Recensione The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Un attestato d'amore verso i videogiocatori!

di Roberto Vicario

Quello di Nintendo Switch è un lancio che sarà ricordato nella storia del gaming; non di certo per la sua line up sfolgorante, ma perché al suo interno c’è un titolo che brilla come pochi altri. Un gioco in grado di rapire, ammaliare ma soprattutto rispettare il videogiocatore. Un titolo devastante sotto moltissimi punti di vista. Stiamo parlando di The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

Un viaggio da fare con il cuore…

Ci sono momenti che segnano in maniera indelebile l’avanzamento e la progressione di questo settore. Dopo aver perso ore, mente e cuore all’interno di questo Zelda, possiamo tranquillamente affermare che ci troviamo davanti a qualcosa che, negli anni, verrà ricordato come una vera e propria pietra miliare.

Uno Zelda, questo, che pur mantenendosi fedele a quello che la saga ha regalato ai fan nel corso degli anni(con alti e bassi), si apre ad una serie di contaminazioni piuttosto marcate, a partite dalla più importante di tutte: l’open world.

Tutto inizia con il risveglio dell’eroe leggendario, il nostro Link. Sono passati ben cent’anni da quando lo scontro con la minaccia Ganon ha portato alla sconfitta di Link, e dei quattro paladini a protezione del regno e della principessa Zelda. La profezia però è sempre stata chiara: un giorno l’eroe si sarebbe risvegliato e sarebbe tornato a salvare la Principessa e il suo regno. Peccato che una volta risvegliato il nostro Link si è trovato completamente senza memoria…ma in possesso della tavoletta Sheikhan. Uno strumento magico in grado di emanare un potere mistico e probabilmente appartenente ad una civiltà passata.

Da qui partirà la storia. Niente di più. Tutto il resto sarà da scoprire e scovare, intraprendendo un viaggio affascinante che man mano ci svelerà un sacco di segreti, una storia appassionante, ma soprattutto il nostro passato e la nostra vera missione.

Non vogliamo dirvi nulla di più, semplicemente perché “il viaggio” è una delle parti fondamentali dell’esperienza di gioco. L’open world creato da Aonuma non è  solo un mondo vastissimo (una mappa grossa più o meno il doppio di quella di Skyrim) ma vivo, pulsante con un’anima chiaramente percepibile. Proprio per questo l’accompagnamento musicale è sporadico e leggero, utile ad enfatizzare solamente i momenti chiave che ci siamo trovati ad affrontare. Ma per il resto del gioco tutto è in mano al cinguetto degli uccelli nel sottobosco, alla brezza che quasi si può percepire da una scogliera a strapiombo sul mare, al silenzio candido della neve sulle cime innevate, alle furiose tempeste di sabbia nel deserto o al borbottio di un vulcano zampillante. Piccoli esempi di un mondo così ricco che è davvero difficile raccontare a parole, ma che vi rapirà come pochi altri universi hanno saputo fare in tutti questi anni. Hyrule non è mai stata così splendente, ma allo stesso tempo dispersiva!

Sarà fondamentale infatti studiare la mappa per due motivi: orientarsi nel modo migliore e capire dove andare per completare le missioni. Di fatto, la maggior parte delle quest vi richiederanno di studiare la mappa seguendo indizi che vi veranno dati dagli NPC; per poterlo fare dovremo però prima di tutto sbloccare le varie zone e per farlo ci saranno delle particolari torri da scalare. Raggiunta la prima la tavoletta Sheikhan ci sbloccherà la parte di mappa. Non pensate però ad un semplice vezzo (tipico di altri giochi) qui avere la mappa libera sarà fondamentale per capire come muoversi sul territorio avendo i nomi dei luoghi sbloccati.

La tavoletta potrà inoltre essere usata come strumento per marcare luoghi sulla mappa (magari da una visuale bella alta, tipo una montagna) in modo da ricordarci cosa andare a visitare e dove.

