Recensione Terminator Salvation

Salvatevi, almeno voi.

di Tiscali News
E' un periodo chiaro/scuro per Terminator. Sul grande schermo la serie partorita dalla geniale mente da James cameron sembra conoscere una seconda giovinezza grazie a Salvation e all'ottima interpretazione di un Cristian Bale/John Connor finalmente adulto e perfettamente calato nel suo ruolo di leader. Le brutte notizie arrivano invece dal piccolo schermo, dove Terminator sembra non riscuotere la stessa fortuna: oltre alla cancellazione della serie TV dopo due sole stagioni (non propriamente eccellenti), si aggiunge anche il disastroso risultato di questo spin off alla cui guida si siedono i ragazzi di GRIN, reduci da un periodo di super lavoro, avendo portato su schermo anche titoli come Wanted e Bionic Commando, entrambi con risultati non certo esaltanti. Pur non riprendendo esattamente i contenuti presentati su pellicola (Il videogioco infatti si svolge vent'anni prima gli eventi narrati nel film), Terminator Salvation ci presenta comunque lo stesso mondo devastato dalla guerra tra umani e macchine, subito dopo il famigerato “giorno del giudizio”.

Il gameplay proposto prende a piene mani dal repertorio visto in gran parte da titoli come Gears of War, a cui Salvation sembra ispirarsi in diversi passaggi. L'azione di gioco vive quindi di una parte dove il nostro personaggio e i suoi compagni di viaggio si spostano all'interno degli scenari, fino a raggiungere la successiva area dove si dovranno confrontare contro gli avversari. Tutto qui. Niente esplorazione, niente pathos, trama ridotta praticamente al lumicino e sbadigli praticamente dietro ogni angolo. In poche parole: Salvation non funziona. Non funziona lo stile di gioco che sebbene si modelli sullo stampino del titolone Epic non è capace di riportarne il ritmo sincopato e l'impegno richiesto al giocatore negli scontri a fuoco. Non funziona soprattutto l'intelligenza artificiale avversaria, sempre ingessata nei soliti pattern d'attacco che li vedrà praticamente esporsi ai nostri colpi senza applicare mai efficaci controffensive.

Lo schema in sostanza è questo. Spostamento dal punto A al punto B. Ci si sistema dietro i ripari sistemati ad arte sulla mappa e si attende l'arrivo delle macchine. A quel punto inizia lo scontro a fuoco vero e proprio, con le macchine che non tenteranno mai (e sottolineiamo il mai) di oltrepassare i vostri ripari ma rimarranno sempre al centro delimitata proprio dalla postazioni occupate da voi e dai vostri compagni di battaglia. Una volta individuato il punto debole del vostro nemico vi basterà bersagliarli a più riprese per averne ragione.

Una piattezza di fondo scoraggiante, che mette in secondo piano un sistema di copertura che poteva rappresentare una piacevole novità. Una volta “accomodati” dietro un riparo, il nostro personaggio potrà sparare al nemico in relativa sicurezza ma avrà comunque la necessità di spostarsi per colpirli nelle zone più sensibili. Spesso infatti per abbattere un nemico sarà necessario colpirlo in punti specifici, richiedendo quindi una certa elasticità nei movimenti, pur dovendo rimanere al riparo dai colpi avversari. Mantenendosi sempre attaccati al riparo e spostandosi lateralmente con lo stick sinistro, apparirà sullo schermo uno schema che ci permetterà di decidere su quale altro riparo dirigere nelle immediate vicinanze.

L'intelligenza artificiale praticamente nulla, renderà vano anche questo aspetto del gioco, dal momento che la staticità dei nemici, unita anche all'immortalità dei nostri compagni di viaggio, renderà schematico e noioso averne ragione. Come ormai di moda negli sparatutto degli ultimi anni il nostro protagonista non avrà bisogno di ricercare i classici medi-kit sparsi per i livelli, dal momento che gli basterà tirarsi fuori dallo scontro per alcuni secondi per recuperare appieno le forze. Sempre per stare al passo con la moda, saranno proposti alcuni livelli d'intermezzo dove a bordo di mezzi di trasporto dovremo respingere l'assalto delle macchine (chiamati anche “lavori in pelle” esattamente come in Blade Runner). Insomma, originalità pari a zero.

A peggiorare le cose c'è anche un comparto tecnico che prende di peso le console nextgen e li riporta alla generazione precedente proponendo un level design approssimativo e che ripropone in pratica sempre lo stesso schema per affrontare il nemico, con soluzioni tecnologiche assolutamente al di sotto degli standard qualitativi a cui siamo abituati in questi ultimi anni. Modellazione dei personaggi piuttosto spigolosa e piatta (addirittura rozza se parliamo dei nostri comprimari) e texture impastate e basiche che  contribuiscono a dare un senso di “piattezza” visiva su cui pesa anche una quasi totale mancanza di effetti speciali. A contribuire la sensazione di “old gen” c'è anche da rimarcare la totale assenza della modalità multi giocatore, se si eccettua una antesignana e ingenua modalità in split screen, assolutamente trascurabile.

Riequilibra in parte le sorti del comparto grafico la buona direzione artistica che rappresenta uno scenario post-apocalittico credibile e angosciante e un doppiaggio inglese che in alcuni passaggi riesce a sottolineare la drammaticità della situazione.  Insomma, non c'è un solo motivo per consigliarvi Terminator Salvation. Brutto da guardare, ancora meno da giocare, il titolo GRIN è quasi un insulto alla saga, che comunque non ha mai conosciuto chissà quali fortune in formato videoludico. Anche i fan della saga non troveranno buone argomentazioni per affrontare un gioco da “una botta e via” , capace di esaurire il suo appeal nell'arco di sei ore, per poi essere rimesso (per sempre) sullo scaffale a prendere polvere. Fatevi un favore: statene alla larga.

4
Dopo il recente X-men The Origins ci eravamo quasi illusi su un possibile nuovo corso per i Tie In cinematografici. Maturi, ben realizzati, divertenti, tecnologicamente avanzati. Speranze spazzate via da Terminator Salvation. Un prodotto mediocre sotto tutti i punti di vista e assolutamente trascurabile anche per i più affezionati estimatori della guerra tra macchine e umani. Salvatevi almeno voi.