Recensione Tales of Berseria

Velvet va in cerca di vendetta su Steam

di Davide Tognon
Immaginate il classico prologo da gdr giapponese, ambientato in un villaggio bucolico, dove la vita quotidiana trascorre in quiete ed armonia. Quindi un avvenimento, solitamente tragico, irrompe come un fulmine a ciel sereno; in conseguenza, un ragazzo intraprenderà un viaggio di formazione alla scoperta del mondo. L'inizio di Tales of Berseria non si discosta da questo modello, se non per un particolare fondamentale: al posto del giovanotto di buon cuore, il ruolo di protagonista spetta a Velvet, una fanciulla segnata dalla tragedia e costretta a subire la trasformazione in demone. Velvet è mossa da un inarrestabile desiderio di vendetta e non esita ad eliminare qualunque ostacolo si frapponga fra sé e il proprio obiettivo. Il buonismo spicciolo "da jrpg" viene dunque messo da parte, per lasciare spazio ad una condotta apparentemente senza scrupoli, dove il fine giustifica i mezzi.

Questo atteggiamento dell'eroina (anzi, dell'anti-eroina) è più interessante delle tipiche ingenuità che il genere ci ha abituato a vedere in passato e indubbiamente più truce; tuttavia, l'atmosfera del gioco non si può certo definire dark. Ciò perché la spietatezza degli intenti è totalmente mitigata dal consueto comparto di comprimari con la battuta pronta, le consuete amenità infantili, i soliti siparietti lieti con una spruzzata di buoni sentimenti: insomma, tutte quelle piccole trovate che ci si aspetta da una produzione ruolistica nipponica. Inoltre, accanto al lato duro di Velvet viene mostrato anche quello umano e la sua sofferenza spinge lo spettatore ad empatizzare con lei. Come se non bastasse, una delle cutscene più crude è stata editata per la release occidentale e resa molto meno esplicita. La discutibile decisione è dettata da esigenze di rating ESRB, si tratta però dell'unica modifica apportata rispetto alla versione del Sol levante.

Sebbene l'orientamento morale della protagonista denoti una certa originalità, la struttura narrativa e la maturità delle tematiche non si discostano significativamente dai canoni dei rpg giapponesi. La storia, che ovviamente ha un andamento lineare, viene raccontata attraverso una molteplicità di strumenti: vignette, sequenze video con grafica in-game e filmati anime realizzati ad hoc. Le vicende si svolgono in un mondo fantasy formato da un arcipelago di isole, sulle quali ha sede l'impero di Midgard, la cui esistenza è seriamente messa in pericolo dai demoni. La minaccia viene fronteggiata dagli esorcisti, una sorta di ordine religioso che, acclamato come salvatore dell'umanità, gode di grande consenso popolare ed esercita una decisa ingerenza nella gestione del potere.

Gli esorcisti devono la loro forza ai Malak, una razza di spiriti ridotta in schiavitù e sfruttata a mo' di arma in battaglia. Come si intuisce, per raggiungere la propria meta Velvet e compagni dovranno scagliarsi contro l'ordine costituito. In questa sede non si anticiperà altro, per non rovinare il piacere della scoperta. Ambientazione e intrecci possono lasciare un sapore di già visto sul palato di chi ha familiarità col genere in questione, ma riescono efficacemente ad intrattenere in virtù del carisma di Velvet e di un party di personaggi a dir poco eterogeneo: fra gli altri, menzioniamo ad esempio un samurai e una maghetta. Il cast, azzeccato nonostante le differenze dei vari componenti, indugia in continue conversazioni che contribuiscono ad arricchire il background di Berseria. Nota a margine: per coloro privi della pazienza necessaria a sorbirsi tutti gli intermezzi, i dialoghi secondari sono opportunamente skippabili.

La serie Tales of ha la prerogativa di abbinare la struttura tradizionale del RPG giapponese ad un battle system con un'indole marcatamente action e Berseria non fa eccezione. Si è già detto della storia lineare; parimenti, l'esplorazione prosegue lungo un binario per la prima ventina di ore circa, quindi si apre a poco a poco, consentendo di viaggiare fra le isole a bordo di una nave. Gli ambienti si possono grossomodo suddividere in due categorie. In primis le città, dedicate naturalmente all'interazione con gli npc, dove si riconoscono i consueti punti d'interesse: il venditore di oggetti/equipaggiamenti, il bar che funge da punto di ritrovo, l'immancabile alberghetto in cui trascorrere una notte per la modica somma di 100 denari.

Al difuori dei centri abitati troviamo aree di ogni sorta, popolate dai mostri: radure, grotte, boschi, spiagge ecc... In questa seconda tipologia di luoghi, durante la fase esplorativa, ci si imbatte in singole creature che girano per la mappa. Se vi si entra in contatto, inizia una battaglia contro un gruppo random di nemici. Questo sistema, adottato ormai da tempo dai Tales, è nettamente preferibile agli sfiancanti incontri casuali e consente convenientemente di evitare confronti indesiderati, perché eludere i mostri vaganti è semplicissimo. Si può altresì scegliere di affrontare due o più gruppi per volta, innalzando il tasso di sfida e di conseguenza la ricompensa ricevuta.

