Recensione The Witcher 2: Assassins of King

Una spada d'acciaio per gli umani, una d'argento per i mostri, un grande gdr per i vostri PC!

di Andrea Bruni
Le nostre strade si sono separate dopo essere stati testimoni di inquietanti tentativi di assassinii, conflitti sanguinosi e minaccie capaci di sconquassare l'intero ordine di questo mondo, il tutto attraverso un drammatico percorso irto di scelte scomode e compromessi dolorosi, inganni e macchinazioni, litri di sangue versati e montagne di cadaveri umani e non; ma ancora non c'è pace nel destino di Geralt di Rivia, neppure nell'insignificante misura che possa garantirgli l'"ordinaria amministrazione" della propria professione.

Geralt è infatti un Witcher, un cacciatore di mostri addestrato alla maestria nell'arte della spada quanto nell'uso della stregoneria, al prezzo della rinuncia a parte della propria natura; una figura vista con diffidenza, se non con aperto disprezzo, ma allo stesso tempo indispensabile all'interno di un mondo oscuro e violento, dove indicibili pericoli sono appostati dietro a ogni angolo.

Un individuo fuori dal comune, il nostro eroe; costantemente alle prese con dubbi e scrupoli morali, perseguitato da un passato sinistro che pare voler emergere prepotentemente dall'oblio, e costretto a essere una delle "pedine" predilette del fato, che nella ragnatela di eventi e destini incrociati in grado di modificare la storia, pare aver previsto per il "Lupo Bianco" un ricorrente ruolo centrale.

Appunto, abbiamo lasciato Geralt dopo una serie d'avventure da mozzare il fiato, era il 2007 e la prima trasposizione della saga letteraria creata da Andrzej Sapkowski ha baciato i nostri PC con uno dei più memorabili giochi di ruolo mai concepiti a memoria di giocatore. Erede della scuola fondata da Black Isle e Bioware, a cavallo tra la raffinata azione tattica e la completeza di gameplay di Baldur's Gate e la profondità narrativa e concettuale dei (comunque inarrivabili) Torment e Fallout, The Witcher è riuscito a imporsi come uno dei nuovi caposaldi del genere, puntando dritto allo zoccolo più inossidabile dei fan del genere. Un successo ottenuto all'insegna dei "compromessi zero", o quasi: un'esclusiva PC ad alti livelli produttivi in un'era contrassegnata dal multipiattaforma pressoché obbligato; un gdr duro e puro in controtendenza rispetto al trend di semplificazione e accessibilità a ogni costo che i gdr all'occidentale parevano aver imboccato con determinazione e non troppi rimpianti.

Tutto questo discorso è indispensabile per contestualizzare il primo impatto che abbiamo avuto con l'immancabile, quanto atteso secondio episodio con cui il team RED di CD Projekt ha dato seguito al proprio capolavoro: non certo quello che ci si poteva aspettare. Impostazione punta e clicca? Visuale isometrica? Pausa come strumenti di pianificazione dei combattimenti? Storia vecchia. Quelli che erano i caposaldi del gameplay del primo The Witcher vengono spazzati via senza troppi complimenti già dopo pochi minuti dall'avvio di una nuova partita: assunto il controllo di Geralt, dovremo familiarizzare con un sistema di controllo in pieno stampo action-rpg, che tra telecamera fissa in terza persona, combat system basato sul tempo reale, quick time events, divagazioni nel campo stealth, schivate e parate, si presenta con più punti in comune rispetto a un gioco d'azione puro piuttosto che con il titolo d'esordio degli sviluppatori polacchi; non che l'elemento strategico sia stato del tutto cestinato a favore delle mazzate più gratuite e "brainless", ma per permettere a Geralt di uscire dal campo di battaglia sulle proprie gambe, dovremo ricorrere come mai abbiamo fatto prima a riflessi, dimanismo e dita ben posizionate sui due tasti d'attacco e quelli assegnati a blocchi e mosse evasive.

