni indie: povertà contenutistica. La bassa longevità della storia principale e i contenuti secondari poco intriganti spingeranno i più ad aspettare un calo di prezzo. Resta però un dato di fatto, ovvero che il titolo Supergiant Games è un videogame degno di nota e consigliato caldamente a tutti.