Berseria pullula di item da raccogliere, riconducibili a quattro archetipi: gli oggetti generici, le piante, i forzieri, le sfere Katz (che a loro volta servono ad aprire scrigni speciali, dai quali escono puerili esseri gattiformi). Non fosse abbastanza, ognuno di questi item si respawna nella medesima posizione dopo un certo lasso di tempo (sì, anche i forzieri, si riempiono di nuovo!). Una tale sovrabbondanza di contenuti da raccattare è deleteria, perché tutte le location sono semplicemente sature e si ha l'impressione di trascorrere la maggior parte del tempo a setacciare ogni angolo visitabile, in una continua e futile ricerca.

La fase di combattimento si compie entro un'area circolare. Il giocatore controlla un solo personaggio su un massimo di quattro, ma può impartire comandi agli altri tre o switchare da un pg all'altro in qualsiasi momento.

Il comportamento degli alleati guidati dalla CPU viene prestabilito con l'apposito menu Strategia: ad esempio, si può comandare un atteggiamento aggressivo, oppure obbligare ad applicarsi al supporto dei compagni. Le indicazioni strategiche non scendono nei minimi dettagli, ma si dimostrano versatili e funzionano bene. Gli attacchi di base, arti marziali o magie elementali, constano di una successione di quattro colpi. Per ogni colpo sono selezionabili quattro alternative (quattro, come i tasti frontali del pad), per un totale di sedici mosse settabili a piacere. Ci sono poi le super, ossia le arti di sfondamento, nonché le super "ancora più super", vale a dire le arti occulte.

Il parametro fondamentale che regola il battle system è la barra delle anime: ogni pg parte di default con tre anime e può averne da una a cinque. E' consentito effettuare combo della medesima lunghezza del numero posseduto. Determinate azioni (come uccidere un nemico o stordirlo) possono far aumentare o diminuire tale numero. Questi accorgimenti esigono una certa accortezza tattica, specialmente durante gli scontri più impegnativi. L'idea è resa benissimo dalle meccaniche dell'arte di sfondamento, che infligge un quantitativo ingente di danni e può danneggiare più bersagli contemporaneamente. Tuttavia, essa può venire scatenata solo se si dispone di almeno tre anime e impone di sacrificarne una. Ciò implica che nel proseguio della lotta tutte le combo saranno di un colpo più corte, a meno che non si recuperi un'anima. Ma non solo: anche gli attacchi dei nemici sono disciplinati dal medesimo sistema e, quando si usa un'arte di sfondamento, l'anima persa viene guadagnata da chi ha subito l'offensiva. Per farla breve: se si aggredisce un boss con un'arte di sfondamento gli si fa più male, ma in compenso esso riceve un'anima in più, che può servirgli per lanciare una super devastante (con cui magari oneshotta uno o più membri del party).

Le dinamiche fin qui descritte sono solo alcune delle molteplici sfaccettature che caratterizzano il combattimento, che quindi per certi versi gode di notevole profondità, ma per altri risulta decisamente meno rifinito. Pensiamo al movimento, effettuabile a piacere in tutte le direzioni entro l'area circolare. Tanta libertà di manovra determina una facilità di evasione dai mostri e di aggiramento ai quali l'IA non riesce a far fronte. Inoltre, il sistema di inquadrature fatica a star dietro agli spostamenti e provoca una notevole confusione quando lo schermo è affollato di nemici, con la necessità costante e fastidiosa di ruotare la telecamera.

Anche l'impianto degli attacchi di base è più superficiale di quanto appaia a prima vista: invece di settare sedici mosse specifiche e concatenarle seguendo uno schema più o meno complesso, risulta molto più immediato predisporre una serie di combo per ogni tasto, a seconda dell'attributo elementale delle magie, quindi utilizzare la serie più indicata (premendo un unico tasto a ripetizione) a seconda della debolezza dell'opponente. Così si rischia di scadere in un becero one button smashing; si sente davvero la mancanza di un ulteriore fattore, di qualcosa che incentivi l'utente ad assumere un approccio più creativo.

Una volta riposte le armi nei foderi, ci si può abbandonare ad una piccola serie di attività collaterali assolutamente non indispensabili e, perlopiù, semplici, ma non per questo meno divertenti. Fra i minigame offerti da Bandai Namco spicca un card game, le cui carte raffigurano gli interpreti dei precedenti Tales. Pecca un po' di essenzialità ma, se ci si lascia prendere la mano, tira una partita dietro l'altra.