Scelta sicuramente coraggiosa, quella di CD Projekt, che non può non mettere in conto potenziali malumori da parte del pubblico affezionato alla "vecchia scuola", e che in ogni caso pare palesare una certa inesperienza degli sviluppatori nell'applicare meccaniche di questo tipo: si veda come, negli scontri contro avversari multipli (cosa che costituisce la grande maggioranza dei confronti), il sistema di controllo tenda pericolosamente a sconfinare nella caoticità, complice un lock dei bersagli imperfetto e una gestione dei movimenti non sempre adeguatamente fluida. Padroneggiare come si deve il combat system si rivelerà una gran bella gatta da pelare, specie nelle fasi iniziali, visto come il grado di sfida si presenta robusto fin dalle prime occasioni in cui dovremo far parlare i nostri inseparabili spadoni. Vi troverete a tirare le cuoia piuttosto spesso anche ai livelli di difficiltà più bassi, e non vi saranno fornite tante scuse per non imparare al meglio tutte le risorse messe a vostra disposizione, dall'uso dei Segni (l'equivalente "witcheriano" delle magie) fino al ricorso di trucchetti come bombe, trappole o esche.

A sorpresa invece, non si potrà contare -almeno durante il combattimento- su un classico assoluto in campo gdr quali sono le pozioni: Geralt avrà la possibilità di tracannare intrugli di vario tipo unicamente in situazioni di quiete, ricalcando il modello preso direttamente dai racconti di Sapkowski, in cui per lo spadaccino di Rivia, l'uso dell'alchimia è una parte del rigoroso processo di pianificazione che precede il "lavoro" vero e proprio. Ecco, "pianificazione" è proprio la parola chiave di The Witcher 2, per la gioia (o almeno, per un parziale sollievo) dei giocatori dalle tendenze più "strategiche": buttarsi a testa bassa verso il completamento dei nostri obiettivi è la tattica ideale per essere premiati con una lunga vacanza sottoterra, mentre se vogliamo sopravvivere, siamo incentivati a farci trovare sempre informati e ben preparati.

Sappiamo che avremo a che fare con un nuovo tipo di nemico? Un giro dal libraio di fiducia e potremo trovare materiale su cui farci una cultura su punti di forza, debolezze e strategie ideali per affrontare queste creature., e sfogliando le svariate ricette alchemiche su cui potremo mettere le mani, troveremo sicuramente il composto che fa al caso nostro; trangugiare in grado di darci i bonus giusti, ottimizzare l'efficacia delle nostre armi con l'unguento creato ad hoc, e avere pronta all'uso una buona fornitura di trappole e ordigni, al momento di passare all'azione, saprà rendere pieno merito alla nostra lungimiranza e professionalità.

Essere aperti verso la ricerca di nuove conoscenze e disposti a investirci qualche monetina inoltre porta benefici anche al di là degli esiti delle varie scazzottate: alla valida -e invariata- gestione dell'alchimia, si affianca un ottimo comparto dedicato al crafting, grazie al quale -previo il possesso di tutti gli schemi necessari- potremo arrivare a forgiare uno spadone letale o una corazza più robusta a partire dalle materie prime più grezze, reperibili ed economiche, permettendoci magari di rivendere l'opera finita per un prezzo adeguato.

Questo per dare una panoramica generale sul puro gameplay di The Witcher 2, un quadro formato da scelte inaspettate, controverse e potenzialmente causa di svariati bruciori di stomaco all'interno dell'utenza che tanto ha amato il primo episodio. Ma anche ai più intransigenti, raccomandiamo un briciolo di pazienza, prima di rassegnarsi ad aver perso una volta per tutte uno degli ultimi baluardi del loro genere preferito.

Questo perchè The Witcher 2 non tradisce in quella che doveva essere la prerogativa primaria: essere un gioco di ruolo maestoso, capace di zittire vigorosamente qulunque scetticismo sulle scelte di design, di tenere testa allo sconfinato carisma del predecessore e di poter lasciare un segno profondo anche alle categorie di pubblico più schizzinose e assuefatte ai mostri sacri con cui hanno condiviso ore e ore a colpi di mouse.

Merito di CD Projekt e della sincera passione che la casa di Varsavia lascia trsparire in ogni singolo frame della propria opera, un continuo e genuino atto d'amore per personaggi e ambientazione, per questo genere e per il videogioco in generale; che gli sviluppatori sono ancora una volta riusciti a incanalare con talento e far arrivare integro e limpido direttamente al giocatore. In mezzo a un panorama che spesso vede alla ribalta titoli con grandi valori produttivi ma poca anima, questo gioco può rivelarsi una boccata di buonissimo ossigeno.