Un mondo "solo" bello? Assolutamente no, signori, la bellezza viaggia a pari passo ad una serie di contenuti di assoluto spessore in grado di stimolare la curiosità come pochi altri. Il mondo di Hyrule è affascinante ma anche selvaggio; la scure di Ganon è pienamente percepibile e contrasta la lucentezza di questo splendido regno. Come diceva un famoso detto “ Il viaggio non è la meta ma il percorso per raggiungerla”, e Zelda in questo senso vi offre qualcosa di incredibilmente affascinante. Ci vorrebbero ore per descrivervi quello che abbiamo visto, i personaggi che abbiamo incontrato o i nemici che abbiamo sconfitto, i cavalli che abbiamo domato e molto altro ancora, ma siamo altrettanto convinti che questa nostra “lacuna” sarà colmata da voi stessi. Il vostro viaggio sarà sicuramente differente dal nostro, e probabilmente potreste essere voi a raccontarci qualcosa che non siamo riusciti a scoprire. Questo è Breath of Wild.

Alla trama principale e al senso di scoperta si affianco poi tutta una serie di sub quest che possono variare da semplici richieste di raccolta oggetti, a missioni di scoperta vera e propria, magari di sacrari segreti. I sacrari sono un elemento centrale all’interno del gioco. Ce ne saranno a decine sulla mappa e ognuno di essi conterrà un puzzle da dover risolvere. Questi sono estremamente vari, divertenti e richiedono un utilizzo di materia grigia per nulla banale.

Fortunatamente la tavoletta Sheikhan ci darà accesso anche una serie di poteri particolari da quelli più banali come lanciare bombe ad altri più complessi che ci permettono di interagire con l’ambiente circostante, come ad esempio: calamitare gli oggetti metallici, bloccare ingranaggi o palle rotanti e ghiacciare l’acqua. Risolto l'enigma verremo ricompensati con una serie di sfere che portate ad un altare della preghierà ci ricompenseranno con nuovi cuori o l'aumento della stamina.

Sotto questo punto di vista gli sviluppatori di Nintendo si sono davvero superati; ognuno di questi sacrari offre sfide accattivanti e divertenti, in cui tutto ha una sua logica e solamente attraverso lo studio attento di quello che si trova intorno a Link, si potrà arrivare alla soluzione dell’enigma. I poteri potranno inoltre essere usati all’interno dell’open world per arrivare in punti altrimenti irraggiungibili.

Un mondo altamente responsive, in cui tutto quello che ci viene in mente potrebbe essere realmente realizzabile e funzionale a qualcosa da scoprire. La pioggia influenza le nostre scalate, il freddo delle motagne, così come il caldo della lava, influenzano la nostra vita e molto altro ancora che lasciamo a voi il piacere di scoprire. Proprio per questi motivi, quando vi diciamo che l’universo creato per Breath of the Wild ha un’anima, è perché ci crediamo davvero.

Ma è un Souls-like?

Zelda è ovviamente un gioco in cui la componente combattiva ricopre un ruolo fondamentale e, anche sotto questo aspetto, bisogna sottolineare come molto lavoro sia stato fatto per ringiovanire e modificare un sistema consolidato. Non ci spaventa dire che molti giocatori, almeno inizialmente, potrebbero rimanere spazzati dalla difficoltà di questo nuovo capitolo della saga.

Sembra quasi che gli sviluppatori di Nintendo abbiamo deciso di prendere alcuni spunti dalla famosa serie Dark Souls, portandoli all’interno del mondo di Zelda. Esperimento riuscito? Diremmo proprio di si.

Il mondo di Hyrule, per quanto affascinate da scoprire, è tra i più pericolosi che abbiamo avuto modo di visitare. I mostri non hanno un livello di difficoltà indicato, ma solamente una barra della vita e una quantità di danno che possono infliggere al nostro Link. Inoltre, le zone sono completamente libere da qualsivoglia tipo di indicazione e starà a noi capire dove sarà più facile avventurarsi e dove invece sarà necessario potenziare di più il nostro eroe. Tutto questo è ovviamente elevato al quadrato quando si tratta di dover affrontare una boss fight.

Proprio il livello di potenziamento e crafting è tra i migliori visti recentemente in un gioco. Il mondo sarà pieno di oggetti da raccogliere e, una volta trovato un bivacco od un fuoco, potremo cucinare tutto quello che abbiamo trovato, compresi pezzi di mostri uccisi. Facendo esprimenti in “cucina”, proveremo a scoprire, attraverso svariate ricette improvvisate, nuovi piatti in grado di farci recuperare cuori o stamina, piuttosto che pozioni in grado di migliorare le nostre resistenze ai poteri elementali, oppure migliorare il nostro approccio stealth.