La difficoltà è selezionabile fra diversi livelli, nonché variabile in qualunque frangente nel corso dell'avventura. A chiunque abbia un minimo di dimestichezza col videoludo si consiglia calorosamente di optare per il livello più elevato, che risulta comunque tutt'altro che proibitivo. Le alternative più basse propongono un tasso di sfida terribilmente blando, che impedisce di godersi le battaglie. Anche in Berseria ritorna il multiplayer atipico e collaudato dei Tales: altri tre giocatori, in locale, possono impersonare un alleato ciascuno per partecipare alla fase di combattimento. Non si è vincolati ad un singolo personaggio: si può infatti sostituire con uno di riserva durante lo scontro, il che rende il multi un po' più movimentato.

Il sistema di comandi permette di scegliere fra il gamepad e l'accoppiata mouse+tastiera. Testato con un controller Xbox 360, il sistema si è dimostrato convincente in ogni situazione, com'era lecito aspettarsi da un titolo nato su console.

Passando al versante grafico, va ammesso che Berseria non stupisce. Naturalmente il gioco gira a 1080p e 60fps e supporta la risoluzione 4k, sebbene in upscaling. I modelli dei personaggi principali e della maggior parte dei mostri, così come le relative animazioni, sono ben realizzati. Gli sfondi invece lamentano una generale carenza di poligoni e texture eccessivamente sgranate, fardello che viene probabilmente trascinato dallo sviluppo congiunto con la versione Playstation 3.

Lo stacco qualitativo fra ciò che viene mostrato in primo piano e quello che sta dietro è molto, molto netto e sgradevole. Valgono considerazioni analoghe anche in campo prettamente estetico: i componenti del party, seppur in maniera molto eterogenea, sfoggiano uno stile ricercato che è perfino possibile ritoccare con cambi d'abito ed accessori. Il vestito strappato di Velvet, che strizza smaccatamente l'occhio al fanservice, può piacere o non piacere, ma non si può negare che sia frutto di un certo lavoro di design. Se si osserva un edificio della città, o qualsiasi altro elemento dello sfondo, invece, si nota solo una generica impronta fantasy-medievaleggiante, comune ad innumerevoli produzioni ruolistiche ed abbastanza anonima. Meritano invece un plauso gli intermezzi anime, realizzati appositamente per narrare la storia.

Il sonoro è tutta un'altra musica. Per prima cosa, sottolineamo la libertà di scelta fra il doppiaggio originale e quello inglese. Le voci in lingua anglosassone svolgono il loro mestiere degnamente, sono intense e credibili al punto giusto. Ma il giapponese sta ad un livello superiore, in particolare se si è abituati a guardare anime sottotitolati. Seppure non si capisca mezza parola, in virtù del doppiaggio nipponico ogni sfumatura, ogni emozione è resa in maniera più vivida. Ciascun personaggio acquisisce una sua precisa identità e l'immersione ne beneficia enormemente. Le melodie ascoltate in sottofondo non saranno memorabili, ma riescono a ricreare l'atmosfera appropriata, come quando ad esempio conferiscono enfasi alle battaglie. Gli effetti sonori rientrano nella norma, ma si rivelano sorprendentemente utili nella gestione della barra delle anime.

Prima di concludere, occorre riportare un bug molto grave che affligge la versione PC: per qualche oscuro motivo, gli alleati guidati dalla CPU si limitano a compiere un singolo attacco, quindi indietreggiano e continuano così, senza effettuare alcuna combo. Per fortuna, tramite una procedura relativamente semplice, si può porre un rimedio artigianale alla magagna, altrimenti il titolo sarebbe quasi ingiocabile. Sembra giusto pretendere che Bandai Namco intervenga tempestivamente con una patch correttiva.

Tirando le somme, chiunque sia in cerca di un RPG giapponese di stampo tradizionale, con Tales of Berseria va sul sicuro. Sono presenti tutti gli elementi che si possono desiderare: una storia classica con un tocco di originalità, un cast accattivante, un mondo da esplorare a lungo, una pletora di oggetti, equipaggiamenti e potenziamenti da cercare, boss opzionali, minigame e chi più ne ha, più ne metta. Il vero biglietto da visita è però il battle system, di cui solo una piccola parte è stata descritta in questa sede per ragioni di sintesi. Esso è apprezzabile per il buon ritmo e le svariate opportunità che offre nelle sue multiple articolazioni, ma soffre di problematiche che lo rendono un po' troppo superficiale. Il che è un peccato, perché questo difetto impedisce di ambire all'eccellenza ad un gioco che, per mole di contenuti e qualità degli stessi, merita molta considerazione.

8
Berseria è l'ultimo esponente di una serie, quella dei Tales of, iniziata nel lontano 1995 su Super Nintendo. Nonostante la popolarità riscossa dalla creatura Namco, la saga è rimasta a lungo esclusiva delle console ed è approdata soltanto in tempi recenti su PC e Steam. Quest'ultima incarnazione del brand si innesta nel solco dei suoi predecessori, forte di una struttura rispettosa della tradizione unita ad un battle system al passo con i tempi, seppur lungi dall'essere perfetto. La versione PC si trascina dietro qualche limite tecnico derivante dalla controparte console e qualche bug in attesa di sistemazione, ma rappresenta lo stesso una scelta valida.