Merito di una sceneggiatura eccellente, che rende giustizia alla qualità dei romanzi da cui è tratto. Come spesso stiamo constatando dalla crescente scuola ruolistica europea, The Witcher punta a colpire con la solidità del plot piuttosto che grazie al dispiego abbondante di colpi di scena ed "effetti speciali" vari, centrando l'obiettivo con assoluta maestria. Non che le nuove vicende di Geralt siano prive di spettacolari trovate ad effetto (tutt'altro), ma a fare breccia e risucchiare senza via d'uscita il giocatore in un'esperienza indimenticabile è proprio una trama costruita senza incertezze, ricca di sfumature e schiaccantemente vincente nei toni, che ci mettono nel bel mezzo di un crescendo drammatico che non può lasciare in alcuna maniera indifferenti.

Non è un caso che le ambientazioni di questo secondo capitolo prendano un deciso stacco dalle città prosperose e i borghi rurali dotati perlomeno di una facciata di normalità in cui ci siamo mossi per gran parte dell'esordio videoludico di Geralt; stavolta è il turno di accampamenti militari, campi di battaglia, rovine e insediamenti sull'orlo di conclitti sia esterni che intestini. La guerra è una funesta presenza che -direttamente o meno- influenzerà ogni luogo, persona o avvenimento con cui avremo a che fare su svariati livelli, dalla paura del soldato semplice costretto ad affidarsi ciecamente alla superstizione, fino alla superbia del nobile di turno, capace di scatenare un conflitto fratricida per poco più di un capriccio personale.

Il setting complesso e dall'impostazione decisamente "adulta" porta in dote una moltitudine di tematiche, sfumature e dettagli che insieme vanno a comporre un mosaico coeso e dotato di una potenza narrativa da lasciare attoniti. Uno dei migliori punti di forza di The Witcher 2 infatti sta nel riuscire senza passaggi a vuoto, a tenere saldo il filo della narrazione e non far scemare di una virgola l'interesse del giocatore, aggiungendo quando serve nuovi tasselli per la comprensione generale, o al contrario, lasciandoci sul più bello con più domande che risposte, incoraggiandoci ad andare sempre più a fondo per scoprire il perchè di ciò che sta accadendo attorno a noi.

Merito infine, di un'interpretazione magistrale dell'aspetto "morale". Sono tanti i giochi di ruolo dove essere eroi senza macchia piuttosto che criminali sanguinari è una questione banale e lineare, che può essere portata avanti anche spegnendo comodamente la coscienza (prendete l'ultimo Dragon Age, dove ogni opzione di dialogo ha la sua iconcina esplicativa, giusto per non mettervi mettervi in difficoltà!); The Witcher semplicemente rifiuta in partenza la netta dicotomia bene/male, lasciandoci in un mondo dove luce e ombra convivono in ogni dove, dando vita a un'infinità di gradazioni di grigio, quasi mai inquadrabili semplicisticamente. Le decisioni che frequentemente dovremo prendere sono tra le più scomode mai viste in un videogioco, ci richiederanno di soppesare attentamente molteplici elementi, quando proprio non lasciano altro elemento di giudizio che non sia semplicemente il nostro istinto.

Dovrete presto abituarvi a pagare le vostre scelte con conseguenze inattese, e possiamo scommettere che in più di un'occasione sarete a domandarvi se davvero avete fatto la scelta giusta. E' proprio così che dovrebbe essere un gioco di ruolo degno di questo nome: nemmeno potrete bearvi del lusso di potervi permettere giudizi netti e senza margini di dubbio, vi troverete a scovare aspetti oscuri anche nei migliori "amici" e non sarà raro individuare tratti di umanità anche in quella che si presenta come la peggiore delle carogne. E' proprio l'umanità la chiave del trionfo di CD Projekt, nell'essere riuscita a tratteggiare personaggi credibili dal primo all'ultimo, senza buttare nella mischia paladini immacolati nè suercattivi degni di un film di James Bond.

Per fare un esempio, prendiamo la contrapposizione che più avrà peso nell'economia del plot: gli Scoia'tel, guerriglieri a difesa dei non-umani, sono dei combattenti per la libertà, a difesa di minoranze oppresse e discriminate, oppure semplici terroristi? E al contrario, i corpi speciali dell'esercito di Temeria che li combattono sono soldati ligi al dovere e devoti al mantenimento della pace e unità del regno, o un manipolo di fanatici che gioca il ruolo di braccio armato della tirannia? Non illudetevi di trovare una risposta, ma solamente indizi che possono portare tanto a una conclusione quanto all'opposta, qualora dovrete prendere una posizione, sta tutto a voi.

