Recensione The House of The Dead III

di Tiscali News
I railing shooter prodotti su PC non hanno mai avuto un grosso successo. Vuoi perché in fondo altro non sono mai stati che semplici conversioni delle uscite console, vuoi perché i dispositivi di puntamento dedicati a questa piattaforma sono in realtà pochi e oggettivamente poco affidabili. Su queste basi di pensiero è quindi difficile comprendere la scelta di Sega nel far uscire, a distanza di oltre un anno dalla sua comparsa su Xbox, un titolo come The House of The Dead 3, che già sulla console di casa Microsoft ha riscosso più critiche che successi. La trama di THOTD III inizia esattamente 17 anni dopo gli eventi narrati nel precedente capitolo uscito su Dreamcast, e vede Thomas Rogan e sua figlia Lisa come assoluti protagonisti, pronti a mettere fine una volta per tutte agli eventi scatenati anni addietro dal malefico dott. Curien. L'azione di gioco, infatti, prende vita proprio all'interno dei laboratori dell'EFI, dove i nostri due protagonisti dovranno affrontare le solite orde di zombie e mostri pronti a respingere i nostri assalti.

Se da un punto di vista prettamente tecnico il lavoro SEGA svolto su Xbox poteva definirsi ottimo, grazie ad una pulizia visiva raramente vista (a quei tempi), sulla console Microsoft, la sua conversione su PC sovverte questo stato di cose, prestando il fianco a critiche piuttosto pesanti su una mancata ricercatezza nell'utilizzo di textures piuttosto piatte e poco curate nel dettaglio e su un generale polygon count che meritava un trattamento migliore di quell effettivamente avuto. Inoltre è da sottolineare in alcuni casi un evidente calo di frame rate, decisamente inspiegabile se si pensa che la definizione del gioco è ancorata per default ad un 640x480, figlia anch'essa della selvaggia conversione 1 a 1, che non dovrebbe dare in alcun modo problemi di fluidità. Così come nei precedenti capitoli della serie, anche THOTD III non vi richiederà particolari sforzi per essere giocato, facendo affidamento al solo utilizzo del mouse per mirare ed eliminare i nemici di turno che cercheranno di sbarrarvi la strada. Una volta eliminati gli avversari il sistema muoverà per voi i personaggi sullo schermo (fermo restando la visuale in soggettiva), fino al successivo incontro con una nuova infornata di zombies e affini. Di tanto in tanto vi verrà anche posta di fronte la scelta del tragitto da percorrere, in base al quale vi ritroverete a dover combattere in un ambiente di gioco anziché un altro, ma che non inciderà drammaticamente sul finale e soprattutto sulla durata del gioco. Ed è proprio la longevità il vero tasto dolente della produzione Sega, perché se già su Xbox la durata dell'esperienza di gioco era ai minimi termini e il fattore di rigiocabilità era legato solo alla differente scelta del percorso di cui parlavamo poc'anzi, su PC questi fattori raggiungono valori di assoluta irrisorietà.

Se infatti il Joypad Xbox poteva dare adito a qualche tipo di difficoltà nel puntamento e successivo abbattimento dei bersagli (unica difficoltà del gioco), l'utilizzo del sistema principe per gli shooter games, ovvero il mouse, non lascia assolutamente spazio ad incertezze e difficoltà di qualsivoglia natura, destinando THOTD III ad una fine che definire prematura è un eufemismo. Quarantacinque minuti scarsi è stato il lasso di tempo sufficiente ad arrivare all'ultimo boss di livello, comprendendo in questo conteggio anche i filmati d'intermezzo che ci rendono partecipi dello scorrere degli eventi. Quasi quanto un telefilm senza la pubblicità. Veramente troppo poco, soprattutto se si considera che l'esperienza di gioco è quasi del tutto priva di qualsiasi picco emozionale che non vada oltre il trovarsi di fronte un numero sempre piuttosto esiguo di mostri da abbattere con qualche preciso movimento del mouse, magari mirando a specifiche parti del corpo per mutilarli con un po' di sana crudeltà.

Tasto sinistro per sparare, il destro per ricaricare e via così per tre quarti d'ora scarsi, debitamente suddivisi in 5 livelli di gioco, che praticamente non lasceranno traccia nella nostra personale storia videoludica. Senza personalità, inoltre, gli sporadici tentativi di differenziare l'incessante azione del nostro mouse, con l'inserimento di "scenette" d'intermezzo dove saremo chiamati a salvare il nostro compagno d'avventura caduto nelle grinfie degli avversari e che verranno ricompensati da una vita "bonus" che faciliterà maggiormente il raggiungimento del boss finale. Non basta poi il time-attack (che ripropone le stesse locazioni dello story mode da concludere entro un limite temporale stabilito), per regalare nuove emozioni visto il comunque basso tasso di sfida. A peggiorare una situazione di per sé non esaltante, arriva anche la conferma che, al contrario di quanto visto su Xbox, alla versione PC di The House of The Dead 3 manca il bonus rappresentato dal secondo episodio della serie, incluso invece nella versione console. Una scelta piuttosto bizzarra che non avrebbe magari risollevato le sorti di questo prodotto, ma che avrebbe comunque parzialmente gratificato il giocatore con una nuova avventura da giocare. Magari corta anch'essa, ma sarebbe stato pur sempre un premio alla sua fedeltà.

Alla luce di quanto detto è praticamente impossibile non pensare a The House of The Dead 3 come ad una mera operazione commerciale, volta soprattutto a sfruttare un brand comunque conosciuto e a voler colmare (ma questa è solo una facciata di comodo, sia chiaro),un genere ludico scarsamente sfruttato in ambito PC. Non basta un prezzo parzialmente ridotto per giustificarne l'acquisto, visto che con i 29€ richiesti da Sega per portarvi a casa 45 minuti di noia, potrete fare manbassa di altri giochi altrettanto "attuali", ma con prezzi e longevità più che adeguati alla fascia di prezzo. Provaci ancora, Sega.

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Le bizzarre scelte di Sega, come quella di tagliare il bonus già apparso nella versione Xbox (rappresentato dall'intero secondo capitolo della serie) o il non dotare THOTD III di un qualcosa "in più" di quanto già visto su console, relegano questo terzo episodio al destino di gioco "nato morto". Impossibile trovare un solo motivo d'interesse (se si eccettuano i collezionisti e i feticisti dei railing shooter), per sborsare i quasi 30 eruo richiesti da Sega per portarsi a casa un gioco di cui si può aver ragione in poco meno di un'ora.