Recensione Splinter Cell: Pandora Tomorrow

di Giuseppe Schirru

1"

Il buio è la sua arma vincente, la silenziosità il suo lasciapassare, la pistola, per le situazioni più a rischio, il passepartout. Parliamo di Sam Fisher, e quando si parla di lui sono d'obbligo due considerazioni: l'uomo ombra è tornato, Metal Gear Solid trema sempre più. Dal primo episodio pare che nulla sia cambiato. Sam si è fatto solo più brillante e preciso sia nelle animazioni che nelle movenze. Eppure qualcosa cattura il giocatore, e c'è qualcosa di nuovo nell'aria. L'ostentazione pomposa dei giochi di luce che tende ad impressionare chi guarda, mette subito in chiaro che ancora una volta il dualismo luce-buio ha predominanza su tutto, che la via seguita è la stessa intrapresa già dal precedente episodio e che MGS sta al cinema di fantascienza quanto Splinter Cell a quello d'azione, che poggia le basi sulla fantapolitica di Tom Clancy e tenta di stupire lo spettatore non con le trovate da baraccone, ma con una simulazione stealth vera, reale. E affrontata in questi termini, l'Indonesia non è certo una passeggiata.

Ci siamo lasciati alle spalle la parentesi georgiana, il copione è diverso così come anche il giocatore, ora pronto ad un'avventura più tosta. Ce lo dimostra l'IA dei nemici riveduta e corretta, come anche il livello di difficoltà, oggettivamente più alto. Eppure Pandora Tomorrow parla lo stesso linguaggio del precedente capitolo, solo in modo più raffinato e sapiente. La situazione richiede ancora una volta il nostro intervento: la scintilla si accende in Indonesia, presso l'ambasciata americana di Timor Est, dove un gruppo di guerriglieri ha fatto irruzione tenendo in ostaggio decine di cittadini americani. Quella del capo dei terroristi, Suhadi Sadono, non è una semplice operazione isolata e disorganizzata, ma è solo il principio di un ambizioso piano per un attacco agli Stati Uniti mediante l'uso di armi biologiche. In una così complicata situazione politico-militare torna in scena Sam Fisher, inviato a Timor Est per incontrare un'agente della CIA, un contatto infiltrato nell'ambasciata americana. Tutto ha inizio da qui...

Una presentazione in fmv, qualche spezzone di telegiornale che ci mostra la situazione odierna e via, si parte. La trama vanta ancora una volta la firma di Tom Clancy, e concorre non poco a ricreare il potere immersivo del prequel,che in Pandora Tomorrow risulta elevato a potenza. La sensazione è quella di trovarsi dentro il gioco, con l'oscurità che diventa tangibile e noi un tutt'uno col pad, che anche stavolta recita benissimo la sua parte con una mappatura pressoché perfetta. Giocando, manca un po' di poesia: non c'è spazio per le "grandi giocate", ma bisogna rimanere coi piedi per terra visto che anche il minimo errore potrebbe compromettere l'esito della missione, e noi siamo una pedina sacrificabile. A maggior ragione il ritmo è adesso più lento e ragionato: riflessione, colpo d'occhio, intuizione e silenziosità, nonché un pizzico di pazienza sono le qualità richieste al giocatore, in un gioco che punta si sull'azione, ma prima di tutto sul ragionamento.

Difatti è meglio usare prima la testa che le armi, viste le numerose possibilità offerte dagli stage che presentano un level design praticamente perfetto e dove ogni situazione può essere affrontata in più varianti. In questo senso ci viene in aiuto il parco mosse rinnovato che propone ora una versione perfezionata della spaccata ammirata nel primo capitolo (ed attraverso la quale potremo raggiungere appigli più alti) e la possibilità di prendere in mano l'arma in nuove condizioni, per esempio quando appesi con le gambe ad una trave o durante la discesa di un muro tramite corda. Ancora più spettacolare risulta infine la piroetta Swat, utile per passare velocemente da un muro all'altro con un acrobazia veloce e sinuosa. Le nuove abilità del protagonista serviranno anche a contrastare un rinnovato equipaggiamento da parte del nemico. Alcuni terroristi saranno equipaggiati con occhiali per la visione notturna o torce, per stanare anche le spie più celate.