Naturalmente, perchè questo meccanismo funzioni, è necessario che tutta la cornice sia altrettanto verosimile, e possiamo dire con piacere che anche qui l'obiettivo sia stato brillantemente conseguito: non c'è luogo che non sia stato ricostruito in modo credibile, e nessun insediamento che non appaia "vivo" a sufficienza da immergerci completamente, senza dover scacciare fastidiose impressioni di artificiosità.

Peraltro, vale la pena di spendere qualche parola sulla longevità di The Witcher 2: al completamento del gioco può essere raggiunto in meno di 30 ore, un quantitativo che potrebbe sembrare sotto gli standard (e che è sicuramente inferiore a quanto offriva il prequel), ma va considerato come la non-linearità figlia della mole di snodi e decisioni "pesanti" su cui dovremo esprimerci, porta a un valore eccellente di replay-value. Per dire, cominciare una nuova partita e scegliendo un cammino opposto a quello affrontato in precedenza, ci troveremmo a giocare praticamente una campagna tutta nuova. Un incentivo alla rigiocabilità sicuramente degno di nota e meritevole di lode.

Che dire, per finire, del comparto tecnico? Se l'audio soddisfa a pieno, tra score epici e un doppiaggio sopraffino (limitato però alla lingua inglese), la grafica è invece divisa tra luci e ombre (i pieno Witcher-style, potremmo sottolineare!): il RED Engine è capace di offrire bellezze a non finire e una resa dei dettagli da capogiro, specie ai massimi settaggi; ma allo stesso tempo il motore denota una pesantezza pachidermica, capace di falciare senza pietà il framerate di sistemi capaci di gestire con disinvoltura anche titoli più graficamente raffinati. Su un dual core E8400 supportato da 4 GB di Ram e una datata ma ancora gagliarda Radeon 3870 (una configurazione ben al di sopra dei requisiti minimi), non ci siamo potuti spingere oltre i dettagli medi senza che la fluidità del gioco venisse messa a durissima prova. Va comunque detto che, nel momento in cui stiamo scrivendo quest'articolo, è già disponibile la prima patch, che, pure senza arrivare a risultati veramente ottimali, riesce a migliorare sensibilmente le performance del nostro PC, oltre che a correggere diversi bug.

Questo ci porta a un'altra doverosa strigliata nei confronti dei programmatori di CD Projekt, che tra sgradevoli clipping, bachi miscellanei e diversi crash rincontrati nel corso della prova, hanno mostrato un lavoro tutt'altro che privo di margini di miglioramento. Neppure le impostazioni dei controlli si sono salvate da tale sfilza di magnagne, impossibilitando l'utilizzo delle freccette direzionali, con buona pace dei giocatori mancini, che non hanno avuto alternativa alcuna all'impiego del meno comodo gamepad. Un altro problema risolto dalla già citata patch, ma da parte di un'esclusiva PC, cose del genere non vorremmo più vederle.

Ma la morale non cambia, The Witcher 2 ha le spalle abbastanza larghe da poter lasciar passare difetti, imprecisioni ed elementi discutibili senza che il bilancio finale non sia meno che lusinghiero.

Fan degli RPG più cristallini? Amanti della buona narrativa disposti a lasciarsi trascinare completamente? Semplicemente, appassionati di ottimi videogames? Fatevi sotto, scoprirete che Geralt è un osso duro, durissimo. E che sarete più che contenti di alzare bandiera bianca e arrendervi al fascino del Lupo Bianco.

8
Se ci soffermiamo sui soli valori di gameplay, rischieremmo di trovarci di fronte a un relativo passo indietro rispetto al primo The Witcher. Ma per fortuna CD Projekt ha saputo sopperire ai difetti e agli aspetti discutibili con ciò che tutti noi chiedevamo a gran voce: un degno sequel di uno dei migliori giochi di ruolo mai visti. The Witcher 2 è un trionfo di ruolismo "hardcore", coadiuvato da una trama ad altissimi livelli e da un carisma strepitoso, quanto basta per consigliarne vivamente l'acquisto e rinnovare gli elogi per una software house che meritatamente s'è imposta come punta di diamante per questo genere. Parafrasando il sottotitolo di questo gioco, saranno tempi duri per i sovrani di Temeria e dintorni... ma ore assai felici per i giocatori!