Recensione The Walking Dead Stagione 2 - Episode 3: In Harm's Way

Nella tana del leone

di Davide Ottagono
Dopo un inizio tutt'altro che convincente, non potevamo far altro elogiare a tutto spiano il lavoro svolto da Telltale sul secondo episodio della Stagione 2 di The Walking Dead. Teniamo a ricordarvi che, anche qui, non parliamo di un titolo perfetto, ma di un racconto che - dopo un paio d'ore di tentennamenti - era riuscito quantomeno ad ingranare una marcia giusta. Personaggi anonimi iniziavano finalmente a delinearsi, un antagonista davvero sopra le righe che ha fatto la sua prima apparizione e situazioni sul filo del rasoio che si susseguivano senza alcuna sosta.

Con le buone o con le cattive maniere...

Il nuovo gruppo di Clementine avrà già perso qualche membro, ma nessuno di loro ha già intenzione di gettare la spugna. Dopo essere stati presi in ostaggio dal malefico Carver e dalla sua enorme banda di irriducibili, i protagonisti vengono trasportati contro la loro volontà al rifugio dell'antipatico dittatore, costretti ai lavori forzati e a farsi piacere un ambiente che - più che una base civile - sembra una prigione di massima sicurezza. Inutile sottolineare che Clementine e i suoi amici, nella loro nuova casa, non saranno visti di buon occhio. I nuovi arrivati dovranno quindi sottostare agli ordini di Carver e dei suoi violenti sottoposti, essere beffeggiati in continuazione e resistere alle ardue giornate facendo buon viso a cattivo gioco. Inutile dirlo, non tutti saranno dello stesso avviso, e passerà davvero poco prima che inizi ad aleggiare la parolina magica: "evasione".

In Harm's Way narra quindi il disperato tentativo dei nostri eroi di trovare una breccia nelle difese apparentemente perfette della base nemica. Con gli zombie da un lato e degli spietati assassini dall'altro, non si prospetta assolutamente una missione facile. Senza entrare troppo nello specifico (lungi da noi rovinarvi la sorpresa o i più bei colpi di scena di questo episodio), vediamo di entrare più nel merito del copione. Non è un segreto che questa seconda Stagione, a differenza della precedente, si sia presentata con una veste più stanca e meno ispirata. Ne avevamo già ampiamente parlato negli articoli precedenti e non abbiamo di certo intenzione di ripeterci, ma ora come ora risulta ancora difficile capire dove voglia andare a parare lo sceneggiatore. A parte alcune scene dall'indubbio impatto grafico, è difficile non notare come questa Season 2 sia il semplice "fantasma" del capolavoro precedente. Eppure, dopo un inizio povero e mal raccontato, da questo terzo mini-episodio che aspettavamo tutti qualcosa di più. A conti fatti, con l'arrivo del chiacchieratissimo Carver sulle scene e con in gioco alcune problematiche più mature (come la verità dietro la gravidanza di Rebecca), la nuova avventura di Clementine aveva finalmente tutte le carte in regola per iniziare a vincere e convicere. Ma è stato davvero così?

Clementine, qui c'è qualcosa che non va...

Partiamo da un presupposto: a livello di qualità, consideriamo questa terza puntata una sorta di via di mezzo tra l'interessante A House Divided e il vuoto cosmico di All That Remains. Dopo aver finito In Harm's Way, non si può non rimanere con l'amaro in bocca. Ancora una volta ci ritroviamo di fronte a tanti nuovi fattori dal grande potenziale, e ancora una volta "usciamo dalla sala" con l'impressione che tante tematiche siano state fin troppo abbozzate per riuscire a convincere fino in fondo. Eppure, nonostante una prima oretta davvero soporifera, allo scorrere dei titoli di coda sentivamo un certo senso di incompletezza, come a volerne ancora. La domanda è: aspettiamo il nuovo capitolo perchè il gioco ci piace davvero, o perchè speriamo sempre che la volta successiva sia quella buona?

In Harm's Way si presenta come la fiera delle occasioni mancate, dei personaggi sprecati e della piattezza narrativa. Ancora una volta il tutto si conclude in un enorme nulla di fatto, regalandoci (si fa per dire) una vicenda sì ricca di suspence, ma anche piuttosto fine a sè stessa. Come già accaduto in passato, questo nuovo tassello della Seconda Stagione ci mette di fronte ad una sequela di scene crude e spietate e a dei personaggi realistici e dalla dubbia morale, ma non si impone con il botto sperato. Ancora una volta ci troviamo dinanzi ad un'opera che - più che esplodere in una grande luce - brilla ad intermittenza, non aggiungendo nulla di vitale al racconto e finendo per trasformarsi nell'ennesimo "filler" di una vicenda che non capiamo proprio dove voglia andare a parare.

Ed è davvero un peccato perchè, tra tutti, questo era forse l'episodio dal potenziale più alto. Come abbiamo già precisato prima, Carver è un personaggio interessante e dalla psicologia ben delineata, così come i suoi comprimari. Ironicamente, è proprio il gruppo di Clementine a risultare ancora invece poco accattivante. In questo episodio, infatti, i "protagonisti" vengono messi totalmente in secondo piano, ancor più che in passato, e questo non ha di certo giovato alla loro crescita morale. Clementine ha ora superato la metà dell'avventura, e possiamo dirlo ufficialmente: non ci siamo ancora affezionati a nessuno di loro. E, continuando così, non vediamo come le cose possano cambiare.

7
The Walking Dead Season 2 - Episode 3: In Harm's Way è un capitolo indubbiamente interessante, pieno di scene crude, personaggi accattivanti e colpi di scena memorabili. Eppure, ancora una volta, è solo la furbizia di Telltale a farla da padrone. La software house è stata capace di nascondere un episodio piuttosto inutile e fine a sè stesso dietro una lucente scocca di avvenimenti al cardiopalma e di scelte sofferte. Noi, purtroppo, non riusciamo a farci ingannare con così poco. Dobbiamo ammetterlo, gli spunti interessanti ci sono, così come c'è anche il potenziale per concludere tutto nel migliore dei modi. Per ora, però, non vogliamo alzare troppo le aspettative. Chi vivrà, vedrà, ma ora come ora l'empatia e le emozioni trasmesse dai personaggi della primissima Stagione restano soltanto un lontano ricordo.