Recensione Tomb Raider: Legend

Crystal Dynamics: Buona la prima

di Tiscali News
Ritorno alle origini

C'era una volta Eidos, un'archeologa alle prime armi di nome Lara Croft e soprattutto un videogame -Tomb Raider- che si apprestava a divenire il punto di riferimento per gli action adventure di nuova generazione. C'era una volta anche Core Design ed ora non c'è più, esautorata dopo Angel of Darkness in favore del team già autore per conto della stessa Eidos della saga bifronte di Kain.

Per quanto paradossale, la decisione di rinunciare al team responsabile di ben sei de sette capitoli delle avventure di Lara Croft, unitamente al coinvolgimento del padre putativo di Tomb Raider Toby Gard, ha consentito alla serie di risalire la china dopo il mezzo disastro di quel Angel of Darkness che più di un dubbio aveva fatto emergere circa l'appeal di un gioco così distante dal concept originale. In tal senso bene ha fatto Crystal Dynamics ad evitare pericolose digressioni, proponendo un sistema di gioco collaudato e fondato, finalmente, più sull'esplorazione di antiche rovine e sulla risoluzione degli enigmi che non sulla fase action vera e propria.

La Lara che non ti aspetti

Le primissime fasi di gioco regalano un vero e proprio tuffo nel passato. Le suggestive rovine situate nel cuore della foresta pluviale boliviana fanno da splendida cornice al ritorno di una Lara Croft più snella e in forma che mai, capace di correre, saltare ed aggrapparsi a corde e sporgenze con assoluta disinvoltura. Lo splendido lavoro in fase di animazione e sviluppo, ci consegna in particolare un personaggio più brillante rispetto al passato e finalmente libero di affrontare gli ostacoli in modo meno "geometrico" di quanto viceversa non avvenisse nei precedenti capitoli della serie. Saltare da una sporgenza all'altra non è mai stato così semplice ed appagante (non sarà più necessario contare letteralmente i passi prima di compiere un balzo), così come assistere alle performance atletiche di Lara, in grado ora di accorciare i passi prima di un salto o meglio ancora di "allungarsi" oltremisura, nonostante l'equilibrio precario (da correggere tramite la semplice pressione di un tasto), nel tentativo di raggiungere un appiglio particolarmente ostico.

Sulla falsa riga di quanto già visto in Prince of Persia, Lara potrà inoltre avvalersi di una lunga serie d'importanti "azioni" accessorie che ci permetteranno di approfittare della presenza di palizzate e corde durante le fasi d'esplorazione o ancora rallentare il tempo in quelle di combattimento vero e proprio.

E' altresì rilevante, sempre in tema di novità, segnalare la presenza di un inventario ridotto ai minimi termini in favore di un'interfaccia semplificata che, oltre alle immancabili pistole (a munizioni infinite), all'inserimento di un binocolo elettronico e di un rampino (particolarmente utile sia nelle situazioni in cui sarà indispensabile spostare oggetti che in quelle in cui saranno richieste doti atletiche fuori dalla norma), prevede la possibilità di disporre di una sola arma secondaria (recuperabile fra quelle lasciate a terra dalle nostre vittime) e degli immancabili medikit, accumulabili però in una quantità non superiore alle tre unità.

Un Tomb Raider che si rispetti non può comunque prescindere dalla presenza di enigmi e di una discreta dose di azione "vecchio stile". Anche sotto questo punto di vista, Crystal Dynamics ha cercato di rielaborare quanto di buono visto nell'episodio datato 1996, adattandolo però ad un concept più consono ai giorni nostri.

E così, accanto ad un sistema multi-way di risoluzione degli enigmi, a volte fin troppo semplici da portare a termine e ristretti per lo più all'area in cui è situato il meccanismo da sbloccare, ci troviamo a dover gestire una fase di azione indubbiamente più varia, che oltre allo sporadico impiego di mezzi quali Jeep o Motociclette (rigorosamente Ducati) ed all'immancabile aggiunta di mosse e combo nel combattimento corpo a corpo, prevede il ritorno delle "trappole nascoste".

Con un sistema del tutto simile a quello già visto in Shenmue prima ed in Resident Evil 4 e God of War poi (battezzato Quick Times Event), sarà in sintesi possibile oltrepassare sezioni di gioco particolarmente ostiche attraverso l'uso di una determinata combinazione di tasti , da premere secondo i tempi indicati volta per volta sullo schermo.

Dal punto di vista tecnico

Tecnicamente parlando Tomb Raider Legend presenta più luci che ombre. Il recente passaggio di mano da Core Design a Crystal Dynamics, ha di fatto garantito un deciso salto in avanti per ciò che concerne la qualità generale del gioco, capace di affiancare a splendide quanto immersive location di gioco una ricchezza poligonale del personaggio principale a dir poco strabiliante. A ciò si aggiungono effetti avanzati d'illuminazione in tempo reale, animazioni "principali" decisamente varie e soprattutto un motore fisico finalmente più credibile, per quanto non ancora al top.

Peccato che la stessa cura del dettaglio, non sia altrettanto riscontrabile nella realizzazione dei nemici, ridotti al rango di semplici automi poligonali in virtù di un IA non particolarmente spiccata.

Venendo alle note stonate, invece, più di un dubbio emerge sia sulla qualità del plot narrativo, che alterna approfondimenti fin troppo esaustivi a situazioni a dir poco sbrigative, che soprattutto per il fattore sfida proposto.

A fronte di un livello medio di difficoltà livellato verso il basso, un posizionamento dei checkpoint a dir poco discutibile e di un sistema di salvataggio semplificato (sarà possibile memorizzare lo status della partita in qualunque momento e proseguire ininterrottamente dall'ultimo checkpoint appena), Tomb Raider Legend è in grado di assicurare non più di 8/10 ore di gioco complessivo, francamente troppo poco per un titolo di questo calibro. A poco serve l'introduzione di un discreto numero di bonus sbloccabili legati al recupero dei monili di bronzo, argento ed oro disseminati lungo gli otto livelli di gioco, che appaiono per lo più come un espediente atto indubbiamente ad allungare "il brodo", ma poco adatto a quanti non amino scervellarsi con la ricerca spasmodica di oggetti del tutto inutili ai fini stessi del gioco.

In sintesi

La strada imboccata da Eidos e Crystal Dynamics sembrerebbe quella giusta. Tomb Raider Legend rappresenta infatti un deciso passo in avanti rispetto a quanto visto negli anni precedenti, in virtù di un comparto tecnico assolutamente all'altezza e soprattutto un sistema di gioco finalmente più in sintonia con lo spirito stesso dell'opera originale. Tuttavia, alcuni innegabili difetti legati all'IA dei nemici, un background narrativo altalenante e soprattutto una curva di longevità ai minimi termini, non consentono all'ultima avventura di Lara Croft di aspirare ai livelli di eccellenza che viceversa gli competerebbe.

7
Il coraggio di Eidos nel sostituire Core Design alla guida del progetto Tomb Raider, è ripagato con un titolo indubbiamente discreto, finalmente capace di riportare Lara Croft ai fasti di un tempo. Peccato che a fronte di una realizazione tecnica ben al di sopra della sufficienza e di un gameplay altrettanto valido, alcune clamorose sviste (leggasi IA dei nemici) e soprattutto una curva di longevità incredibilmente bassa, non permettono a Tomb raider Legend di aspirare ai medesimi livelli di eccellenza di Prince of Persia o God of War. Un ottimo punto di partenza insomma, su cui fondare la prossima avventura di Lara & Co.