Recensione Superbike 2000

di Tiscali News
L’umana imperfezione è una realtà quotidianamente palpabile, che si rende videoludicamente più evidente quando si deve rivisitare un prodotto già di per sé perfetto o giù di lì. In effetti più di un cattivo pensiero gravava su una serena valutazione di Superbike 2000: innanzitutto l’ottima qualità del primo episodio rendeva un’impresa ostica riuscire ad ottenere dei concreti passi in avanti. In secondo luogo si temeva che la politica aziendale della EA potesse contagiare anche la Milestone costretta per contratto ad aggiornare il suo prodotto con seguiti su seguiti realizzati al pari di un mero data disk. Dopotutto sono bastati pochi minuti di gioco per capire che il team nostrano non si è affatto seduto sugli allori confezionando, ancora una volta, un titolo dall’estremo spessore: semplicemente la migliore simulazione a due ruote

Il primo Superbike ha avuto dei meriti riconosciuti all’unanimità: oltre ad un motore grafico impeccabile (anche se non dotato del famoso effetto casca-mascella) l’ottimo prodotto poteva contare su una fisica comportamentale ai limiti della realtà che introduceva di fatto la prima vera simulazione nell’ambito motociclistico. Questo immenso punto di forza veniva poi accompagnato da altri elementi sia sostanziali che marginali che globalmente non hanno potuto che accrescere lo spessore di un titolo leggendario. Nel programmare la versione 2000 Milestone ha dovuto quindi tener conto del suo stesso prodotto come nemico primario, l’avversario da battere, una filosofia che si è concretizzata nel rifacimento totale (e sottolineo totale) di ogni comparto, dalla grafica alle routine fisiche alla IA. In questo modo il rischio di produrre un software che fosse alla stregua di una patch che correggesse le lacune che pure Superbike accusava, è stato ridotto al minimo

Antonio Farina in primo luogo ha più spesso sottolineato come l’approccio stesso alla simulazione sia ormai cambiato, eliminando di fatto la modalità arcade che, diciamocelo, nella prima edizione era del tutto superflua, né garantiva un allenamento per i principianti: ignorava ogni comportamento reale riproducendo le sensazioni di un coin-op d’annata che stonava comunque in un contesto di tale perfezione. La prima differenza che salta all’occhio è quindi l’annullamento dell’opzione arcade, sostituita invece da una gara veloce dove iniziare a performare le prime, esilaranti cadute. La simulazione è quindi l’unica vera vocazione del prodotto Milestone e viene raggiunta attraverso più livelli. Il primo momento è quello che rende protagoniste tutte le impostazioni ciclistiche: poter modificare a piacimento ogni singolo bullone della propria moto è croce e delizia di tutti gli amanti delle due ruote. Laddove il primo Superbike richiedeva una laurea in ingegneria per poter comprendere appieno ogni minima modificazione dell’assetto di guida, adesso ogni menù è stato semplificato nelle denominazioni e supportato da finestre grafiche che mostrano come effettivamente potrebbe cambiare l’attitudine della moto nelle varie circostanze. Ma semplificazione non è sinonimo di superficialità, solo di intuitività, rendendo più facili le cose ai neofiti ma garantendo un ampio parco di possibilità a chi con le moto ci vive. In molte simulazioni precedenti però il cambiamento dei parametri non risultava determinante, non consentiva quei radicali cambiamenti che un aspirante meccanico si aspetti da tanto lavoro passato a customizzare la moto. Alla Milestone invece hanno fatto molta attenzione a rendere effettive in pista tutte le modifiche apportate, fattore che si va ad intrecciare col secondo momento simulativo: la fisica comportamentale. Il primo Superbike poteva vantare una fisica assolutamente reale che prendeva le distanze dalle misture semi-arcade proprie delle produzioni sia precedenti che successive. Delle routine al limite della perfezione che tuttavia addolcivano alcune delle più frustranti esperienze di cadute reali a favore della giocabilità. Così com’era, sarebbe potuta rimanere invariata. Ma ad Antonio Farina non è bastato. Ogni singola riga di codice è stata riscritta per avere un comportamento ancora migliore anche se, a conti fatti, le cose cambiano di poco. La sensazione di guida è la medesima del precedente e questo non va preso come un difetto, anzi. Tuttavia la guida appare lievemente più razionale e meno nervosa, a patto di avere una moto ben congegnata. Poteva capitare nel precedente episodio che la due ruote si imbarcasse o scodasse senza che il giocatore potesse rendersi conto di errori di guida che, a volte, non c’erano neanche. Ora invece una rigida sequenza di causa-effetto regola ogni accadimento stradale e nulla è dato al caso. Una caduta avrà delle ragioni al quale il pilota può risalire accorgendosi di un errore effettivo: in poche parole la moto risponderà attentamente ai comandi da voi esercitati

