Recensione The Last of Us

L'Apocalisse non è mai stata così bella

di Tiscali News
Shut up and take my money.

Volendo, la recensione potrebbe finire qui. Sarebbe stupido andare oltre e perdere troppo tempo per descrivere un gioco che si DEVE avere, a tutti i costi. Se è vero che il dolce si serve sempre a fine pasto, beh, signori, questa è la vostra torta preferita. Se, però, volessimo proprio spendere qualche minuto per parlare di The Last of Us, potremmo iniziare nel dire che difficilmente ci siamo trovati di fronte ad un prodotto così ben confezionato, diretto e interpretato. Un terminologia cinematografica che ben si sposa con l'ultimo nato in casa Naughty Dog, e che è un onore interpretare come protagonisti assoluti.

Volendo, potremmo proseguire nella nostra disamina parlando di come la bellezza di The Last of Us parta proprio dal come i Naughty siano riusciti a delineare i contorni dei personaggi, del contesto entro cui si muovono, vivono e combattono. Di un mondo ormai disfatto da una misteriosa epidemia che ha reso la maggior parte della popolazione simile agli infetti immaginati da Danny Boyle nel suo “28 giorni dopo”. Le prime due ore di gioco ci vedono più come spettatori, le parti giocate sono in decisamente poche ed è da considerarsi come un macro-tutorial che ha il merito di non annoiare. Un periodo di tempo insolitamente lungo, in effetti, ma che è servito al team di sviluppo per tratteggiare al meglio il mondo entro cui dovremo operare, tra eserciti, bande di criminali e infetti che nel corso degli anni hanno subito svariate mutazioni che li rendono ancora più pericolosi rispetto al punto d'origine.

Un mondo pericoloso e senza speranza, che ha forse la sua ultima possibilità di salvezza e redenzione in una ragazzina di 12 anni, apparantemente immune alla malattia. Sarà compito del nostro protagonista portarla in salvo e consegnarla nelle mani di chi potrebbe accendere una luce in fondo al tunnel. Un compito gravoso, che pesa sulle spalle elettroniche del nostro Joel. Lui, che ha perso la propria figlia il giorno in cui l'infezione iniziò a diffondersi in tutto il mondo, dovrà prendersi cura di Ellie, scortarla e accudirla in un metaforico viaggio verso la salvezza. Un plot narrativo sicuramente già visto, ma che Naughty Dog ha impreziosito con una recitazione digitale da premio Oscar, dando realmente fondo alle tecniche di motion capture e avvalendosi della collaborazione di attori professionisti (tra cui spicca Annie Wersching) che hanno regalato al titolo un'interpretazione davvero magistrale, tanto da annullare le distanze tra videogioco e cinema.

In mezzo a tutta questa meraviglia c'è posto anche per un videogioco bello da giocare, avvincente e non banale, perfettamente integrato con il mondo dipinto dagli sceneggiatori. Poche risorse a disposizione, tutte da trovare scandagliando alla perfezione il mondo circostante, da centellinare per non trovarsi a corto di munizioni nel mezzo della battaglia. The Last of Us è il classico gioco da interpretare più in “punta di fioretto”, piuttosto che tirare di sciabola. Meglio analizzare l'ambiente circostante, memorizzare i percorsi dei nostri avversari, sfruttare l'udito da pipistrello di Joel che permette di localizzare la posizione del nemico, muoversi con circospezione e aggredirli alle spalle. Certo, quando ci si trova di fronte ai “runner”, ovvero infetti che non stanno fermi un attimo, dovremo fare ricorso all'armamentario messoci a disposizione dal gioco (e upgradato grazie al materiale raccolto durante il nostro cammino).

A voi la scelta se affrontare il nemico con le armi classiche o cercare di arrangiarvi con quanto disponibile attorno a voi. Tubi di ferro, mazze da baseball (eventualmente “condite” da spuntoni di lame o chiodi) e coltelli di fortuna faranno parte del vostro set da viaggio. A voler essere sadici potremmo anche dire che è proprio tramite l'utilizzo di queste armi che si traggono le maggiori soddisfazioni, dal momento che Naughty Dog è stata capace di implementare un sistema di collisioni e un motore fisico capace di restituirci con precisione e veridicità la sensazione di stare realmente colpendo un qualcosa con una massa reale e specifica. Non mancano ovviamente le armi più classiche della letteratura videoludica ma è meglio non metterle al primo posto della propria scala gerarchica nei mezzi d'offesa. Ovviamente anche il level design, magistralmente costruito, è concepito attorno al concetto cardine del gameplay, offrendovi numerosi nascondigli dover poter pianificare agguati ai vostri avversari o centrarli a debita distanza.