La struttura di gioco è rimasta totalmente invariata rispetto al primo Splinter Cell. Il gioco è ancora suddiviso in livelli articolati a loro volta in sottolivelli e checkpoint nei quali ci è data la possibilità di salvare. I livelli sono raccordati tra loro da filmati in fmv di discreta fattura, che alternano fasi immediatamente precedenti alla missione a spezzoni di telegiornale che continuano a tenerci informati sulla situazione politico-militare che fa da sfondo alla vicenda. Tornando al discorso difficoltà, la situazione non è semplice nemmeno per il giocatore più smaliziato, catapultato in un' accozzaglia di situazioni sapientemente mixate in modo da lasciare spaesati e perplessi dinnanzi la via da seguire. La libertà d'azione, per quanto circoscritta entro un ambito ristretto, è sicuramente più elevata rispetto al primo episodio: oltre a un controllo scrupoloso dell'ambiente circostanze, prodigo di appigli ed espedienti per eludere i nemici, ci viene incontro il nostro arsenale (quando utilizzabile), il lancio di oggetti o un fischio per insospettire le guardie. In parecchie occasioni prima ancora di muovere un passo sarà necessario impugnare il binocolo e scrutare nei minimi particolari la zona alla ricerca di eventuali pericoli costituiti da nemici, telecamere, mine, laser e quant'altro. Ovviamente, vista anche la natura del gioco, il più delle volte la strategia più corretta è la furtività, muoversi nell'ombra e in assoluto silenzio per aggirare i pericoli e cercare di risparmiare munizioni.

Benché a primo acchito il gioco trasudi perfezione in ogni passaggio, alcune "sviste", per quanto inezie al cospetto di un gameplay che definire ben realizzato sarebbe riduttivo, ci sono e come tali vanno segnalate,. Queste sviste riguardano l'IA dei nemici, che per quanto migliorata rispetto al precedente capitolo soffre di alcune imperfezioni, con le guardie che a volte si dimostrano poco accorte. Tecnicamente parlando, pur con alcune riserve che solo i più pignoli potrebbero notare, siamo di fronte ad un capolavoro, giudizio estendibile a tutta la sfera audiovisiva. L'elaborato sistema di illuminazione dinamica non è certo una vuota esercitazione di stile, ma sta alla base del gameplay che, come detto poc'anzi, vanta una solida intelaiatura. Il sistema di telecamere, praticamente perfetto in ogni circostanza, dà modo di affrontare l'avventura nel migliore dei modi. I tocchi di classe si sprecano, a partire dal sistema di luci che pare aver subito una discreta evoluzione, con il perfezionamento degli elementi già presenti e l'introduzione delle torce e dei night vision goggles nell'equipaggiamento nemico, alla penombra del tramonto tra la vegetazione della foresta indonesiana, fino agli squarci di luce forniti dai lampi durante un acquazzone.

Un'evoluzione che tra l'altro ha contaminato anche i personaggi, le cui animazioni risultano ancora più curate come anche le texture che li compongono, fino ad arrivare alle strutture poligonali decisamente più convincenti. Nessuna radicale rivoluzione, ma modifiche mirate atte ad impreziosire un gioco che già nella sua prima apparizione fece gridare al miracolo. Un prodigio superato in questa versione, in virtù anche di ambientazioni più appaganti e scenari mozzafiato. Il movimento della vegetazione, con le piantine di marijuana che assecondano i movimento leggiadri di Sam spostandosi al suo passaggio ha dell'indescrivibile, come anche la gestione dei fluidi o alcune chicche con le quali raggiungere la paralisi mascellare o, nei casi più estremi, l'estasi mistica. Effettivamente si registrano alcuni minimi difetti che però non intaccano minimamente il giudizio finale. Questi riguardano l'eredità del primo Splinter Cell, ovvero le compenetrazioni di poligoni in casi molto rari e la fluttuazione dei piedi sulle scale, come se Fisher si muovesse su una invisibile rampa parallela agli scalini. Anche il reparto audio non è da meno, con una colonna sonora composta da Lalo Shifrin e due doppiatori d'eccezione, l'ormai famosissimo Luca Ward nei panni di Sam Fisher e Morgan in quelle del suo antagonista Suhadi Sadono.

Tirando le somme, siamo di fronte all'ennesimo capolavoro da parte di Ubi Soft, che è riuscita a superare il predecessore in virtù di miglioramenti strutturali e di una grande novità, la modalità multiplayer che tratteremo in modo più approfondito nello speciale ad essa dedicato. Da Gamesurf è tutto.

8
Al ritmo spedito e lineare dell'opera di Hideo Kojima si contrappone il capolavoro Ubisoft, che lascia da parte le tendenze cinematografiche del designer nipponico e si butta più sull'avventura vera: il risultato finale è un maggiore senso di coinvolgimento, dove la tensione si taglia a fette mentre, nascosti nel buio, la sentinella ci passa di fianco. Molto più curato, quanto a stile, spessore di gioco e finezze, Pandora Tomorrow è un seguito che conferma il valore del prequel, qua superato in virtù di miglioramenti tecnici e strutturali. L'ennesimo capolavoro da parte di UbiSoft che si dimostra sempre più vicina al rango dei grandi, con Nintendo e Sega che pian piano discendono il piedistallo. Da avere.