Il livello simulativo può comunque essere variato agendo sui parametri di gioco, i classici aiuti sia nelle frenate che nelle traiettorie o nell’aderenza più o meno reale, e comunque a livelli graduali così che sempre gradualmente si potrà apprendere ogni tecnica di guida. La confidenza della moto va maturata necessariamente passando per i vari stadi intermedi visto che, giocando al massimo livello simulativo, la guida risulta tanto ostica e difficoltosa da far patire anche i campioni dell’originale Superbike (memorabile la figuraccia rimediata dal prode Lorenzo "Kant" Antonelli in agonia con un joystick difettoso e sotto gli occhi interdetti dell’illuminante Farina, in quel degli uffici Milestone). Tuttavia poter capire l’errore commesso riesce ad amplificare la sfida a dispetto della frustrazione che mai fa capolino nei meandri inconsci del cervello fluttuante del giocatore. Si raccomanda comunque una periferica adatta, senza la quale il controllo può risultare problematico. Un buon joypad è allora d’obbligo lasciando stare nella maniera più assoluta sia la tastiera che il joystick

Il terzo livello simulativo è dato dalla rappresentazione grafica, il modo in cui tutto questo ben di Dio viene posto sui vostri monitor. Molti di voi ricorderanno di Superbike modelli un tantino spigolosi, anche se il motore era nel complesso solido ed efficace. Chiunque si sarebbe aspettato un potenziamento dell’originale engine, ma la cocciutaggine di Farina ha fatto in modo che tutto il codice venisse riscritto da capo. Ci ritroviamo di fronte a un apparato grafico senza precedenti, il più alto esponente del fotorealismo. Le texture hanno un dettaglio ed una profondità assolutamente incredibile, ed ogni moto può contare su tutti i veri sponsor che riempiono la carena. La moto, a sua volta, è costruita con un improbabile numero di poligoni tale da rendere perfettamente visibili anche i dischi dei freni. I cerchi delle ruote non sono delle texture ma dei poligoni indipendenti, così come il cruscotto può contare su acceleratore e freni che si muovono realmente, dettaglio questo riscontrabile nella visuale in soggettiva. Per non parlare dei piloti: le tute sono state riprodotte fedelmente ma quello che più stupisce è il dettaglio dei volti che appaiono dalla visiera del casco e differenti per ogni pilota. La pista è stata costruita facendo uso di una moltitudine di servizi fotografici che potessero fornire anche il più piccolo particolare, compresa la vegetazione. Il bad clipping è inesistente e l’orizzonte visivo si estende per chilometri interi. Il tutto scorre fluido anche se, in alcune fasi, i rallentamenti si fanno evidenti disturbando un poco l’azione di gioco. La mole di lavoro è enorme ed è naturale che alcune incertezze saltino fuori. Tante sono le chicche che in ogni momento lasciano stupito il giocatore incredulo: anche le più banali delle cose, come asfalto o cordoli, sono realizzate in maniera tutt’altro che ordinaria, arricchite da una magnificenza estetica che fanno dei grafici di Superbike 2000 dei veri artisti. E la tecnica accompagna sapientemente il gusto, come testimoniano le animazioni dei piloti, create con la tecnica del Motion Captutre, che lasciano letteralmente di stucco. L’analisi tecnica termina con una valutazione positiva anche per il comparto audio, che si avvale dei protocolli di audio 3D posizionale EAX e Aureal 3D

Un aspetto importante della simulazione è sicuramente quello ricoperto dall’intelligenza artificiale, più volte criticata in sede di valutazione del primo Superbike. Gli avversari erano infatti troppo lenti nelle curve, oltre a tener conto solo delle traiettorie e non del giocatore umano. Fortunatamente adesso sarà difficile poter passare in curva il pilota gestito dalla CPU che appare molto più sicuro, anche se continua, in alcune circostanze, ad andare addosso alla moto del giocatore qualora ostruisca una traiettoria. Apprezzabili gli incidenti, che possono verificarsi anche in situazioni completamente estranee al player umano che potrà liberamente usufruirne per trarne evidenti vantaggi

L’ultimo momento di cui si compone la simulazione è la riproduzione dell’intero ambiente Superbike. Le moto disponibili sono le copie identiche di quelle che realmente gareggiano nel campionato, ed oltre ai team ufficiali sono stati riprodotti anche quelli privati. Per ogni pista sono poi stati riportati tutti i dettagli possibili, dalla storia alle statistiche

Da tutta questa mole di lavoro non può che trasparire una cura maniacale per ogni aspetto ed una solida base per il futuro. Altre release si susseguiranno dopo questa targata 2000 anche se, francamente, migliorare l’attuale versione appare agli occhi dell’innocente redattore un’impresa dura e ardua. Ma, d’altronde, è con questo spirito di diffidenza che mi sono apprestato a provare Superbike 2000: ormai averi dovuto capirlo, dalla Milestone ci si può aspettare davvero tutto.

A parte qualche lieve indecisione tecnica nel comparto grafico (leggi rallentamenti occasionali), sinceramente non si riesce a trovare un solo difetto in Superbike 2000. Migliorare il primo episodio era impresa ardua, e ben facilmente Farina & Co. si sarebbero potuti limitare ad un update soltanto marginale. Ma, evidentemente, siamo di fronte a dei veri professionisti che amano il loro lavoro e che trattano ogni creatura in maniera seria ed impegnata: un capolavoro assoluto che solo Milestone stessa potrà superare. Con Superbike 2001.