Un peccato, forse, non poter impartire comandi specifici ai vostri compagni di viaggio che affiancheranno il nostro cammino durante il viaggio, ma questi saranno comunque dotati di una intelligenza artificiale che li renderà autonomi nelle scelte e, soprattutto, efficaci (oltre che immortali) nell'aiutarci a sfoltire le fila avversarie. Addirittura, nei momenti di maggiore carenza di armamentario potremo anche scegliere una decorosa ritirata per lasciare a loro (quando presenti, ovviamente), il compito di liberare il campo dagli avversari di turno.

Una scelta che a volte si rende obbligatoria quando dovremo ricorrere al rattoppo delle ferite riportate in battaglia, dal momento che il menu di selezione non è sicuramente veloce e intuitivo. La volontà dei Naughty era quella di trasmettere al giocatore la difficoltà di dover recuperare le attrezzature all'interno dello zaino da viaggio, con tutte le problematiche del caso. Proprio per questo, anche per curarvi dovrete necessariamente fermarvi in una zona sicura, accedere al menu e procedere tramite la pressione contemporanea di due tasti. Insomma, niente painkiller “al volo” alla Max Payne. Una scelta assolutamente condivisibile, che ben si sposa con il contesto “di fortuna” dell'intero titolo.

Ma oltre a tutto questo, The Last of Us ha il merito di portare sul nostro schermo un gioco fatto di rapporti umani che si evolvono nel corso dell'avventura. Tranquilli, non spoileremo niente (Sony ci ha mandato una lista di argomenti da non trattare lunga come un elenco telefonico), ma vi possiamo tranquillamente dire che il rapporto tra Joel e Ellie passerà dall'iniziale diffidenza (da leggersi come “sei solo un lavoro ben pagato”) ad una relazione “padre/figlia” che andrà anche a riflettersi sul gameplay stesso. Se infatti all'inizio del gioco Ellie sarà poco più di una palla al piede, con il procedere dell'avventura Joel concederà maggiore fiducia alla ragazza, che lo aiuterà nella soluzione dei puzzle fino ad arrivare a interventi più radicali che aiuteranno Joel a salvarsi la pelle in più di un'occasione e ad avere comunque un ruolo decisamente più attivo.

Sentimenti e rapporti che “bucano” lo schermo grazie ad una rappresentazione visiva da applausi. Oltre al già citato motion capture (che ridefinisce il concetto di eccellenza), c'è anche una rappresentazione poligonale di un mondo in decadenza, specchio tangibile della decadenza morale che si affaccia sul cammino dei nostri personaggi. Se si eccettua qualche compenetrazione poligonale, il lavoro svolto dai Naughty Dog sul versante tecnico è da applausi, a partire dalle animazioni sempre fluide e credibili, fino alle texture, illuminazione degli ambienti e modellazione poligonali di personaggi e ambienti.

Un comparto tecnico capace di trasmettere sensazioni reali e tangibili al giocatore che, pad alla mano, non può non provare un moto di terrore quando un pugno di infetti gli corre incontro e lo affronta con una fisicità talmente violenta e quasi tangibile da lasciare senza parole. Anzi, a proposito di parole, un inchino anche al cast del doppiaggio italiano, che ha saputo dare voce, coerenza e sostanza a quanto rappresentato su video. Anche in questo caso, un'interpretazione da Oscar. Bravi tutti.

Note finali: il titolo finale presenta una modalità multiplayer che, al momento in cui scriviamo, non è stato possibile testare per motivi non dipendenti dalla nostra volontà. Ritorneremo sull'argomento con uno speciale dedicato.

9
Se questo è veramente il sipario che cala sulla gloriosa carriera di Ps3, non possiamo che confermare che la console Sony saluta il grande pubblico nel modo migliore possibile. The Last of Us è veramente un titolo che non dovrebbe mancare in chi apprezza l'arte videoludica. Al di là dei meriti artistici, tecnici e videoludici, The Last of Us è uno di quei giochi, ormai in via d'estinzione, che si gioca dall'inizio alla fine con la costante voglia di vedere cosa ci aspetta dietro l'angolo, che permette al giocatore di affezionarsi ai personaggi sullo schermo, sperando per la loro sorte come se si trattasse di un vecchio amico a cui si tiene veramente. Brava Naughty Dog, brava davvero.