Recensione Transformers: Dark of the Moon

Con l'uscita nelle sale del terzo capitolo gli autorobot tornano sulla nostra console

di Massimiliano Balistreri
Dopo aver svolto un discreto lavoro l'anno scorso, nello sviluppo della trasposizione videoludica di War for Cybertron, i ragazzi degli High Moon Studios hanno bissato, ricevendo l'incarico da Activision anche per questo terzo capitolo, che esce praticamente in contemporanea con l'uscita del film nelle sale.

Dal punto di vista della storia il gioco tende a prendersi qualche leggera libertà rispetto alla trama del film, aggiungendo una parte di prologo, che non approfondiremo ulteriormente per non rischiare di incorrere in fastidiosi spoiler per coloro che desiderino vederlo. Come spesso accade in questi casi, la storia di sottofondo risulta abbastanza opzionale e il suo scopo è unicamente quello di fare da sfondo ad un gioco che essenzialmente fa dell'azione il suo fulcro operativo; le vicende narrate, in quest'ottica, altro non rappresentano se non un più o meno efficace collante per tenere assieme ciascuno dei 7 livelli di gioco presenti.

Come sarebbe lecito aspettarsi per ogni fan della serie potrete impersonare diversi autorobot e mutare la loro forma tra veicolo e robot, a seconda della necessità. Ad aggiungere maggior profondità all'azione, rischiando però di fare un pò storcere il naso ai puristi, arriva un terzo livello di trasformazione, che risulta essere un ibrido tra i due di base, e si rivela particolarmente indicato in alcune situazioni; nella fattispecie la possibilità di manovrare un veicolo magari più lento ed impacciato ma contemporaneamente più dotato dal punto di vista del corredo dell'armamento potrebbe offrire qualche spunto strategico aggiuntivo.

Come già accennato il gioco è un concentrato di azione pura nel quale vi cimenterete in diverse azioni di battaglia, allo scopo di portare a termini i vari livelli, o meglio le farete compiere ai vostri alter ego robotici, che presentano un ottimo campionario di capacità, dal guidare al volare, dall'esplorazione stealth al combattimento duro e puro, sia esso corpo a corpo sia a distanza. 

La sensazione prevalente giocando Dark of the Moon è che i programmatori abbiano voluto stravolgere la formula creata col prequel, senz'altro il miglior gioco della serie Transformer, operando scelte non sempre azzeccate o quantomeno condivisibili. Uno dei primi aspetti che ci ha fatto storcere il naso, pad alla mano, è stata l'impossibilità di personalizzare l'armamento dei bot, così come accadeva in War for Cybertron. Ogni personaggio avrà le sue caratteristiche e per quelle verrà utilizzato, senza svariare sulla formula iniziale.

Inoltre la forma ibrida di trasformazione, ovvero quella veicolare con armamento pesante, in realtà consente di affrontare in modo piuttosto agevole quasi ogni situazione di gioco, diventando dopo poco la preferibile per ogni situazione. In particolare negli stage avanzati vi renderete conto di come mantenendo questa forma avrete ottime chance di portare a termine le missioni, mentre non ci sarà praticamente nessuna situazione in cui risulti preferibile trasformarsi in robot vero e proprio.

I livelli ampi del prequel sono stati rimpiazzati in questo titolo da stage più numerosi e rimpiccioliti, caratterizzati dal presentarsi di orde di nemici in rapida successione, che avranno lo scopo di tenervi impegnati il più possibile, dando una finta impressione di longevità

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Tecnicamente Dark of the Moon non è malvagio anche se non lascia certo a bocca aperta il giocatore smaliziato. I robot sono ben caratterizzati ed animati, gli effetti di luce convincenti anche se qualche rallentamento di troppo e l'occasionale perdita del sync verticale a volte inficiano la gobibilità di quando vediamo su schermo.

Le musiche sono piuttosto anonime, decenti gli effetti sonori mentre le voci sono offerte dallo stesso cast del film anche se i dialoghi risultano ancora più banali, semmai fosse possibile.

Lascia abbastanza perplessi la scelta del team di sviluppo di non riportare anche in questo terzo episodio la modalità cooperativa per 3 giocatori che rappresentava uno degli aspetti più interessanti del multiplayer di War for Cybertron. Fortunatamente il gioco si risolleva con la parte competitiva, che risulta onestamente ben realizzata e coinvolgente al punto giusto, anche se sempre un gradino sotto al predecessore.

6
Dark of the moon sarebbe un gioco discreto preso da solo ma confrontato con il suo prequel, sviluppato dallo stesso team tra l'altro, presenta alcune inspiegabili magagne che nel complesso ne minano il valore. Partendo dal comparto tecnico, valido ma sottotono rispetto al War for Cybertron, questo terzo capitolo della saga videoludica dei transformer lascia con l'amaro in bocca per troppi aspetti. Senz'altro piacerà agli appassionati della saga ma non riusciamo davvero a capacitarci di come gli High Moon Studios siano andati indietro anzichè affinare ulteriormente quanto realizzato in passato.