Tutto questo ci tornerà molto utile in combattimento, dove, l’approccio potrebbe fare la differenza. Ci potremo infatti avvicinare di soppiatto ad un mostro per coglierlo di sorpresa, oppure ingaggiare in maniera diretta sfruttando nuovi elementi del combat system tra cui il contrattacco che, se fatto con il timing corretto, ci permette di infliggere una grossa quantità di danni. Purtroppo, una cosa che abbiamo notato in negativo riguarda il lock on sui mostri. Tenendo premuto il dosale di sinistra potremo bloccare la visuale su un nemico ma il suo raggio d’azione è davvero troppo corto e spesso ci capiterà di perderlo allontanandoci anche solo di qualche passo…con risultati potenzialmente disastrosi sul combattimento.

Altra cosa da tenere bene a mente è l’usura del nostro armamentario. Non affezionatevi troppo a spade, archi o scudi, la facilità con cui questi si distruggo è davvero disarmante, ma capace allo stesso tempo di aggiungere profondità nello studio delle armi da utilizzare con i nemici giusti e al momento giusto. La fortuna è che nel corso del gioco verremo a contatto con un sacco di strumenti offensivi e starà solamente a noi capire quando e come utilizzarli.

Una serie di elementi insomma che ancora una volta strizzano pesantemente l’occhio ai giocatori che amano le sfide, ma soprattutto amano quei titoli in cui il gameplay, l’esperienza acquisita su un gioco dopo ore e ore, e la soddisfazione di aver sconfitto il nemico anche dopo diversi tentavi, la fanno da padrone.

Molti di voi si staranno chiedendo: ci troviamo davanti allo Zelda più difficile di sempre? Senza ombra di dubbio si, ma si tratta di un’esperienza che non tocca mai punte di frustrazione, ma al contrario, dimostra come elementi narrativi e gameplay possano effettivamente coesistere in maniera rigogliosa e coerente.

Un grande Zelda, su un piccolo schermo!

Stiamo ovviamente parlando di un titolo Switch e immagino vi starete tutti chiedendo com’è la resa sul “piccolo” schermo della nuova ammiraglia Nintendo. Possiamo dirvi che, globalmente, la resa è davvero ottima con una qualità generale davvero positiva, soprattutto se pensiamo al fatto che si tratta di un titolo di lancio. Inoltre, grazie anche allo stile grafico utilizzato ( che, artisticamente parlando, si avvicina molto allo cell shading) il fatto di avere tra le mani una risoluzione a 720p non pesa minimamente.

Il gioco, ad onor del vero, non è sempre fludissimo e se su Switch si attesta quasi costantemente sui 30fps, passando su televisore abbiamo notato qualche calo di frame maggiore. Nulla di preoccupante, ma allo stesso tempo ci sembra giusto farveli notare. Passando sullo schermo della TV, inoltre, il gioco non arriva agli ormai classici 1080p ma si ferma ad un più modesto 900p.

Sotto l’aspetto audio ci troviamo per la prima volta davanti ad un doppiaggio sonoro all’interno della serie (tranquilli, Link è ovviamente sempre muto come un pesce) e dobbiamo ammettere che nel complesso anche in questo caso siamo rimasti particolarmente soddisfatti del lavoro svolto, ulteriore dimostrazione della cura che da sempre Nintendo ripone nella localizzazione dei suoi titoli nel nostro paese…merce rara, visti i tempi che corrono.

Nota dolente sono invece le performance della batteria che grazie alle richieste esose del gioco, non supera mai le 2 ore e mezza. Detto questo rimane comunque il fascino di avere tra le mani, e in forma portatile, uno dei titoli più impressionanti visti negli ultimi anni.

9
The Legend of Zelda Breath of the Wild è uno dei più sinceri ed appassionati attestati d'amore che uno studio di sviluppo può fare ai videogiocatori. Un gioco onesto che rispetta chi sta impugnando il pad, regalando un gameplay sensato, appassionante e rigoglioso sotto tantissimi aspetti. Un titolo con un'anima pulsante e radiosa, che nonostante qualche piccolo difettuccio, è tra i migliori di sempre di questo settore, diventando già a tutti gli effetti una pietra miliare. Ocarina of Time può finalmente passare il testimone. Senza troppi giri di parole ci troviamo davanti a quello che probabilmente è il miglior titolo di lancio nella storia di questa industria. Switch non poteva presentarsi meglio.